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SCUOLA/ Io, maestra, vi racconto la mia piccola "rivoluzione" matematica

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Ogni nuovo ciclo scolastico riservava sorprese e spunti per iniziare: dalla linea (infinita) dei numeri disegnata in cortile alle proprietà delle operazioni, dai problemini sui fiorellini colti in giardino a quelli che avrebbero permesso a tutti di transitare alla scuola media sufficientemente attrezzati. Allo scopo si organizzavano vari incontri interdisciplinari di raccordo basati sulla stima e la fiducia reciproca. Era necessario esperire tutte le strategie necessarie all’adempimento completo della scuola dell’obbligo.

Quando nel 1985 vennero pubblicati e ci furono consegnati ufficialmente i nuovi programmi normativi, li scoprimmo decisamente molto più complessi e articolati rispetto ai precedenti. Occorreva cambiare registro in senso lato. L’equipe di esperti che aveva redatto quelle pagine aveva decretato la fine di un’epoca e ne prendemmo atto. Del resto l’aggiornamento è una costante di ogni professionista qualificato. Probabilità, statistica e informatica entravano ufficialmente a far parte del glossario normativo mentre il tempo scuola già cominciava a delinearsi più ampio.

Le sopravvenute esigenze di lavoro delle famiglie indussero a formare sempre più numerose sezioni a tempo pieno sino a prevalere in quasi ogni scuola. Unica alternativa di scelta per i genitori poco convinti dell’orario prolungato era il tempo modulo: tre insegnanti su due classi con due rientri settimanali pomeridiani. In tal caso le discipline venivano impartite da tre insegnanti. Un team liberamente scelto che si assumeva la responsabilità di lavorare condividendo cattedre e obiettivi educativi.

Conservo il libretto accuratamente sottolineato a matita. Per aiutarci nell’impresa si decise un primo autoaggiornamento attraverso l’ indispensabile lettura, lo studio e la condivisione delle parti meno chiare. Comprendere come organizzare le ore a disposizione pareva impossibile se comparate alla mole ivi descritta. Ci si preoccupò di organizzare seminari con vari esperti, ma occorreva impegnarsi maggiormente nonostante i mugugni e le prese di posizione nostalgiche. Personalmente, assieme a pochi altri, decisi di dedicare tempo e denaro all’aggiornamento continuo anche al di fuori dell’orario scolastico normativo.

I corsi si svolgevano annualmente  di sabato ed erano a pagamento, ma la posta in gioco  troppo alta. L’abbonamento alle maggiori riviste scolastiche non bastava più. Tuttavia non tutti potevano investire tempo, denaro ed energie intellettuali in aggiornamento. Col senno di poi, torno a perorare la causa dell’anno sabbatico per tutti i docenti di ogni ordine e grado, come avviene – obbligatoriamente ogni sette anni – negli USA.

 



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COMMENTI
30/10/2010 - Don Milani: all'origine del conflitto (enrico maranzana)

Indubbiamente "Lettera a una professoressa"” dovrebbe essere "ripassata periodicamente" anche per riflettere sullo spaesamento dei ragazzi chiamati a scrivere di edicole, oggetti da loro mai visti, di cui non possedevano la minima esperienza. Si tratta di una necessaria premessa alla comprensione delle ragioni e delle radici del conflitto conoscenze VS competenze: don Lorenzo Milani è stato mandato al confino (Barbiana era una parrocchia di montagna con pochi abitanti, sprovvista di luce e di acqua) per aver messo sotto la lente d’ingrandimento la situazione degli ultimi, di essersi permesso di denunciare ingiustizie e soprusi. Nel suo libro "Esperienze pastorali", ad esempio, utilizza elementari strumenti statistici per mettere in risalto le contraddizioni della società, scatenando l’ira dei potenti.

 
30/10/2010 - Il Paradiso perduto (Sabrina Sperotto)

"Ogni piccola storia, se ben raccontata arrichisce la "grande storia", recita una frase di Giorgio Cosmacini, storico della medicina. Questa frase l'ho appresa da un cardiochirurgo, un maestro di arte e metodo manuali. Quanti si ritroveranno in questo racconto tanto semplice quanto vero? I bambini sembrano i soli rimasti con un cuore puro, semplice ed hanno bisogno di semplicità per accendersi, tutti, per trovare tutti la loro strada verso il Paradiso. Una scuola che accenda il cuore e che non spenga le speranze di chi la vive. Ai grandi il compito di ritrovare quella semplicità che hanno perduta e che vale una rivoluzione, come quella descritta con semplicità toccante e con il cuore da Anna di Gennaro.