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SCUOLA/ Innovare al Classico rispettando la tradizione? È possibile

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Riprendiamo da dove avevamo lasciato. Parlando dei licei classici, dicevamo della loro sostanziale tenuta in fatto di iscrizioni, del ridotto impatto sul loro assetto esercitato dalla riforma (accolto spesso con sollievo), del rischio di un immobilismo didattico, della crescente attesa educativa delle famiglie, della necessità che la cultura classica sia capace di “aggredire” il presente.

 

Impossibile, ovviamente, rispondere esaurientemente a tutte le questioni, e mi dichiaro pronto fin d’ora ai rimbrotti senum severiorum.

Proviamo almeno ad esaminare una di esse, e prendiamo le mosse dalla delicata, e non certo nuova, questione del valore della civiltà classica e di che senso possa avere (continuare a) studiarla.

Si può partire, giusto per non perdere di vista l’attualità, da quanto afferma, in proposito, la riforma Gelmini. Il “Profilo educativo culturale e professionale dello studente” (Allegato A del Regolamento), parlando del percorso del liceo classico dice che esso “favorisce l’acquisizione dei metodi propri degli studi classici e umanistici, all’interno di un quadro culturale che, riservando attenzione anche alle scienze matematiche, fisiche e naturali, consente di cogliere le intersezioni tra i saperi e di elaborare una visione critica della realtà”.  

 

Al fine di raggiungere tale obiettivo, il contenuto specifico degli studi classici non è certo insignificante, e il legislatore ne è ben conscio. A proposito del latino, ad esempio, le Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento, se da un canto ricordano il valore più propriamente strumentale dello studio linguistico, grazie al quale lo studente acquisisce “la capacità di confrontare linguisticamente, con particolare attenzione al lessico e alla semantica, il latino con l’italiano e con altre lingue straniere moderne, pervenendo a un dominio dell’italiano più maturo e consapevole”, in termini più ampiamente culturali, assegnano allo studente l’obiettivo di assimilare “categorie che permettono di interpretare il patrimonio mitologico, artistico, letterario, filosofico, politico, scientifico comune alla civiltà europea … confrontare modelli culturali e letterari e sistemi di valori … distinguere e valutare diverse interpretazioni”.

 

Continua

 

 

 



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COMMENTI
05/10/2010 - Motori avanti tutta! (enrico maranzana)

Il liceo classico "favorisce l’acquisizione dei metodi propri degli studi classici e umanistici" e, congiuntamente alle discipline scientifiche "consente .. di elaborare una visione critica della realtà". Ne consegue che lo studente, al termine del percorso scolastico, dovrà possedere la "capacità di ragionamento astratto, un habitus, un’attitudine formale che .. abiliti lo studente all’approccio con le diverse branche del sapere". I traguardi sono chiari, il passo successivo consiste nell’individuazione della strategia per il loro conseguimento. I regolamenti mostrano la strada maestra: l’attività di laboratorio. Questa consente al giovane di praticare i diversi metodi disciplinari (terreno comune a tutti gli insegnamenti): la consistenza di tale indicazione può essere apprezzata solo se si riflette sul fatto che, applicando i tipici metodi delle materie, si esibiscono comportamenti (competenze) da cui traspaiono le capacità e le abilità sottese alle sollecitazioni didattiche (frutto della prescritta progettazione, non dei libri di testo). Questa la strategia educativa che il Collegio dei docenti DEVE deliberare! Problema molto, molto diverso è quello posto dal "gusto per la lettura .. come risposta a un autonomo interesse": le spiegazioni sono inefficaci rispetto alla contemplazione del "bello". Un ambiente coercitivo (voto) ostacola lo sviluppo del "sentire".