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SCUOLA/ Il caso della matematica: così le elementari rovinano i cervelli

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Qualsiasi genitore curioso dello sviluppo intellettuale di un figlio o di una figlia fin da quando iniziano a parlare può constatare come la serie dei numeri sia oggetto di un interesse sicuro da parte dei piccoli, che si compiacciono nel conoscere sempre più membri di quella curiosa fratellanza e si divertono nel vederli e nell’ascoltarli ovunque attorno a loro (a casa, per strada, nei giochi, a scuola, in televisione). Non solo. I bambini provano con impegno a contare e a rispondere alle domande aritmetiche (c’erano due autobus al capolinea, ne è arrivato un altro, quanti sono ora? Eravamo in tre al parco, se n’è andata Maria, in quanti siamo rimasti?) e se sbagliano cercano di capire, e quando capiscono l’errore sorridono e riprovano, e quando imparano qualcosa di nuovo gli occhi brillano.

 

Forse una delle innovazioni didattiche più notevoli portate dalla diffusione della scuola dell’infanzia negli ultimi decenni è rappresentata proprio dall’avviamento precoce dei bambini alle idee basilari della aritmetica e della geometria. Si tratta in fondo di mettere in pratica una impostazione che risale ai fondatori, Pestalozzi e Frobel, il quale scriveva nel 1826, a proposito dei pargoletti non ancora scolari: «mediante lo svolgimento e il perfezionamento della capacità numerativa, si allarga nel bambino la cerchia della sua conoscenza, il mondo della sua vita, ed un bisogno essenziale della sua interiorità, un ardente desiderio del suo spirito rimane soddisfatto con tale svolgimento».

 

 

Gli strumenti teorici per poter realizzare con i bambini questa intuizione pedagogica sono arrivati alcuni decenni dopo, con le ricerche dei matematici, che hanno analizzato la «ricca messe di verità propriamente aritmetiche alle quali i nostri primi maestri fanno in seguito appello come a qualcosa di semplice, evidente e dato dall’intuizione interna» per dirla con il matematico tedesco Richard Dedekind. Così oggi possiamo avvicinarci al punto di vista del bambino sulla ricerca di precisione insita nel contare e nelle parole che usiamo a questo scopo; e siamo in grado di capire meglio su quali basi poggi la sua confidenza con la regolarità di questa lunga, infinita, fila dei numeri, una fiducia che gli rende possibile esplorare e affermare con sicurezza nuove conclusioni partendo dall’idea basilare di “successore” di un numero.



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COMMENTI
27/10/2010 - "Il fascino della matematica" (Anna Di Gennaro)

Questo il titolo di una indimenticabile lezione che James Hillman tenne al Convegno Milano Liberal del 2002 e alla quale parteciparono varie classi di studenti delle superiori, ignari del privilegio di un incontro storico avvenuto grazie all'impegno dei loro professori. Tuttavia il problema dell'insegnamento/apprendimento dell'area logico matematica nacque soprattutto a seguito della pubblicazione dei nuovi programmi normativi del 1985, ma anche dalla suddivisione delle aree di competenza tra due se non tre "maestri" a seconda del tempo scuola di appartenenza: tempo pieno o modulo. Non tutti si sentivano pronti ad occuparsi delle discipline scientifiche, previo accurato aggiornamento che avveniva "naturalmente" a pagamento e durante i fine settimana. Un vero e proprio salto di qualità rispetto la scuola part time, quella del mattino, che andava via via scomparendo. Ma più che "rovinare i cervelli", come "denuncia" il titolo, si tratta di tarpare le ali a chi è particolarmente curioso e ha sviluppato una delle intelligenze multiple, come descrive l'ampia letteratura di H. Gardner. In questo caso particolare si tratta dell'intelligenza logico-matematica che è l'abilità implicata nel confronto e nella valutazione di oggetti concreti o astratti e nella capacità di individuare relazioni e principi. La questione è quindi di aggiornamento continuo in itinere che favorisca la diffusione di una cultura specifica. Quella che dà spazio ai talenti e non li spengne prematuramente...

 
27/10/2010 - Formare, educare, istruire, insegnare, addestrare (enrico maranzana)

Lo scritto si sviluppa approfondendo la critica, avanzata in un precedente articolo, sulla sostituzione dei "programmi con contenuti" con "indicazioni di competenze". Trasferire tout court l’insegnamento accademico [l’ADDESTRAMENTO alle complesse procedure di scrittura e di calcolo] nella scuola dell’obbligo è come fare i conti senza l’oste. Il test di realtà fa evaporare la proposta: il lavoro delle maestre fornisce risultati lusinghieri nei primi anni della primaria, periodo in cui i bambini sono presi per mano e accompagnati nell’esplorazione del mondo, senza alcuna forzatura; la crisi appare in tutta evidenza quando le discipline irrompono e gli studenti sono chiamati a guardare il mondo con gli occhi altrui. I ragionamenti di laboratorio sono utili ma costituiscono solo una delle variabili della progettazione dell’insegnamento.