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SCUOLA/ Esiste il modo di valutare "in tempo reale" il lavoro dei docenti

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Il fatto che esista una divergenza inconciliabile tra la finalità dell’insegnamento accademico con quella del sistema formativo, di educazione e istruzione è stata bypassata, nel silenzio assoluto. Questa è la causa scatenante il male della scuola.

Bisogna infine rigettare con forza l’idea che il controllo nasca per giudicare e tenere al guinzaglio gli insegnanti. Al contrario: esso rappresenta l’orizzonte verso cui muovere al fine di riqualificare e ridare dignità al lavoro scolastico.
 
Considerazione conclusiva. Quanto scritto illumina lo scenario su cui si svolge il dibattito conoscenze vs competenze: i programmi degli istituti tecnici contemplano, tra gli argomenti di studio, concetti, principi e forme d’organizzazione.

I fatti dimostrano che, nonostante tali tematiche siano affrontate e approfondite in aula, la dottrina dell’organizzazione è rimasta al mero livello acquisitivo/descrittivo: la problematicità della strutturazione del servizio scolastico non è stata percepita, affrontata, risolta. Nei POF, infatti, non c’è traccia degli adempimenti relativi a “L'organizzazione e la programmazione della vita e dell'attività della scuola” (TU 297/94) e alla progettazione organizzativa (DPR 275/99).



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COMMENTI
28/10/2010 - I dipartimenti ed il "contesto" (Sergio Palazzi)

Caro Maranzana, le questioni sollevate sono molte. Vorrei centrarmi su una: la logica di un dipartimento come strumento di programmazione/controllo efficace. Sono convinto che questi strumenti valgano quanto vale la struttura dell'istituzione in cui sono inseriti, ovvero vanno bene se già la scuola funziona bene, sotto una direzione sicura e propositiva, e viceversa: il famoso discorso che certe cose sono utili solo quando non ce n'è bisogno. Vediamo un caso di riflessione. In una scuola la maggioranza dei docenti di un certo dipartimento è legata ad una didattica improduttiva, antiquata, goffa. Per dire di quel che conosco, i prof di chimica del biennio di chimica ti fanno imparare le sette preparazioni dei sali, gli acidi di Arrhenius e i semplici e doppi scambi. Ergo, lo studente odierà per la vita una cosa che chiama chimica (senza sapere che quella roba lì è morta cent'anni fa e che la chimica vera è tutt'altro), riportando sistematicamente valutazioni basse tranne per i secchioni acritici e accondiscendenti. Un ristretto numero di docenti del dipartimento sostiene che buon senso e valutazione dei risultati imporrebbero di cambiare. Se il dipartimento lavora a maggioranza o comunque a chi fa valere di più il suo peso, come va a finire? Se vogliamo possiamo parlare delle manie insiemistiche nella matematica, di quelle criticologiche nella letteratura, etc.: se il contesto è negativo, uno strumento che organizzi formalmente la logica del contesto rafforza le negatività.