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SCUOLA/ Perché sulla parità un governo liberale diventa stalinista?

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Non si può più aspettare. Le condizioni per realizzare un sistema improntato ad una effettiva libertà di scelta educativa ci sono tutte, occorre solo il coraggio di dare seguito a ciò che i dati mostrano con evidenza come un bene dei cui frutti, già in questo tempo di crisi, potrebbero godere tutti.

Dati che, tra l’altro, si sono arricchiti di nuovi elementi, come spiega l’articolo di Roberto Pasolini uscito il 26 ottobre su ilsussidiario.net, scritto per raccontare gli esiti della ricerca Le scelte delle famiglie per il sistema paritario. Un punto di vista economico, che ha confermato una volta di più che i tempi sarebbero maturi per “una vera libertà di scelta tra scuola paritaria e pubblica”.

 

La domanda del titolo “E se ora Berlusconi mettesse la parità nella sua riforma fiscale?” appare legittima, anzi addirittura logica se pensiamo alle dichiarazioni che lo stesso presidente del Consiglio ha fatto presentando i 5 punti programmatici in vista della fiducia chiesta alla Camera, nonché dalle affermazioni del ministro Gelmini favorevoli a “predisporre uno specifico strumento legislativo che, mettendo al centro la famiglia, ne sostenga lo sforzo educativo attraverso un’adeguata fiscalità che possa consentire una reale libertà di scelta tra la scuola pubblica e privata”.

 

Del resto, se la matematica non è un’opinione, appare assolutamente insensato - e a maggior ragione in questi tempi di “vacche magre” - trascurare una possibilità di risparmio per lo Stato così consistente. La citata ricerca, presentata il 13 ottobre a Roma, lo conferma tra l’altro con ricchezza di dati non appena teorici, bensì desunti da ricerche sul campo. Certo, come ha scritto un lettore commentando l’articolo di Tommaso Agasisti del 25 ottobre (La parità? Dati alla mano, lo Stato avrebbe tutto da guadagnare) “la parità non può passare nel cavallo di Troia della economicità, è una questione di giustizia e libertà prima che di economia”; dopo anni di battaglie ci siamo convinti, tuttavia, che i valori “universali” della giustizia e della libertà, quando si tratta di declinarli nell’ambito dell’educazione/istruzione, per alcuni politici e cittadini non valgono più, o quantomeno restano del tutto astratti. “Quello che non passa per la testa e il cuore forse passa per lo stomaco”, ci siamo detti: se non si vuole realizzare la parità per il guadagno civile, sociale e umano, che è sicuramente la cosa più importante ma evidentemente non è abbastanza convincente, forse si farà per il mero guadagno economico, soprattutto ora che la crisi finanziaria preoccupa e spinge a cercare soluzioni.



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COMMENTI
03/11/2010 - Il sassolino nella scarpa /2 (Daniele Scrignaro)

Ieri ho inviato un commento in cui esprimevo, mettendo assieme alcuni fatti - presi da un articolo di due anni fa de IlSussidiario.net e dal non aver neppure corretto in dieci anni il termine "privata" nell'espressione "scuola paritaria privata" presente nella legge 62/2000 sulla parità scolastica -, l'evidenza che chi tira le fila di questa maggioranza non ha tra le proprie priorità la libertà di educazione. Quindi - sottinteso - non per questo mollare, ma almeno non abboccare più alle reiterate promesse da marinaio e comportarsi sapendo di avere a che fare con un meno peggio e non credendo di essere di fronte a un salvatore.

 
02/11/2010 - Sassolini nella scarpa? (Daniele Scrignaro)

L'evidenza c'è ben prima di quel rapporto dell'Agesc del 20007. E anche le promesse, puntualmente disattese. Oltre ad affrontare il problema con innumerevoli tagli "semplicistici" di ricaduta sulle ricche (!?) famiglie utenti della scuola paritaria, c'è traccia che quelle promesse erano consapevolmente menzognere. Se uno dice che soffre di mal di piedi e non può comperarsi morbide scarpe da centinaia di euro, è sicuro che se gli entra un sassolino nella scarpa se lo toglie (oppure ha detto balle). Nella legge 62/2000 sulla parità scolastica è utilizzata l'espressione "scuola paritaria privata": quel "privata" è ancora immodificata dopo dieci anni! E se Lupi et al. citati in www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=8895 chiedono: "Che manine e manone si muovono al ministero dell’Istruzione contro le paritarie?", stanno dicendo che altri sassolini non sono stati tolti. Dello stesso articolo è: "Ora … con una mossa di pirateria burocratica, è sparita l’ultima tranche di fondi per il 2008. … Chiediamo al ministro – concludono i deputati – di rimediare alla beffa e di punire i sabotatori": è, forse, successo?