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SCUOLA/ Il caso della matematica: così le elementari rovinano i cervelli

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Proprio l’esperienza matematica è l’aspetto didattico che rende possibile questa innovazione. Infatti, all’osservatore attento non può sfuggire il fatto che il mondo di oggi, così saturo di numeri e di geometria (numeri, codici, coordinate ovunque, nell’ambiente domestico, per strada, nelle stazioni dei treni, nei luoghi di divertimento, nei supermercati) contribuisce sia a svegliare l’interesse dei piccoli per la matematica, sia ad aumentare in modo stupefacente le loro capacità aritmetiche. Non si tratta di riproporre l’idea didattica ormai trita, per cui il bambino avrebbe bisogno sempre di scoprire da sé e avrebbe bisogno di compiere ogni passo nella via della conoscenza facendo leva sul concreto, cioè su ciò che può toccare o vedere.

 

Infatti, la matematica è proprio la via maestra grazie alla quale vediamo come la nostra mente interagisca con l’esperienza dei nostri sensi e vada oltre, partendo così dalla misura di oggetti reali per arrivare alla misura perfetta di oggetti ideali, astratti. Il bambino non si appiattisce sul concreto: ad esempio, una volta che ha pensato a tre-quattro caramelle riuscirà facilmente a rispondere alla domanda generale: quanto fa tre più uno? La sua relazione di intimità con i numeri progredirà muovendosi fra astratto e concreto, ma progredirà nella misura e con il ritmo delle occasioni di esperienza numerica.

 

La spiegazione di questo fatto risiede probabilmente in quella forma di conoscenza non razionale ma di “mimesis” tipica del bambino, che non fa ricorso cioè all’argomentazione e ai concetti generali, ma si basa sul “rendersi simile nella voce o nel gesto”: non si tratta di una banale imitazione ma di quel processo profondo di immedesimazione che vediamo all’opera nei giochi di “facciamo come se” delle bambine e dei bambini, ma che rappresentano una parte essenziale del modo in cui essi entrano nel mondo. La rilevanza pedagogica di questo aspetto è riproposta da un saggio di Gilberto Scaramuzzo (Paideia-mimesis, Anicia).



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COMMENTI
27/10/2010 - "Il fascino della matematica" (Anna Di Gennaro)

Questo il titolo di una indimenticabile lezione che James Hillman tenne al Convegno Milano Liberal del 2002 e alla quale parteciparono varie classi di studenti delle superiori, ignari del privilegio di un incontro storico avvenuto grazie all'impegno dei loro professori. Tuttavia il problema dell'insegnamento/apprendimento dell'area logico matematica nacque soprattutto a seguito della pubblicazione dei nuovi programmi normativi del 1985, ma anche dalla suddivisione delle aree di competenza tra due se non tre "maestri" a seconda del tempo scuola di appartenenza: tempo pieno o modulo. Non tutti si sentivano pronti ad occuparsi delle discipline scientifiche, previo accurato aggiornamento che avveniva "naturalmente" a pagamento e durante i fine settimana. Un vero e proprio salto di qualità rispetto la scuola part time, quella del mattino, che andava via via scomparendo. Ma più che "rovinare i cervelli", come "denuncia" il titolo, si tratta di tarpare le ali a chi è particolarmente curioso e ha sviluppato una delle intelligenze multiple, come descrive l'ampia letteratura di H. Gardner. In questo caso particolare si tratta dell'intelligenza logico-matematica che è l'abilità implicata nel confronto e nella valutazione di oggetti concreti o astratti e nella capacità di individuare relazioni e principi. La questione è quindi di aggiornamento continuo in itinere che favorisca la diffusione di una cultura specifica. Quella che dà spazio ai talenti e non li spengne prematuramente...

 
27/10/2010 - Formare, educare, istruire, insegnare, addestrare (enrico maranzana)

Lo scritto si sviluppa approfondendo la critica, avanzata in un precedente articolo, sulla sostituzione dei "programmi con contenuti" con "indicazioni di competenze". Trasferire tout court l’insegnamento accademico [l’ADDESTRAMENTO alle complesse procedure di scrittura e di calcolo] nella scuola dell’obbligo è come fare i conti senza l’oste. Il test di realtà fa evaporare la proposta: il lavoro delle maestre fornisce risultati lusinghieri nei primi anni della primaria, periodo in cui i bambini sono presi per mano e accompagnati nell’esplorazione del mondo, senza alcuna forzatura; la crisi appare in tutta evidenza quando le discipline irrompono e gli studenti sono chiamati a guardare il mondo con gli occhi altrui. I ragionamenti di laboratorio sono utili ma costituiscono solo una delle variabili della progettazione dell’insegnamento.