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SCUOLA/ Cari prof, c’è una terza via tra sindacalismo e rinuncia

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È a questo metodo che si lega il convegno La scuola ri-comincia. Gli insegnanti, una questione pubblica promosso dall’associazione dei docenti Diesse Lombardia, sabato 9 ottobre presso l’Università Cattolica di Milano a partire dalle ore 14.30. Alberto Barcella, presidente dell’Unione Industriali della Lombardia, Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari, Luigi Ballerini, padre di quattro studenti, nonché psicoanalista da tempo impegnato in progetti educativi in ambito scolastico, sono invitati a confrontarsi con esperti del mondo della scuola per rendere operative le possibilità che già oggi sono a portata di mano dell’autonomia scolastica, nel tentativo di dare risposte formative personalizzate agli studenti.

 

Non è un compito semplice perché occorre costruire un percorso inverso a quello seguito da almeno 150 anni, che ha portato i soggetti sociali a disinteressarsi progressivamente della scuola perché qualcun altro - la pubblica amministrazione - se ne occupava e ha portato gli insegnanti ad essere al massimo degli impiegati ligi e coscienziosi nel coltivare il proprio particolare (la propria materia, i propri studenti nelle poche ore in cui sono loro affidati), ma del tutto irresponsabili rispetto alla proposta formativa complessiva, all’ambito in cui essa viene proposta, agli sbocchi verso cui porta.

 

Incuranti, in una parola, del sistema-scuola di cui invece dovrebbero essere i primi costruttori, con la direzione del dirigente scolastico. Il paradosso è evidente. Non è un compito semplice perché anzitutto occorre lottare contro quelle forze conservatrici che in nome della difesa di interessi corporativi si oppongono ad un processo di reale assunzione di responsabilità dei docenti secondo le proprie capacità e competenze; in secondo luogo occorre lottare contro la mentalità “orizzontale” , incapace di giudizi di valore, che paralizza anche molti insegnanti ed impedisce di riconoscere gli obiettivi prioritari della scuola, tralasciando quelli secondari o addirittura non inerenti ai compiti della scuola.

 

Continua

 

 



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COMMENTI
13/10/2010 - il buco nell'ozono? è colpa dei prof (massari annalisa)

Spiace che la prof.ssa Ferrante, nella sua carriera di cattedra, abbia avuto esperienze così brutte da farle definire gli insegnanti in blocco "...del tutto irresponsabili rispetto alla proposta formativa complessiva, all’ambito in cui essa viene proposta, agli sbocchi verso cui porta". Bella botta, grazie di cuore! Nelle scuole dov'era lei forse non c'era la "commissione orientamento", sempre esistita nelle scuole dove invece ho insegnato io, che si occupa anche degli sbocchi che i ragazzi hanno verso l'università o il lavoro. Fino all'anno scorso nei professionali si organizzavano stage con le aziende che erano veicoli di occupazione. Ora con la riforma epocale che comprime le ore di materie pratiche chissà come si farà...; nel liceo dove insegno adesso ci sono professori che si occupano dei contatti con l'università e rimangono in rapporto con gli studenti anche dopo la maturità. Facciamo venire i "maturati" a parlare con i ragazzi delle prime... Se le opportunità di lavoro non sono molte non dipende da noi. Che siamo responsabili anche del buco nell'ozono? Dello scioglimento dei ghiacciai, dello tsunami? Forza, spariamo a zero, contro di noi c'è una società intera e tutto il governo. Si può fare facile populismo a basso costo, tanto i nostri voti, si sa, vanno altrove, senza se e senza ma.

 
11/10/2010 - Ma i soggetti coinvolti lo sono veramente? (Franco Labella)

Una domanda semplice e secca: negli esempi citati dall'autrice di reazione del mondo della scuola ai tentativi di cambiamento qual è stato il grado di coinvolgimento, nell'elaborazione dei progetti, dei docenti? Di quanti incontri del Ministro Gelmini con il mondo della scuola reale ha notizia l'autrice? PS: non c'è stata, contrariamente a quanto scrive l'autrice, alcuna reintroduzione degli esami di riparazione. Che il lapsus sia di una docente è il segnale di come la realtà normativa sia sconosciuta ai più e perciò Maranzana continua a scrivere, meritoriamente, quello che scrive. E quello degli esami di riparazione non reintrodotti per norma è uno dei tanti esempi di cose fatte a metà ed anche con poca coerenza e logica interna... PPS: come fatto magistralmente notare da Gabriele Uras nel suo ultimo intervento, i sindacati, per definizione, devono avere a cuore le condizioni di lavoro dei lavoratori. E' la loro ragione sociale. Se intervengono qualche motivo ci sarà... Se poi vogliamo eliminarli questa è un'altra storia. Chissà, però, se gli attuali governanti quando hanno salvato Alitalia mettendo sul gobbo della fiscalità generale i debiti della bad company la pensavano come la pensano a proposito dei sindacati e dei "fannulloni" della scuola...

 
09/10/2010 - Giovanni il battista docet (enrico maranzana)

Che delusione! All’incipit: i soggetti "irresponsabili rispetto alla proposta formativa complessiva, all’ambito in cui essa viene proposta, agli sbocchi verso cui porta" .. "Incuranti del sistema-scuola ..ma esserne i primi costruttori, con la direzione del dirigente scolastico. Occorre lottare contro quelle forze conservatrici che in nome della difesa di interessi corporativi si oppongono ad un processo di reale assunzione di responsabilità", non è stato dato alcun seguito. Si è rimasti alla mera, generica e vaga enunciazione: i riflettori non sono stati puntati sui responsabili di quanto è avvenuto, non hanno diagnosticato la cancrena che corrode il servizio scolastico. Non è stato rilevato, ad esempio, che a) la dirigenza scolastica ha fatto orecchi da mercante rispetto alla ristrutturazione della scuola che il legislatore ha modellato assumendo un’OTTICA SISTEMICA, negligenza che limpidamente appare dagli ODG degli organismi collegiali che dimostrano la banalizzazione, l’elusione, la sterilizzazione degli ordinamenti dello Stato; b) il profilo culturale dei licei [All. A,] corredato dalla specificazione dei caratteri del lavoro scolastico [regolamenti di revisione] è stato offuscato, contraddetto ed evirato dagli obiettivi specifici dell’apprendimento che mirano al "conoscere", "acquisire", "possedere", "approfondire", "applicare" … [indicazioni nazionali]. Detta divergenza, oltre a alimentare la confusione, fa il nesci rispetto all’emergenza educativa.