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SCUOLA/ La parità? Dati alla mano, lo Stato avrebbe tutto da guadagnare

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In secondo luogo, il Ministero e/o gli altri soggetti interessati potranno utilizzare tale approccio per ampliare l’indagine sul campo ad altre aree geografiche, utilizzando informazioni più dettagliate a disposizione dei servizi statistici nazionali, e simulare in modo più capillare gli effetti di eventuali politiche favorevoli alla libertà di scelta. Infine, è bene rimarcare che i risultati preliminari ottenuti in questa ricerca esplorativa suggeriscono che il saldo tra contributi alle famiglie e risparmi per lo Stato potrebbe essere positivo, se adeguatamente concepiti.

Questo suggerimento dovrebbe essere almeno considerato e verificato dai policy-makers. Se, infatti, il 30% delle famiglie che vorrebbero iscrivere i propri figli alla scuola paritaria si trovano impossibilitate a farlo per ragioni di natura economica, è bene che la politica provi ad immaginare possibili soluzioni ed interventi. L’esperienza lombarda del Buono Scuola prima, e della Dote Scuola oggi, sembra dunque rivolta ad affrontare un problema realmente esistente.



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COMMENTI
25/10/2010 - Lungo periodo (Emanuele Bracco)

Rimane il fatto che queste simulazioni sono vere solo nel lungo periodo, e in un periodo in cui si parla tanto di precari nella scuola e del loro riassorbimento, questo fattore non è certo secondario. Nel breve questi grandi risparmi non credo sarebbero così consistenti. Secondo me è (quasi) un approccio sbagliato questo: la parità non può passare nel cavallo di Troia della economicità, è una questione di giustizia e libertà prima che di economia; poi a conti fatti, quantomeno non genera maggiori esborsi, e quindi non è solo giusta ma anche fattibile.