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UNIVERSITA'/ Per cominciare occorre un nuovo inizio

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Nella nostra Facoltà le lezioni non sono ancora cominciate, nè cominceranno fino al prossimo 15 ottobre. Lo ha deciso la Preside di Scienze MM. FF. NN. a seguito della discussione avvenuta nella seduta del Consiglio di Facoltà del 29 settembre.

 

Tale rinvio è l’ultimo atto della protesta di molti ricercatori universitari che, a partire dall’aprile scorso, manifestano il loro dissenso in merito a due punti critici fondamentali attinenti al futuro dell’università. Il primo riguarda la ridefinizione della figura del ricercatore prevista dal disegno di legge attualmente in discussione alla Camera: esso rischia di porre su un “binario morto” gli attuali ricercatori a tempo indeterminato e di escludere un gran numero degli attuali dottori e assegnisti di ricerca dalla possibilità di accedere alla carriera accademica. Il secondo è relativo ai tagli alle risorse destinate all’università nell’attuale e nel prossimo anno accademico, stabiliti dalla legge finanziaria 133/2008.

 

Per far sentire la propria voce relativamente ai problemi segnalati e nella speranza di ottenere positive risposte, una larga maggioranza di ricercatori ha deciso di utilizzare come forma di protesta la rinuncia ai corsi loro affidati a titolo gratuito, che non rientrano nei compiti istituzionali. Tali insegnamenti hanno spesso contribuito a rendere ricca e qualificata l’offerta formativa dei nostri Corsi di Laurea negli ultimi anni. Le rinunce presentate, seppur legittime, causeranno lacune più o meno gravi all’interno dei piani didattici della nostra Facoltà. Dichiarandosi solidali –non solo con le ragioni, ma anche con le modalità della protesta –, numerosi professori associati e ordinari hanno richiesto all’interno degli organi accademici il rinvio dell’inizio delle lezioni, ottenuto nell’ultimo Consiglio di Facoltà.

 

 

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COMMENTI
06/10/2010 - bravi bambini (alessandra fedeli)

Mi spiace ma di fronte ad un atteggiamento di chiusura inaccettabile di un governo che mira soltanto allo smantellamento dello stato sociale, quindi anche dell'università pubblica, trovo giusto il ricorso a provvedimenti altrettanto drastici. E' inutili fare i bravi e ubbidienti bambini quando ti sfileranno comunque i diritti da sotto il naso. E parlo da studente.

 
06/10/2010 - "Corsi affidati a titolo gratuito" (Emanuele Bracco)

Sta di fatto che lo status quo e' lo sfruttamento dei ricercatori, il cui lavoro è fare ricerca, attraverso l'affidamento di corsi "a titolo gratuito", e questo non sta nè in cielo nè in terra. L'unica ragione per cui questi ricercatori accettano di essere (letteralmente) schiavi dei Consigli di Facoltà è la speranza che questo lavoro didattico gli assicuri un posto nella coda per diventare professori. E dato che le chiavi per diventare professori ce le hanno i professori stessi, ecco che siamo di fronte ad uno schiavismo volontario. Siamo di fronte a persone che magari non hanno tante pubblicazioni anche perchè i docenti più senior li hanno utilizzati come lavoro servile. Il problema esiste, e forse lo sciopero è l'unica arma che hanno in mano.