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SCUOLA/ Il caso della matematica: così le elementari rovinano i cervelli

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Questa impostazione guida oggi il lavoro di maestre e maestri in molte aule infantili del mondo, ed in particolare in paesi che, guarda caso, hanno una posizione di guida nella matematica e di conseguenza nelle tecnologie a base matematica a livello internazionale. In Francia, nella grande maternelle (5 anni) i bambini si esercitano contando i compagni, ad esempio mettendo i banchi a T, confrontandosi con i vari errori che comporta la realizzazione attiva - muovendosi, guardando, recitando le parole-numero - di una procedura di corrispondenza perfetta come è il contare, e avvicinandosi così ai paradossi e alle sorprese dell’astrazione matematica. In India, come in altri paesi emergenti, si fa leva sulla precocità infantile per anticipare ciò che prima corrispondeva alla scuola dell’obbligo, fino alle tabelline della moltiplicazione. Ma per trovare un approccio meno tradizionale basta scorrere il libro di matematica per la scuola dell’infanzia (grade K) scritto dalla statunitense Karen Fuson, pubblicato dalla casa editrice Houghton Mifflin e sostenuto da un progetto della National Science Foundation: esso mette in atto, ad esempio, interessanti idee sui vari valori del numero esplorati dai bambini (contare quanti biscotti ci sono nella scatola, capire l’ordine di arrivo di una gara, misurare una lunghezza, conoscere gli anni, calcolare una piccola spesa in dollari e cent, conoscere il numero di telefono o il numero delle scarpe).

 

L’attenzione al mondo della prima infanzia ha aperto così le porte a un’innovazione nell’insegnamento della matematica di portata epocale per migliorare l’apprendimento dei bambini e dei ragazzi nel seguito dell’istruzione obbligatoria. Si tratta, per usare l’espressione di Fuson, di fornire ai più piccoli occasioni di esperienza numerica, di progettare didatticamente queste occasioni per far emergere le risposte del bambino facendo leva sulla intuizione interna, che oggi possiamo descrivere sulla base della moderna conoscenza dei numeri naturali. Il suo carattere innovativo risiede nel fatto che proporre all’attenzione dei bambini più piccoli i numeri naturali, il calcolo mentale, il punto, la retta, la misura, la sfera, attraverso domande e problemi, scavalca necessariamente la tradizione del far di conto incentrata sulla pagina scritta (scrittura dei numeri e operazioni in colonna) e porta in primo piano i più profondi problemi filosofici della matematica : i concetti primitivi di “uno” e di successore di un numero, l’infinito dei numeri naturali, gli aspetti convenzionali del numero, la verità, l’errore.



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COMMENTI
27/10/2010 - "Il fascino della matematica" (Anna Di Gennaro)

Questo il titolo di una indimenticabile lezione che James Hillman tenne al Convegno Milano Liberal del 2002 e alla quale parteciparono varie classi di studenti delle superiori, ignari del privilegio di un incontro storico avvenuto grazie all'impegno dei loro professori. Tuttavia il problema dell'insegnamento/apprendimento dell'area logico matematica nacque soprattutto a seguito della pubblicazione dei nuovi programmi normativi del 1985, ma anche dalla suddivisione delle aree di competenza tra due se non tre "maestri" a seconda del tempo scuola di appartenenza: tempo pieno o modulo. Non tutti si sentivano pronti ad occuparsi delle discipline scientifiche, previo accurato aggiornamento che avveniva "naturalmente" a pagamento e durante i fine settimana. Un vero e proprio salto di qualità rispetto la scuola part time, quella del mattino, che andava via via scomparendo. Ma più che "rovinare i cervelli", come "denuncia" il titolo, si tratta di tarpare le ali a chi è particolarmente curioso e ha sviluppato una delle intelligenze multiple, come descrive l'ampia letteratura di H. Gardner. In questo caso particolare si tratta dell'intelligenza logico-matematica che è l'abilità implicata nel confronto e nella valutazione di oggetti concreti o astratti e nella capacità di individuare relazioni e principi. La questione è quindi di aggiornamento continuo in itinere che favorisca la diffusione di una cultura specifica. Quella che dà spazio ai talenti e non li spengne prematuramente...

 
27/10/2010 - Formare, educare, istruire, insegnare, addestrare (enrico maranzana)

Lo scritto si sviluppa approfondendo la critica, avanzata in un precedente articolo, sulla sostituzione dei "programmi con contenuti" con "indicazioni di competenze". Trasferire tout court l’insegnamento accademico [l’ADDESTRAMENTO alle complesse procedure di scrittura e di calcolo] nella scuola dell’obbligo è come fare i conti senza l’oste. Il test di realtà fa evaporare la proposta: il lavoro delle maestre fornisce risultati lusinghieri nei primi anni della primaria, periodo in cui i bambini sono presi per mano e accompagnati nell’esplorazione del mondo, senza alcuna forzatura; la crisi appare in tutta evidenza quando le discipline irrompono e gli studenti sono chiamati a guardare il mondo con gli occhi altrui. I ragionamenti di laboratorio sono utili ma costituiscono solo una delle variabili della progettazione dell’insegnamento.