BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Chiosso: serve un artigiano per vincere l'individualismo dei docenti

Pubblicazione:

lavoro_artigiano_maniR400.jpg

Non sono affatto un fautore della licealizzazione e non ho pregiudizi verso l’istruzione tecnica e professionale. Sono convinto che nel mondo del lavoro esistano potenzialità educative straordinarie che spesso in passato - e forse anche oggi - abbiamo poco valorizzato o limitato (sbagliando) agli studenti giudicati meno bravi secondo standard davvero discutibili. Il problema - visto in prospettiva educativa e pedagogica - sta nel modo in cui i saperi sono veicolati e fatti propri dall’allievo. Ci sono saperi cosiddetti “tecnici” che possono favorire livelli di coscientizzazione personale molto alta e ci sono saperi “umanistici” che subiscono il logorio della ripetitività e dello mnemonismo. Torno al punto iniziale: tutto è affidato alle mani di governa il processo di apprendimento e di acculturazione e lo sa gestire in modo personalizzato.   

 

Presumo allora che lei abbia qualche riserva sulle procedure di rilevazione di apprendimento. Non ritiene che la qualità dell’istruzione passi anche attraverso un rigoroso monitoraggio degli apprendimenti e del lavoro delle scuole? 

 

Oggi siamo in presenza di un’esagerata fiducia nelle prove obiettive di valutazione. La cultura della valutazione promossa dalle grandi campagne di rilevazione dell’Ocse si è tradotta nel nostro Paese nella convinzione che sia possibile migliorare la qualità scolastica ricorrendo a una massiccia dose di test e quiz di varia natura. Certamente sono stati compiuti in questo campo molti progressi e oggi disponiamo di strumenti più efficaci del passato. Il monitoraggio del sistema d’istruzione nazionale è certamente essenziale, ma dobbiamo stare attenti a non correre il rischio di confondere la rilevazione di un fenomeno con l’automatica soluzione delle criticità che esso manifesta.

 

E allora cosa propone?

 

È come se una persona fosse convinta di guarire misurando spesso il proprio stato febbrile. Il miglioramento della scuola può avvenire solo se le comunità degli insegnanti sono in grado di esaminare se stesse e di intervenire là dove si manifestano i punti più critici, se sono capaci di stabilire alleanze educative con la società civile, se creano reti di scuole con cui lavorare superando l’individualismo di scuola, se si va oltre quella specie di nicchia di “socialismo reale” (velenoso frutto sessantottino) secondo cui nella scuola tutti gli insegnanti sono uguali, hanno tutti lo stesso stipendio; e se una buona volta alle scuole è consentito di scegliere i docenti.    

 

Come si conciliano le legittime aspettative di un docente in termini di obiettivi e risultati con il rispetto delle inclinazioni individuali, dell’interesse della persona e in ultima istanza dell’altrui soggettività?

 

Continua

 

 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
07/10/2010 - proposta (Anna Di Gennaro)

Trovo interessante quanto emerge dall'intervista e condivido le argomentazioni del professore. I talenti di cui dispone ogni studente corrispondono alle note "intelligenze multiple" di cui la letteratura tratta ampiamente da anni. Esse vanno adeguatamente riconosciute, valorizzate e LIBERATE da insegnanti cor-responsabili e capaci di lavorare in equipe. Tuttavia l'eperienza di questi anni conferma l'urgenza dell'anno sabbatico allo scopo di aggiornare adeguatamente in itinere i docenti di ogni ordine e grado. Esattamente come avviene per i docenti universitari.

 
07/10/2010 - INTERESSANTE! (Gianni MEREGHETTI)

Interessanti e decisive le questioni poste nell'intervista con il prof. Chiosso. Io, che sono un badilante della scuola, mi permetto rilevare che tutto si gioca sulla personalizzazione, ma non come la intendono i più, bensì nella sua accezione vera. I più intendono personalizzazione come creazione di un percorso individuale, il che vorrebbe dire in una classe un professore ogni studente! Impossibile, infatti chi ritiene si debba personalizzare in questo senso finisce nello scetticismo più buio. Non si può! questo alla fine dice e prosegue il suo insegnamento senza aspettarsi nulla di nuovo. Invece personalizzazione significa che ciò che un insegnante insegna libera le energie di ogni studente e lo rende protagonista di un percorso di conoscenza tutto suo. Questa è la vera personalizzazione, che ciò che uno insegna apre la ragione dello studente alla realtà, lo fa appassionare alla bellezza della disciplina. E' una sfida quella della personalizzazione, e da quello che un insegnante mette in movimento si capisce il suo valore. Per questo la personalizzazione nasce dalla intensità e dalla capacità di sguardo che ogni insegnante ha per i suoi studenti, uno ad uno. Personalizza... chi guarda.

 
07/10/2010 - La visione sistemica è assente (enrico maranzana)

Quali sono le condizioni necessarie per concretizzare l’assunto: "Il miglioramento della scuola può avvenire solo se le comunità degli insegnanti sono in grado di esaminare se stesse e di intervenire là dove si manifestano i punti più critici"? Tra queste: la comunità degli insegnanti deve essere intesa come gruppo centrato sul compito, compito che deve essere esplicitato, puntualizzato, processualizzato. Senza un’esatta definizione del traguardo, l’individuazione dei "punti più critici" non è a portata di mano, è un rimando al mondo dei sogni. Nella scuola dell’apprendimento, in cui si pratica l’insegnamento personalizzato per far lievitare i talenti individuali, gli obiettivi sono unici per tutti gli insegnamenti: deve essere rigettata l’idea di scuola che "PRIMA DI TUTTO è un luogo di deposito di saperi ed esperienze che una generazione trasmette all’altra". Tale assunto, oltre a inchiodare il servizio al passato e a valorizzarne la parcellizzazione, contrasta con la finalità del sistema educativo di formazione e istruzione, finalità che DEVE essere perseguita utilizzando strumentalmente la conoscenza.