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UNIVERSITA'/ Per cominciare occorre un nuovo inizio

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Pur consapevoli della gravità della situazione e del difficile contesto in cui questo anno accademico ha inizio, non riusciamo a condividere la decisione presa sullo slittamento dell’inizio dei corsi:
a) tre settimane di ritardo comportano un danno non facilmente recuperabile rispetto alla organizza-zione dei semestri e delle sessioni d’esame, una riduzione del tempo a disposizione per presentare adeguatamente il contenuto dei corsi e per la preparazione degli esami;
b) la protesta, oltre che dannosa per gli studenti, rischia di essere anche drammaticamente contro-producente e inefficace, se si guarda con realismo alla tempistica del dibattito politico sui provve-dimenti legislativi che riguardano l’università oltre che al contesto politico generale;
c) una modalità di protesta che per difendere l’università lede fortemente la didattica e impedisce l’esercizio del diritto di insegnare e di imparare (che è il cuore stesso della vita universitaria) reca in sé una insanabile e profonda contraddizione.

 


È per questi motivi che in tutte le sedi istituzionali (dal Senato Accademico al Consiglio di Facoltà e ai Consigli di Coordinamento Didattico) abbiamo difeso la possibilità di tutti noi studenti di iniziare l’anno accademico.

 

 

L’estrema criticità del momento presente rende quanto mai necessaria una tempestiva decisione del Parlamento in merito al disegno di riforma (e all’interno di essa un più equo riconoscimento della situazione dei ricercatori a tempo indeterminato e dei giovani) insieme ad una chiara e sicura definizione, da parte dei Ministri Tremonti e Gelmini, delle prospettive di investimento nel sistema universitario. Come affermato dal nostro Rettore, in seguito all’ennesima ricalendarizzazione del DDL in Aula, prevista per il 14 ottobre, “serve un atto di responsabilità [delle forze politiche]. Fuori da ogni retorica, ne va davvero del futuro di questo Paese” (Corriere della sera, 4 ottobre).

 

 

Riteniamo d’altra parte che la presa di coscienza dei problemi che attualmente gravano sull’università può e deve essere l’occasione per riporre, nuovamente e in modo non retorico, la domanda sul valore dell’istituzione che così tenacemente cerchiamo di difendere. Solo da qui può nascere un tentativo di costruzione nel presente, a partire da quei punti di ricchezza che continuamente emergono all’interno di una comunità di docenti e studenti che liberamente studiano e ricercano, dando credito al proprio desiderio di verità.

 

 

Lista Aperta Obiettivo Studenti aderente al CLDS (Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio)
Facoltà di Scienze MM. FF. NN. dell’Università degli Studi di Milano



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COMMENTI
06/10/2010 - bravi bambini (alessandra fedeli)

Mi spiace ma di fronte ad un atteggiamento di chiusura inaccettabile di un governo che mira soltanto allo smantellamento dello stato sociale, quindi anche dell'università pubblica, trovo giusto il ricorso a provvedimenti altrettanto drastici. E' inutili fare i bravi e ubbidienti bambini quando ti sfileranno comunque i diritti da sotto il naso. E parlo da studente.

 
06/10/2010 - "Corsi affidati a titolo gratuito" (Emanuele Bracco)

Sta di fatto che lo status quo e' lo sfruttamento dei ricercatori, il cui lavoro è fare ricerca, attraverso l'affidamento di corsi "a titolo gratuito", e questo non sta nè in cielo nè in terra. L'unica ragione per cui questi ricercatori accettano di essere (letteralmente) schiavi dei Consigli di Facoltà è la speranza che questo lavoro didattico gli assicuri un posto nella coda per diventare professori. E dato che le chiavi per diventare professori ce le hanno i professori stessi, ecco che siamo di fronte ad uno schiavismo volontario. Siamo di fronte a persone che magari non hanno tante pubblicazioni anche perchè i docenti più senior li hanno utilizzati come lavoro servile. Il problema esiste, e forse lo sciopero è l'unica arma che hanno in mano.