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SCUOLA/ Perché sulla parità un governo liberale diventa stalinista?

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Così, dopo il dossier realizzato dall’Agesc, le associazioni di scuole paritarie hanno realizzato una nuova ricerca, con ulteriori dati che dovrebbero tranquillizzare anche i più riottosi:

- ben il 75% degli intervistati ha affermato che anche se la frequenza alla scuola paritaria fosse gratuita, continuerebbe a far frequentare ai propri figli una scuola statale. La preoccupazione per una “grande fuga”, dunque, non ha fondamento;

- tutte le simulazioni economiche presenti nella ricerca hanno evidenziato che, pur sostenendo finanziariamente la scelta della scuola paritaria, il saldo tra investimento e ritorno finanziario sarebbe sempre positivo. Dunque, non è affatto vero (ma sono anni che lo diciamo!) che “per finanziare la scuola paritaria bisogna sottrarre risorse alla scuola statale”. Anzi, si libererebbero consistenti risorse che andrebbero a vantaggio di tutti;

- una quota non irrilevante di famiglie (8,4%) sceglie la scuola statale costretta da vincoli economici: la battaglia per la parità - dal punto di vista della giustizia sociale - è quindi una battaglia innanzitutto a favore delle famiglie meno abbienti, e dunque non esistono davvero le obiezioni di chi non la vuole perché  “si favorirebbero le scuole dei ricchi”.

 

Basteranno questi dati? Devono bastare, perché oltre l’evidenza non si può andare. Chi ha il compito e la grave responsabilità di prendere decisioni politiche, ha ora in mano uno strumento in più, che ha la forza del rigore scientifico e che sfata falsi presupposti basati su prevenzioni ideologiche ed alibi di natura economica. Perseverare nell’attuale contrarietà nei confronti della libertà di scelta educativa significherebbe unicamente dare spazio ad una “patologia suicida” che non produrrebbe altro che gravissimi danni per tutti.

Noi siamo certi, però, che la ragionevolezza e l’evidenza di ciò che è giusto, alla fine, avranno la meglio. Ce lo auguriamo, per il bene intera società italiana.

 

 

 



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COMMENTI
03/11/2010 - Il sassolino nella scarpa /2 (Daniele Scrignaro)

Ieri ho inviato un commento in cui esprimevo, mettendo assieme alcuni fatti - presi da un articolo di due anni fa de IlSussidiario.net e dal non aver neppure corretto in dieci anni il termine "privata" nell'espressione "scuola paritaria privata" presente nella legge 62/2000 sulla parità scolastica -, l'evidenza che chi tira le fila di questa maggioranza non ha tra le proprie priorità la libertà di educazione. Quindi - sottinteso - non per questo mollare, ma almeno non abboccare più alle reiterate promesse da marinaio e comportarsi sapendo di avere a che fare con un meno peggio e non credendo di essere di fronte a un salvatore.

 
02/11/2010 - Sassolini nella scarpa? (Daniele Scrignaro)

L'evidenza c'è ben prima di quel rapporto dell'Agesc del 20007. E anche le promesse, puntualmente disattese. Oltre ad affrontare il problema con innumerevoli tagli "semplicistici" di ricaduta sulle ricche (!?) famiglie utenti della scuola paritaria, c'è traccia che quelle promesse erano consapevolmente menzognere. Se uno dice che soffre di mal di piedi e non può comperarsi morbide scarpe da centinaia di euro, è sicuro che se gli entra un sassolino nella scarpa se lo toglie (oppure ha detto balle). Nella legge 62/2000 sulla parità scolastica è utilizzata l'espressione "scuola paritaria privata": quel "privata" è ancora immodificata dopo dieci anni! E se Lupi et al. citati in www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=8895 chiedono: "Che manine e manone si muovono al ministero dell’Istruzione contro le paritarie?", stanno dicendo che altri sassolini non sono stati tolti. Dello stesso articolo è: "Ora … con una mossa di pirateria burocratica, è sparita l’ultima tranche di fondi per il 2008. … Chiediamo al ministro – concludono i deputati – di rimediare alla beffa e di punire i sabotatori": è, forse, successo?