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SCUOLA/ Io, maestra, vi racconto la mia piccola "rivoluzione" matematica

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Proprio da lì giungeva la conferma di ciò che avevamo intuito strada facendo: ciascun bambino normodotato possiede alcuni talenti sui quali occorre far leva, direi quasi da “risvegliare”. La teoria delle intelligenze multiple di Howard Gardner dovrebbe indurre ad accurate riflessioni tutti coloro che si occupano e preoccupano di intercettare e valorizzare il punto di leva da cui partire, le predisposizioni innate, piuttosto che accanirsi sul tallone d’Achille del solito Pierino “poco attento alle spiegazioni”. Un atteggiamento mentale che ribalta le posizioni statiche di alcuni genitori, non solo di insegnanti poco informati. “Mio figlio è come me, non digerisce la matematica ma gli piacciono le lingue straniere”. Dubbie proiezioni dei propri desideri sull’innocente pargolo.

Da sempre l’ignoranza è la madre di parecchie sventure. Se molti scommettitori sapessero che il calcolo probabilistico serve per non illudersi di vincere puntando somme più o meno ingenti su un numero della lotteria che tarda ad uscire, già avremmo raggiunto uno degli obiettivi.  Dal 1996 nacque il gruppo di ricerca “Pensare in matematica” del dipartimento di Pavia, il cui referente scientifico era il prof. Mario Ferrari. Cominciò un’intensa attività di formazione e di raccordo con l’attiva realtà culturale del comune di Rozzano. Laboratori itineranti e confronto sulle attività soprattutto giocose – sia aritmetiche sia geometriche - portarono ad una fioritura di relazioni stabili sull’attività scolastica sempre più soddisfacente e ampia.

Altri interessanti input ci provenivano dall’Università Bicocca per quanto concerne le gare di logica. Problemi senza numeri la cui soluzione richiedeva maggior impegno e concentrazione di quanto non s’immaginasse e una forma mentis più duttile. Come da copione, i bambini stessi avevano molto da insegnarci. Divenire capaci di leggere e produrre grafici non era più un’impresa titanica mentre la capacità di comunicazione conseguente comportava buone capacità di analisi e sintesi dei dati.

L’uso della lingua scritta migliorava di pari passo come pure l’osservazione critica della realtà e l’interpretazione dei segnali provenienti dal mondo circostante. L’avventura della conoscenza nasce dalla curiosità di ogni bambino che incontra un maestro vero da seguire. Probabilmente anche il “ghibellin fuggiasco” l’aveva trovato. A giudicare dal bel libro di Bruno D’Amore: “Più che ‘l doppiar de li scacchi s’immilla. Incontri di Dante con la matematica”.



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COMMENTI
30/10/2010 - Don Milani: all'origine del conflitto (enrico maranzana)

Indubbiamente "Lettera a una professoressa"” dovrebbe essere "ripassata periodicamente" anche per riflettere sullo spaesamento dei ragazzi chiamati a scrivere di edicole, oggetti da loro mai visti, di cui non possedevano la minima esperienza. Si tratta di una necessaria premessa alla comprensione delle ragioni e delle radici del conflitto conoscenze VS competenze: don Lorenzo Milani è stato mandato al confino (Barbiana era una parrocchia di montagna con pochi abitanti, sprovvista di luce e di acqua) per aver messo sotto la lente d’ingrandimento la situazione degli ultimi, di essersi permesso di denunciare ingiustizie e soprusi. Nel suo libro "Esperienze pastorali", ad esempio, utilizza elementari strumenti statistici per mettere in risalto le contraddizioni della società, scatenando l’ira dei potenti.

 
30/10/2010 - Il Paradiso perduto (Sabrina Sperotto)

"Ogni piccola storia, se ben raccontata arrichisce la "grande storia", recita una frase di Giorgio Cosmacini, storico della medicina. Questa frase l'ho appresa da un cardiochirurgo, un maestro di arte e metodo manuali. Quanti si ritroveranno in questo racconto tanto semplice quanto vero? I bambini sembrano i soli rimasti con un cuore puro, semplice ed hanno bisogno di semplicità per accendersi, tutti, per trovare tutti la loro strada verso il Paradiso. Una scuola che accenda il cuore e che non spenga le speranze di chi la vive. Ai grandi il compito di ritrovare quella semplicità che hanno perduta e che vale una rivoluzione, come quella descritta con semplicità toccante e con il cuore da Anna di Gennaro.