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SCUOLA/ La parità? Dati alla mano, lo Stato avrebbe tutto da guadagnare

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Sulla base di questi risultati, nella fase successiva ci si è chiesti quali sarebbero gli effetti di un eventuale spostamento di questi studenti dalla scuola statale a quella paritaria. In particolare, ci si è focalizzati sugli effetti di tipo economico. In altre parole, poiché lo Stato spende una certa somma per l’istruzione di ciascuno studente iscritto in una scuola statale, a quanto ammonterebbe il risparmio per lo Stato nel caso in cui un certo numero di famiglie decidesse di iscrivere i propri figli nella scuola paritaria?

Si è così cercato di simulare gli effetto di tale spostamento, utilizzando i dati sulla spesa statale per studente (fonte MIUR), disaggregati per regione e grado scolastico, per simulare il risparmio possibile qualora le famiglie “target” optassero effettivamente per la scuola paritaria. Chiaramente, poiché non è possibile definire con certezza quanta parte della spesa per il singolo studente sarebbe effettivamente risparmiato a fronte della sua “migrazione” verso la scuola paritaria, per la presenza di elevati costi fissi delle scuole statali (es. retribuzioni del personale), si è ipotizzato che il risparmio ammonterebbe, mediamente, al 20% - in altri termini, per consentire un risparmio equivalente alla spesa statale per 1 studente, nella nostra ipotesi dovrebbero trasferirsi 5 studenti.


Inoltre, poiché i dati relativi alla singola città sono stati utilizzati per simulare gli effetti sull’intera regione di appartenenza (es. i dati di Padova per simulare gli effetti sul Veneto, e così via) si è adottata una ulteriore correzione dei dati. Dato che la presenza di scuole non statali paritarie è fortemente influenzata dalla densità di urbanizzazione di una certa area (es. tali scuole sono molto più presenti in contesti urbani), i risultati sono stati “corretti” per il grado di urbanizzazione delle Regioni italiane (fonte Istat).

I risultati indicano che il risparmio potenziale di spesa statale oscillerebbe tra lo 0,5% e il 2,5% della spesa statale attualmente destinata all’istruzione (l’oscillazione si riferisce al caso in cui si consideri l’effetto solo per gli studenti del primo anno di ogni grado, oppure all’insieme di tutti gli studenti iscritti). Chiaramente, tali vantaggi in termini di minore spesa pubblica potrebbero essere anche maggiori, se il risparmio effettivo per studente risultasse superiore al 20% della spesa statale di riferimento.



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COMMENTI
25/10/2010 - Lungo periodo (Emanuele Bracco)

Rimane il fatto che queste simulazioni sono vere solo nel lungo periodo, e in un periodo in cui si parla tanto di precari nella scuola e del loro riassorbimento, questo fattore non è certo secondario. Nel breve questi grandi risparmi non credo sarebbero così consistenti. Secondo me è (quasi) un approccio sbagliato questo: la parità non può passare nel cavallo di Troia della economicità, è una questione di giustizia e libertà prima che di economia; poi a conti fatti, quantomeno non genera maggiori esborsi, e quindi non è solo giusta ma anche fattibile.