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SCUOLA/ Gentili: c'è una "guerra di religione" che mette a rischio la riforma

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Dopo aver a lungo cercato di capire le differenze tra conoscenze, abilità e competenze, tra “contenuti” e “processi”, tra competenze “disciplinari” e trasversali (ad esempio metacognitive e strategiche, relazionali) mi sono convinto che c’è un tale intreccio che è quasi impossibile definirle precisamente e in modo operativo, e perseguirle e svilupparle e certificarle separatamente.

Chiedere oggi agli insegnanti di progettare per competenze e certificare le competenze, in mancanza di una ricerca, una riflessione e una discussione adeguata che faccia uso di strumenti tecnici e concettuali opportuni, porta a produrre da parte loro una grande quantità di parole con poco significato e non dà alcun risultato sulla qualità degli apprendimenti. Al contrario è urgente, uscendo dai bizantinismi e dai dibattiti nominalistici, realizzare a livello empirico, con il prezioso concorso degli insegnanti un collegamento efficace tra insegnamento disciplinare e misurazione delle competenze.

 

Credo che l’unica via sia cercare di incontrarsi sul piano concreto degli esempi e delle prove di verifica e dei voti e della loro comparazione, e quindi degli standard, e arrivare per questa via a una discussione non fumosa sulle competenze.

 

Le acquisizioni più recenti in campo scientifico hanno evidenziato i limiti e i rischi di un insegnamento incardinato sulla sola dimensione cognitiva, e mostrato quanto la mente sia profondamente «incorporata», incardinata nel nostro corpo. Ne scaturisce un sincronismotra agire, pensare e parlare che mette in crisi l’idea classica di un processo di elaborazione delle informazioni sensoriali in entrata che, sviluppandosi in modo lineare, si conclude con la produzione di un’uscita motoria, di un’azione.

 

Quando parliamo di competenza dovremmo sempre supporre che siano state effettuate esperienze, e che tali esperienze abbiano consentito di collegare ciò che è stato appreso in modi essenzialmente verbali a pratiche capaci di arricchire gli apprendimenti di significati.

Le migliori ricerche comparative forniscono dati dai quali si ricava che i risultati di apprendimento sono migliori nei sistemi scolastici nei quali il tempo delle lezioni si combina con il tempo delle esperienze (alternanza scuola-lavoro, stage, laboratorio). Sono proprio le esperienze che si effettuano oltre il tempo delle lezioni ad offrire la possibilità di adeguare con continuità i profili culturali alle nuove esigenze, senza pretendere di comprimere nel tempo delle lezioni nuovi apporti che non di rado hanno solo una breve persistenza temporale.

 

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COMMENTI
08/10/2010 - I muri di gomma sono brutti ostacoli (Sergio Palazzi)

L'articolo andrebbe letto e commentato in collegio docenti quando si discutono senso e scopo della didattica. Ma siamo sicuri che la media dei docenti "voglia" seguire questo percorso? La riforma richiede di mettersi in gioco; di rivedere i motivi, prima ancora dei metodi della didattica. Questo è uno degli aspetti che, in una riforma che ha troppi difetti già più volte evidenziati, risulta più propositivo e innovativo: dato che il semplice voler introdurre degli elementi di buon senso e di consapevolezza risulta così innovativo da sembrare rivoluzionario, o più semplicemente velleitario. Importante è anche la chiara denuncia della sterilità di contrapporre conoscenze e competenze: ma quanti vogliono/sono in grado di recepire il messaggio? Profili, dipartimenti, comitati T/S saranno lettera morta finché tutti i livelli, dirigenti, docenti, studenti, non verranno responsabilizzati a metterli veramente in pratica anziché cercare il modo di neutralizzarli perché cambi il meno possibile. Questa responsabilizzazione (detto in italiano: verifiche, premi e punizioni) è la prima cosa di cui c'è bisogno. Gentili mi perdona se mi resta il dubbio che tutte queste belle idee partoriranno solo mucchi di scartoffie in didattichese, e ben poco cambierà? Sono curioso di vedere il testo pugliese; da lontane esperienze aziendali ricordo la differenza di spessore culturale tra i periti di quelle aree, confrontabili ai loro omologhi del nord, e quelli di altre zone del centro sud.

 
08/10/2010 - Gentili ha ragione. E i Licei? (Michele Borrielli)

Gentili ha ragione quando scrive che “Gli insegnanti devono avere una rigorosa preparazione disciplinare e saper insegnare bene la loro disciplina. Con il riordino dell’istruzione tecnica, le discipline non vanno in soffitta”.(…) “Molte scuole hanno infatti, con fatica e con risultati significativi, sperimentato l’importanza di una didattica per competenze. Tale didattica si basa sulle discipline (…) Collega l’insegnamento ex cathedra alla didattica laboratoriale”.(…) “Le migliori ricerche comparative forniscono dati dai quali si ricava che i risultati di apprendimento sono migliori nei sistemi scolastici nei quali il tempo delle lezioni si combina con il tempo delle esperienze”(…) “È indispensabile (…) la trasformazione delle attuali rigide “classi di concorso”. Egli si sofferma in particolare sull’istruzione tecnica, ma il discorso è validissimo anche nei Licei: le competenze disciplinari e laboratoriali dei docenti vanno valorizzate e sfruttate al meglio: se nel terzo e quarto anno dei futuri Licei le competenze chimiche sono nettamente prevalenti, oltre che per la parte strettamente chimica anche nelle parti di scienze della terra e biologiche, perché non attribuire l’insegnamento “scienze naturali”, invece che ai docenti naturalisti e biologi della attuale classe A060-futura a-50, ai docenti chimici della attuale A013-futura A34, come proposto dal consiglio nazionale dei chimici in http://www.chimici.it/cnc/fileadmin/novita/prot_500_10_Ministro_Gelmini.pdf.pdf?

 
08/10/2010 - L'esempio come via d'incontro (enrico maranzana)

Viene prima il “nutrire” o il “tirar fuori”? Viene prima il conoscere o l’essere presenti e partecipi? Quando la società era immobile il problema non esisteva: si conosceva lo scenario con cui i giovani avrebbero DIALOGATO alla fine dei loro studi. Oggi questa prefigurazione ha una minima possibilità d’aver successo. Da qui la necessità di gerarchizzazione: la formazione e l’educazione dello studente sono da perseguire per mezzo dell’istruzione, il che implica la transdisciplinarità, non la multidisciplinarità. Accolgo il suo invito: “Credo che l’unica via sia cercare di incontrarsi sul piano concreto degli esempi”: su queste pagine ho scritto del progetto Mercurio e della sua applicazione all’ITC Parini di Lecco; nella sezione didattica di matematicamente.it, ho presentato un percorso di informatica e uno sui numeri naturali incardinati sul “tirar fuori”.