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SCUOLA/ Chiosso: serve un artigiano per vincere l'individualismo dei docenti

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Bisogna riconoscere che se è facile dire “personalizziamo l’insegnamento” è molto più complesso realizzare un piano di intervento “personalizzato” (che, beninteso, non vuol dire individualistico). Laddove la personalizzazione è in corso d’opera (Australia, Canada, Gran Bretagna, in qualche Stato degli Usa) essa è stata preceduta da molte sperimentazioni e simulazioni e soprattutto da imponenti campagne di formazione dei docenti. Credo che, didatticamente parlando - e cioè sotto il profilo dell’organizzazione delle classi, degli orari, ecc. - già oggi molte scuole italiane del ciclo primario si muovono nel solco della personalizzazione. Più complesso il problema appare a livello di scuola secondaria, ma neppure lì impossibile. Il fulcro della personalizzazione non sta tuttavia solo nelle procedure didattiche, bensì nella qualità del rapporto tra docente e allievo.

 

Lei allora vuol dire che la personalizzazione non è un fatto di organizzazione? Come riconoscere i “talenti” del singolo per “personalizzare” l’insegnamento?

 

Dico solo che i talenti (e ogni allievo, anche il meno bravo, è depositario di qualcuno) non si scoprono con un test e neppure si coltivano in modo impersonale. La personalizzazione si svolge insomma nella logica della bottega dell’artigiano e non attraverso la “produzione di massa”.

 

 



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COMMENTI
07/10/2010 - proposta (Anna Di Gennaro)

Trovo interessante quanto emerge dall'intervista e condivido le argomentazioni del professore. I talenti di cui dispone ogni studente corrispondono alle note "intelligenze multiple" di cui la letteratura tratta ampiamente da anni. Esse vanno adeguatamente riconosciute, valorizzate e LIBERATE da insegnanti cor-responsabili e capaci di lavorare in equipe. Tuttavia l'eperienza di questi anni conferma l'urgenza dell'anno sabbatico allo scopo di aggiornare adeguatamente in itinere i docenti di ogni ordine e grado. Esattamente come avviene per i docenti universitari.

 
07/10/2010 - INTERESSANTE! (Gianni MEREGHETTI)

Interessanti e decisive le questioni poste nell'intervista con il prof. Chiosso. Io, che sono un badilante della scuola, mi permetto rilevare che tutto si gioca sulla personalizzazione, ma non come la intendono i più, bensì nella sua accezione vera. I più intendono personalizzazione come creazione di un percorso individuale, il che vorrebbe dire in una classe un professore ogni studente! Impossibile, infatti chi ritiene si debba personalizzare in questo senso finisce nello scetticismo più buio. Non si può! questo alla fine dice e prosegue il suo insegnamento senza aspettarsi nulla di nuovo. Invece personalizzazione significa che ciò che un insegnante insegna libera le energie di ogni studente e lo rende protagonista di un percorso di conoscenza tutto suo. Questa è la vera personalizzazione, che ciò che uno insegna apre la ragione dello studente alla realtà, lo fa appassionare alla bellezza della disciplina. E' una sfida quella della personalizzazione, e da quello che un insegnante mette in movimento si capisce il suo valore. Per questo la personalizzazione nasce dalla intensità e dalla capacità di sguardo che ogni insegnante ha per i suoi studenti, uno ad uno. Personalizza... chi guarda.

 
07/10/2010 - La visione sistemica è assente (enrico maranzana)

Quali sono le condizioni necessarie per concretizzare l’assunto: "Il miglioramento della scuola può avvenire solo se le comunità degli insegnanti sono in grado di esaminare se stesse e di intervenire là dove si manifestano i punti più critici"? Tra queste: la comunità degli insegnanti deve essere intesa come gruppo centrato sul compito, compito che deve essere esplicitato, puntualizzato, processualizzato. Senza un’esatta definizione del traguardo, l’individuazione dei "punti più critici" non è a portata di mano, è un rimando al mondo dei sogni. Nella scuola dell’apprendimento, in cui si pratica l’insegnamento personalizzato per far lievitare i talenti individuali, gli obiettivi sono unici per tutti gli insegnamenti: deve essere rigettata l’idea di scuola che "PRIMA DI TUTTO è un luogo di deposito di saperi ed esperienze che una generazione trasmette all’altra". Tale assunto, oltre a inchiodare il servizio al passato e a valorizzarne la parcellizzazione, contrasta con la finalità del sistema educativo di formazione e istruzione, finalità che DEVE essere perseguita utilizzando strumentalmente la conoscenza.