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SCUOLA/ Il caso della matematica: così le elementari rovinano i cervelli

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Ebbene, il rendersi simile a qualcuno (un adulto qualsiasi: un medico, un calciatore, un astronauta, un operaio) o immedesimarsi in qualsiasi situazione (una corsa, un acquisto) richiede al giorno d’oggi quasi sempre dei numeri. Se si osservano i bambini nella loro libera interazione, in un parco o a scuola durante la ricreazione, si renderà evidente quanto i loro dialoghi siano impregnati di numeri, anche numeri di pura “mimesis”, usati in modo erroneo aritmeticamente e per questo fonte anche di liti. È un dato di fatto che non riguarda soltanto i bambini di oggi o dell’epoca di Frobel: i moderni studi archeologici hanno rivelato che l’addestramento alle complesse procedure di scrittura e di calcolo degli scribi della Mesopotamia (le prime scuole) iniziava fra i cinque e i sette anni.

 

Gli addetti ai lavori, soprattutto in Italia, si chiederanno: ma non si era detto che il bambino prima dei sei-sette anni non può avere un’idea astratta di numero? In effetti, questa idea sostenuta da Jean Piaget ha avuto lungo corso a partire dagli anni ’50, portando alla convinzione che è inutile tormentare i bambini della scuola dell’infanzia con calcoli e problemi e che nella prima classe delle elementari occorre amministrare i numeri con la prudenza richiesta da una medicina tossica. In realtà da trent’anni gli stessi psicologi - spicca il lavoro della britannica Margaret Donaldson - hanno scovato i punti deboli degli esperimenti di Piaget e della sua collaboratrice Szeminska progettando controesperimenti che li hanno confutati, ma in Italia sembra che non se ne voglia prenderne atto.

 

Al contrario, nelle Indicazioni per la scuola dell’infanzia promosse dal ministro Fioroni - come non mancò di segnalare l’Unione matematica italiana - si è persa l’occasione di un sostanziale miglioramento rispetto al vuoto totale delle Indicazioni Moratti, inserendo comunque la matematica nel grande calderone dell’esperienza del mondo sotto diciture fumose del tipo “riflettere sulla misura, sull’ordine e sulla relazione”. Per tentare di farla finita con questo vero e proprio pregiudizio, quest’anno l’Unione matematica italiana ha promosso la traduzione di un vivace testo della Donaldson (Come ragionano i bambini, Springer) che risale al 1978! È da augurarsi che trent’anni di ritardo possano essere presto recuperati.

 

 



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COMMENTI
27/10/2010 - "Il fascino della matematica" (Anna Di Gennaro)

Questo il titolo di una indimenticabile lezione che James Hillman tenne al Convegno Milano Liberal del 2002 e alla quale parteciparono varie classi di studenti delle superiori, ignari del privilegio di un incontro storico avvenuto grazie all'impegno dei loro professori. Tuttavia il problema dell'insegnamento/apprendimento dell'area logico matematica nacque soprattutto a seguito della pubblicazione dei nuovi programmi normativi del 1985, ma anche dalla suddivisione delle aree di competenza tra due se non tre "maestri" a seconda del tempo scuola di appartenenza: tempo pieno o modulo. Non tutti si sentivano pronti ad occuparsi delle discipline scientifiche, previo accurato aggiornamento che avveniva "naturalmente" a pagamento e durante i fine settimana. Un vero e proprio salto di qualità rispetto la scuola part time, quella del mattino, che andava via via scomparendo. Ma più che "rovinare i cervelli", come "denuncia" il titolo, si tratta di tarpare le ali a chi è particolarmente curioso e ha sviluppato una delle intelligenze multiple, come descrive l'ampia letteratura di H. Gardner. In questo caso particolare si tratta dell'intelligenza logico-matematica che è l'abilità implicata nel confronto e nella valutazione di oggetti concreti o astratti e nella capacità di individuare relazioni e principi. La questione è quindi di aggiornamento continuo in itinere che favorisca la diffusione di una cultura specifica. Quella che dà spazio ai talenti e non li spengne prematuramente...

 
27/10/2010 - Formare, educare, istruire, insegnare, addestrare (enrico maranzana)

Lo scritto si sviluppa approfondendo la critica, avanzata in un precedente articolo, sulla sostituzione dei "programmi con contenuti" con "indicazioni di competenze". Trasferire tout court l’insegnamento accademico [l’ADDESTRAMENTO alle complesse procedure di scrittura e di calcolo] nella scuola dell’obbligo è come fare i conti senza l’oste. Il test di realtà fa evaporare la proposta: il lavoro delle maestre fornisce risultati lusinghieri nei primi anni della primaria, periodo in cui i bambini sono presi per mano e accompagnati nell’esplorazione del mondo, senza alcuna forzatura; la crisi appare in tutta evidenza quando le discipline irrompono e gli studenti sono chiamati a guardare il mondo con gli occhi altrui. I ragionamenti di laboratorio sono utili ma costituiscono solo una delle variabili della progettazione dell’insegnamento.