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SCUOLA/ Non mettiamo i ragazzi in condizione di mentire per "liberarsi" di noi

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Dipendente da una madre distratta, dentro il vuoto di un padre distaccato che si rende simpatico solo al mare o a sciare il quattordicenne inizia a mentire per diventare come crede lo vogliano gli altri. Un caso di mimetismo batesiano applicato all’adolescenza: una specie innocua sfrutta la sua somiglianza con una tossica per spaventare i predatori ed aumentare le proprie probabilità di sopravvivenza. Così Lorenzo assume le movenze, le cadenze, lo stesso abbigliamento dei compagni della prima liceo per mimetizzarsi all’interno del pianeta scuola, un pianeta per lui ostile e pieno, appunto, di predatori.

Ma cosa è successo perché i potenziali compagni e soci d’impresa del primo giorno di scuola appaiano immediatamente come nemici, senza neanche il tempo di frequentarli e conoscerli?
“Io non sono come loro”, si ripete Lorenzo al primo incontro con quel luogo che gli è apparso subito come “l’inferno in terra”, dentro un distacco incolmabile percepito dall’altro. Qualcuno infatti ha instillato al Lorenzo bambino questa idea, patologica e al contempo patogena; io non sono come loro, significa sono disturbato, non sono normale. I genitori, con l’avvallo di sciagurati tecnici e specialisti, lo hanno convinto di una patologia inesistente, ma fissata solo nelle loro menti sospettose di adulti incapaci di leggere la realtà.

Il bisogno di una diagnosi non appena un bambino si presenta diverso dall’immagine ideale che abbiamo di lui, è una pericolosa tentazione dell’adulto. Pericolosa perché rischia di far iniziare una vera e propria carriera da disagiati. Esattamente come è accaduto a Lorenzo, che per difendersi e proteggersi dallo sguardo degli altri, spesso paranoicamente colti come aggressori, è costretto a mentire, prima a se stesso e poi al mondo intero. Una carriera di mentitore incallito in cui alle fine il soggetto stesso fatica a distinguere il vero dal falso, il reale dal desiderato.

Io e te, è il libro di Ammaniti. Quello che auguriamo a Lorenzo e a tutti i ragazzi nella stessa condizione è di avere l’occasione di poter riscrivere la propria storia partendo da un’ipotesi nuova e diversa. Ne verrà fuori un altro libro, certo più interessante.
Io con te, ne sarà degno titolo.



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COMMENTI
10/11/2010 - giovani (maria schepis)

La situazipone descritta da Ammanniti è riscontrabile in verità in un certo contesto e in una certa fascia sociale, più questa è alta e maggiori sono le attese nei riguardi dei figli che è devono essere sempre allegri, sempre adeguati, avvolti da amici e capaci di tutto. E' la proiezione di adulti di successo che propongono comportamenti "vincenti" dove la piena integrazione confina spesso con l'omologazione. Quest'anno ho la "fortuna" d'insengnare italiano in due prime classi di scuola media, dove la nostra lingua è sconosciuta quasi o forse più di una lingua straniera, gli allievi sono svogliati, non scolarizzati, qualcuno ha vuoti affettivi ma sicuramente non hanno adulti che li opprimono, giocano ancora allegramente, non hanno davanti obiettivi o modelli più grandi di loro, sono coscienti delle loro carenze e senza affanni e con moderata buona volontà stanno intraprendendo un cammino di recupero scolastico. Non sto certamente proponendo questi ragazzi come modello; sono, però, un altro spaccato di una realtà multiforme, nella quale non è possibile generalizzare ma solo individuare fasce comportamentali trasversali che rispecchiano nel bene e nel male gli adulti con i quali vivono o "sopravvivono" i nostri giovani.