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SCUOLA/ Manzoni o Moccia, a colpire gli allievi è il nostro amore per gli autori

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È difficile non concordare con i suggerimenti del professor Serianni e ancor più con il libro che ha originato la sua intervista a ilsussidiario.

Limitando le osservazioni agli ultimi anni di liceo, appare chiara la necessità di una scelta, e dunque anche di dolorose esclusioni, degli autori italiani e latini da presentare in classe. Non si può sorvolare infatti sul costante abbassamento del livello di preparazione e di apprendimento degli studenti da almeno due decenni a questa parte, elemento ancor più determinante del poco tempo a disposizione. Riguardando gli appunti delle lezioni svolte nell’arco di quasi tre decenni, ho  scoperto con una certa amarezza che gli argomenti trattati si sono andati assottigliando, fino a ridursi a circa la metà nei tempi più recenti.

Puntiamo dunque sulla qualità e, dimenticate cose splendide come le laude, la poesia del Duecento, Michelangelo, le poetesse del Cinquecento, Vico, l’Illuminismo lombardo, Cuoco, la poesia dialettale dell’Ottocento, l’epopea risorgimentale, concentriamo su Dante, Petrarca, Boccaccio, Ariosto, Machiavelli, Tasso, Foscolo, Manzoni, Leopardi, Pascoli l’attenzione e le forbici. Quali testi salvare dei grandi, già ridotti nel numero? Due, tre cose così emblematiche per ciascuno, che sarebbe impossibile anche solo pensare di dover trascurare.

Ancor più vaste sono le rinunce  per i classici latini: accantonata non senza rimpianto gran parte di Cesare e di Cicerone, così formativi per la ferrea musica del periodo latino, esclusi senza pietà il teatro, Livio e Tibullo, Fedro, Quintiliano e Agostino cerchiamo di salvare almeno qualche frammento di Lucrezio, Catullo, Sallustio, Virgilio, Orazio, Seneca, Tacito: monumenti della cultura occidentale sgretolati in pillole. E’ un crollo come quello di Pompei, se vale il paragone, avvenuto nel silenzio e nell’erosione degli anni.

Messi da parte rimorsi e rimpianti, come far conoscere a ragazzi di oggi qualcosa di questi pilastri della civiltà europea e della cultura italiana? Quelli che leggono Moccia, ed è un gran risultato, tanto da indurre alla lettura anche il professore che preferisce altri spessori, come potranno reggere la complessità di contenuto e di forma di capolavori come le Georgiche, gli Annali, Decameron, i Sepolcri?



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COMMENTI
11/11/2010 - Esiste una professionalità docente? (enrico maranzana)

“È difficile non concordare con i suggerimenti del professor Serianni”: è vero ma a condizione di assumere il suo punto di vista, quello dello specialista. La scuola, però, ha precise responsabilità che non devono essere dimenticate anche se l’interlocutore è un illuminato studioso. Questo è il male che affligge la scuola: la penetrazione della cultura accademica nello spazio scolastico, conquista che ha soffocato e offuscato le sue finalità sostituendole con quelle universitarie. E’ sufficiente affiancare quanto ha scritto il prof. Serianni: “La ragione per studiare il latino non può essere strumentale come sarebbe quella di “addestrare la mente al ragionamento” o simili; allo scopo risponderebbero meglio, semmai, la matematica o la filosofia” all’art. 2 della legge Moratti del 2003 “sviluppare le capacità e le competenze, ATTRAVERSO conoscenze e abilità” per mettere in risalto la stridente contrapposizione. Da un lato la centralità della disciplina, dall’altro la promozione delle qualità dei giovani con l’utilizzo strumentale della conoscenza. Da un lato un servizio parcellizzato tra gli insegnamenti, dall’altro progettazione, coordinamento, unitarietà. Da un lato la sicurezza derivante da ambienti ben strutturati dall’altro l’incertezza per la variabilità delle personalità, delle motivazioni, del sentire delle nuove generazioni.