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SCUOLA/ Gentili: c'è una "guerra di religione" che mette a rischio la riforma

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La funzione principale del concetto stesso di competenza è euristica: permette cioè al docente di individuare  - e di condividerla con lo studente - la ragione finale dei contenuti di apprendimento che mette in gioco, la progressione che li lega e la concorrenza dei saperi nella costruzione di un profilo culturale aperto a nuove esperienze di studio e di lavoro.

 

Molte scuole hanno infatti, con fatica e con risultati significativi, sperimentato l’importanza di una didattica per competenze. Tale didattica si basa sulle discipline, ma rinuncia a una visione nozionistica e enciclopedica del sapere. Trasmette il rigore delle conoscenze disciplinari, ma al tempo stesso fa interagire tra di loro le discipline, quelle letterarie, in primis, ma anche quelle scientifiche e quelle tecnologiche. Collega l’insegnamento ex cathedra alla didattica laboratoriale.

Anche l’alternanza scuola-lavoro favorisce il rafforzamento delle conoscenze disciplinari attraverso esperienze di studio in ambienti professionali.

 

La forza dell’istruzione tecnica è proprio il valore culturale del laboratorio. Culturale, non meramente addestrativo. Identico ragionamento vale per l’insegnamento delle discipline.

La programmazione multidisciplinare aiuta gli studenti a cogliere la complessità dei problemi e l’uso degli “organizzatori concettuali” fa dialogare le discipline scientifiche tra loro nella logica delle “scienze integrate”, senza rinunciare ai paradigmi epistemologici delle singole discipline scientifiche.

Mentre però la padronanza dei contenuti di una disciplina può essere facilmente verificata con un tema o un esercizio, la competenza sfugge spesso a forme di verifica tradizionali e può essere valutata solo alla fine di un percorso di studi o all’interno di una pratica lavorativa.

 

Rientra in questo percorso la necessità di realizzare attorno all’espressione “competenza” uno sforzo di sintesi dei diversi approcci culturali, che abbandoni una volta per tutte il vecchio preconcetto idealista che vuole la scuola legata all’otium e ben lontana dal negotium.

L’esperienza svolta nei 16 Istituti tecnici pugliesi, descritta nel volume La riforma degli Istituti Tecnici. Manuale di progettazione curricolare (AA.VV, Editori Laterza, 2010) fornisce una risposta convincente sul piano empirico alla “guerra di religione” (tanto fumosa quanto inconsistente) tra i sostenitori dell’individualismo didattico (“io insegno la mia materia e mi limito a seguire il programma”) e i sostenitori di una pretesa sostituibilità delle competenze al tradizionale insegnamento disciplinare.

 

Continua

 

 



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COMMENTI
08/10/2010 - I muri di gomma sono brutti ostacoli (Sergio Palazzi)

L'articolo andrebbe letto e commentato in collegio docenti quando si discutono senso e scopo della didattica. Ma siamo sicuri che la media dei docenti "voglia" seguire questo percorso? La riforma richiede di mettersi in gioco; di rivedere i motivi, prima ancora dei metodi della didattica. Questo è uno degli aspetti che, in una riforma che ha troppi difetti già più volte evidenziati, risulta più propositivo e innovativo: dato che il semplice voler introdurre degli elementi di buon senso e di consapevolezza risulta così innovativo da sembrare rivoluzionario, o più semplicemente velleitario. Importante è anche la chiara denuncia della sterilità di contrapporre conoscenze e competenze: ma quanti vogliono/sono in grado di recepire il messaggio? Profili, dipartimenti, comitati T/S saranno lettera morta finché tutti i livelli, dirigenti, docenti, studenti, non verranno responsabilizzati a metterli veramente in pratica anziché cercare il modo di neutralizzarli perché cambi il meno possibile. Questa responsabilizzazione (detto in italiano: verifiche, premi e punizioni) è la prima cosa di cui c'è bisogno. Gentili mi perdona se mi resta il dubbio che tutte queste belle idee partoriranno solo mucchi di scartoffie in didattichese, e ben poco cambierà? Sono curioso di vedere il testo pugliese; da lontane esperienze aziendali ricordo la differenza di spessore culturale tra i periti di quelle aree, confrontabili ai loro omologhi del nord, e quelli di altre zone del centro sud.

 
08/10/2010 - Gentili ha ragione. E i Licei? (Michele Borrielli)

Gentili ha ragione quando scrive che “Gli insegnanti devono avere una rigorosa preparazione disciplinare e saper insegnare bene la loro disciplina. Con il riordino dell’istruzione tecnica, le discipline non vanno in soffitta”.(…) “Molte scuole hanno infatti, con fatica e con risultati significativi, sperimentato l’importanza di una didattica per competenze. Tale didattica si basa sulle discipline (…) Collega l’insegnamento ex cathedra alla didattica laboratoriale”.(…) “Le migliori ricerche comparative forniscono dati dai quali si ricava che i risultati di apprendimento sono migliori nei sistemi scolastici nei quali il tempo delle lezioni si combina con il tempo delle esperienze”(…) “È indispensabile (…) la trasformazione delle attuali rigide “classi di concorso”. Egli si sofferma in particolare sull’istruzione tecnica, ma il discorso è validissimo anche nei Licei: le competenze disciplinari e laboratoriali dei docenti vanno valorizzate e sfruttate al meglio: se nel terzo e quarto anno dei futuri Licei le competenze chimiche sono nettamente prevalenti, oltre che per la parte strettamente chimica anche nelle parti di scienze della terra e biologiche, perché non attribuire l’insegnamento “scienze naturali”, invece che ai docenti naturalisti e biologi della attuale classe A060-futura a-50, ai docenti chimici della attuale A013-futura A34, come proposto dal consiglio nazionale dei chimici in http://www.chimici.it/cnc/fileadmin/novita/prot_500_10_Ministro_Gelmini.pdf.pdf?

 
08/10/2010 - L'esempio come via d'incontro (enrico maranzana)

Viene prima il “nutrire” o il “tirar fuori”? Viene prima il conoscere o l’essere presenti e partecipi? Quando la società era immobile il problema non esisteva: si conosceva lo scenario con cui i giovani avrebbero DIALOGATO alla fine dei loro studi. Oggi questa prefigurazione ha una minima possibilità d’aver successo. Da qui la necessità di gerarchizzazione: la formazione e l’educazione dello studente sono da perseguire per mezzo dell’istruzione, il che implica la transdisciplinarità, non la multidisciplinarità. Accolgo il suo invito: “Credo che l’unica via sia cercare di incontrarsi sul piano concreto degli esempi”: su queste pagine ho scritto del progetto Mercurio e della sua applicazione all’ITC Parini di Lecco; nella sezione didattica di matematicamente.it, ho presentato un percorso di informatica e uno sui numeri naturali incardinati sul “tirar fuori”.