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SCUOLA/ E se ora Berlusconi mettesse la parità nella sua riforma fiscale?

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“Una vera libertà di scelta tra scuola paritaria e pubblica è possibile”: così iniziava il suo servizio sulla presentazione della ricerca un commentatore televisivo; “Per lo Stato risparmio garantito”, titolava un quotidiano a tiratura nazionale.

Slogan o realtà? Queste affermazioni mettono la lente di ingrandimento su quanto la ricerca La scelta delle famiglie per la scuola paritaria: un punto di vista economico, può essere capace di dar vita ad una nuova stagione di confronto e di dibattito capace di avviare un percorso politico e legislativo virtuoso verso il compimento della legge di parità 62 /2000.

La ricerca, commissionata prima dell’estate del 2009, aveva un obiettivo fondamentale: “gettare un macigno” nello stagno immobile del dibattito politico sulla parità, un dibattito che anziché proseguire, dopo l’approvazione della legge, si è interrotto, con il risultato che i tre Governi successivi, nonostante i proclami elettorali, si sono limitati a mantenere uno status quo, che in termini di intervento economico significa un forte regresso, vista l’erosione del potere d’acquisto per l’inevitabile inflazione.

Alcuni cavalli di battaglia che abbiamo usato in questi anni nel serrato dibattito politico: libertà di scelta, libertà di educazione, parità quale diritto civile, abbattimento delle discriminazioni economiche, ancorché non ottenuti, sui media non fanno più notizia. Ecco perchè occorreva trovare un taglio di comunicazione diverso, per riattrarre l’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo politico e per eliminare, con dati di valore scientifico, alcuni preconcetti, alcune preoccupazioni, alcune valutazioni economiche sostanzialmente prive di fondamento.

Tommaso Agasisti, nel suo articolo pubblicato su questa testata, ha illustrato con dovizia di particolari le caratteristiche metodologiche della ricerca, i risultati e come potrà essere utilizzata quale strumento dalle Istituzioni interessate, MIUR e MEF in primis.



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