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SCUOLA/ 50 studenti preparano la "rivoluzione" della scuola italiana: ascoltiamoli

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Perché in questa tempesta di parole, analisi, invettive, promesse, verbigerazioni rissose o frustrate che ad ogni inizio dell’anno provengono dall’universo scolastico, perché non dare la parola anche agli studenti? Non solo ai loro rappresentanti eletti in liste para-partitiche, non solo a quelli che giornalisti nostalgici spingono ogni anno sulla scena per recitare un nuovo improbabile ’68, non solo a costoro, ma anche ai ragazzi “normali”?

 

Ed è questo “l’uovo di Colombo” che ha messo sul tavolo degli scettici la Fondazione Intercultura, in collaborazione con Susanna Mantovani, docente di Psicopedagogia nonché Prorettore all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, organizzando una ricerca qualitativa intitolata La scuola che vorrei: la voce dei giovani. Che cosa dicono della scuola che hanno attraversato e quale scuola vorrebbero per i loro posteri e per il Paese?

 

Si tratta di una ricerca in divenire, costruita con un gruppo di 50 ragazzi di ogni parte d’Italia, che hanno lasciato la scuola da due anni, che hanno frequentato un anno all’estero in tutti i continenti, che frequentano il secondo anno di università. Dunque: insider/outsider del sistema, capaci per esperienza diretta di fare comparazioni tra i sistemi educativi, pur senza averli studiati. Insegnanti, opinionisti, esperti richiamano alla centralità dei ragazzi, magari per dire, in nome della “personalizzazione”, che occorre costruire con loro i percorsi di apprendimento.

 

Ma è raro che i ragazzi vengano interpellati su quale idea avrebbero di scuola, quasi che non fossero ritenuti in grado di esercitare un’autoriflessione non solo sui singoli contenuti, ma su strutture e logiche del sistema educativo, a partire dalla loro esperienza. Eppure, osserva un ragazzo, “sono tre anni che stiamo in pensiero per la scuola”! Due sintesi/sentenze emblematiche riassumono il tutto, una drastica, una più “ottimista”: “Abbiamo passato tanto tempo nella scuola, ma la nostra vita non era lì”; “La scuola italiana non sarebbe nemmeno tanto male... se solo funzionasse!”.

 

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COMMENTI
04/10/2010 - Interessanti ma intellettuali (alberto fornari)

Che il campione sia di 50 studenti che hanno intrapreso l'università condiziona totalmente l'indagine. Si tratta infatti di ragazzi che stanno costruendo il loro percorso attraverso lo studio in senso stretto, e infatti le loro idee sono interessanti in quel campo. Ma dobbiamo renderci conto che l'inciampo epocale della scuola italiana è che non apprezza adeguatamente il percorso che costruisce la persona attraverso l'attività pratica, la manualità, l'esperienza di "bottega". Un'immensa quantità di ragazzi soffre di questo e le idee dei 50 loro coetanei su come si potrebbe "studiare" non li sfiorano neppure. Se non si valorizza un'altra strada, questi ragazzi rimarranno sempre fuori e odieranno la scuola. E' possibile che nessuno se ne accorga?

 
04/10/2010 - Dove? (Paolo Fasce)

Le proposte emerse dal dibattito tra gli studenti sono interessanti e meritevoli di approfondimento. Dove sviluppare questi ragionamenti? In Commissione Cultura alla Camera? In Commissione Cultura al Senato? In qualche tavolo al MIUR? In qualche studio televisivo? In qualche rubrica giornalistica? In qualche salotto buono?

 
04/10/2010 - speranze (emilio molinari)

Quanto scrivono i "nostri" giovani sulla scuola è incoraggiante, chiunque abbia in questi anni provato a raccogliere le idee degli studenti si è trovato di fronte ad analisi spietate ma anche a proposte sensate. Come quelle descritte nell'articolo. I nostri politici come poco sanno dei treni dei lavoratori pendolari altrettanto poco sanno di ciò che avviene in classe e delle scuola o non vogliono sapere.La verità è che cambiare davvero il modo di insegnare, di vivere le ore di scuola, il riprendere a coltivare gli entusiasmi sopiti, le inclinazioni ed i desideri individuali presuppone una rivoluzione copernicana che mette al centro gli interessi della persona e non i vincoli posti dai gruppi sedimentati nei loro privilegi, dalle difese corporative e sindacali, dagli scontri tutti ideologici. Solo l'idea che delle discipline possano essere "opzionali" metterebbe in crisi la rigidità degli orari costruiti per tutto l'anno sui "desiderata" degli insegnanti nel pieno rispetto del "giorno libero" e mai veramente improntati ad un progetto didattico. Qello che suggeriscono i protagonisti della ricerca sarebbe da assumere come programma da chi cittadino, politico e sindacalista avesse davvero coraggio e interesse per una scuola attenta all'individuo nella sua staordinaria unicità ed irripetibilità.

 
04/10/2010 - Buone le intenzioni, rischiose le conclusioni? (Sergio Palazzi)

Il lavoro proposto è interessante e certo, nelle intenzioni, costruttivo. Mi incuriosisce anche perchè credo in progetti come Intercultura; riletta la sintesi e in attesa di vedere il lavoro completo, non riesco però a togliermi la sensazione di un naif un po' rischioso. E' un libro dei sogni quando definisce come dovrebbe essere un insegnante, in un altro mondo vedremo la maggioranza dei docenti corrispondere a quelle richieste, e le mamme tutte buone e belle nel loro mulino bianco. Ma altrove mi preoccupa: non solo sul "percorso comune" spostato troppo avanti, ma per la scelta dei "saperi comuni". Tolta la matematica, mancano i saperi "forti". Non puoi capire la storia contemporanea e nemmeno la geografia se non conosci la storia più antica. Spiegare l'ecologia a chi non abbia idea di chimica, fisica e biologia, o educare alla "cittadinanza e legalità" senza aver compreso le basi della responsabilità e del diritto, espone - come succede - ai tanti omini dalla faccia di burro che ti promettono balocchi, cuccagna e Nobel per la pace. D'accordo, e resto nel mio, che se la chimica fosse quella roba che si insegna a scuola, con quei programmi e quei libri, con docenti che praticamente non l'hanno mai imparata (come è stata e sarà sempre di più la regola nei licei), meno la si fa e meno si fa danno. Ma se non hai le basi culturali come costruisci un edificio che serva per il futuro? Rinviamo ancora tutte le scelte all'università, senza aver però dato gli elementi per scegliere?