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SCUOLA/ Manzoni o Moccia, a colpire gli allievi è il nostro amore per gli autori

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Mai disperare. Gli studenti dispongono di risorse nascoste e sentono l’amore che chi insegna nutre per certi autori. Qualcosa di esso si comunica e conforta l’impegno profuso nella spiegazione. Attualizzare è cosa che scivola troppo spesso in una lettura strumentale dei testi. Ma in classi del tutto impreparate, Catullo può essere accostato a certi testi d’amore dei cantautori. E’ forse preferibile trarre dalle parole il nucleo perenne di concetti che non hanno tempo, tanto sono espressione della natura dell’uomo. Se guidati, i ragazzi li colgono e, magari alla fine degli studi, rivalutano anche la fatica impiegata per giungere ad apprezzarli.

“Dopo aver letto sant’Agostino, ho capito perché ho dovuto studiare latino per cinque anni”, mi ha confidato uno degli allievi migliori che abbia avuto, ora laureando in Ingegneria matematica. Un altro, che non studiava mai perchè suonava la batteria tutto il pomeriggio, un giorno si presenta a scuola con un grafico eccellente dello schieramento dell’esercito di Cesare nella battaglia di Alesia.

Un altro punto degno di nota nelle proposte del professor Serianni riguarda la dibattuta e mai risolta questione di come favorire il piacere della lettura. Anche per lui è preferibile la presentazione orale e la conseguente discussione in classe su un libro consigliato, piuttosto che le relazioni scritte così pesanti e, aggiungo, oggi facilmente copiabili da internet. Ho presente invece tra le ore scolastiche più riuscite quelle dedicate alla discussione di libri letti, con interventi liberi e con successive indicazioni sull’autore o sul tema. L’aperitivo costituito dalle letture più amate o più criticate dall’insegnante a volte ha convinto anche i più riottosi a sedersi a tavola. E si sa, quando si mangia scompaiono i ruoli e tutti hanno lo stesso diritto di parola.

Ciò mi induce a segnalare uno strumento trascurato nella nostra scuola. Un anno, per risparmiare tempo, avevo deciso di presentare il Romanticismo, concettualmente impegnativo e complesso, non con le parole dei suoi teorici, ma con alcuni brani della grande musica europea fiorita nello stesso periodo. Sono state ore, poche, in cui l’ascolto ha creato una unità meravigliata e anche un po’ commossa in classe, dove anch’io ho potuto essere partecipe di un piccolo avvenimento. Per una volta non l’ansia di essere chiara, ma il riposo nel gustare, insieme ai miei allievi, una bellezza inconsueta. Non so dire quanto ciò sia riproducibile (le idee nascono un po’ dal caso, un po’ dalla simpatia per i ragazzi), ma certo non è  inutile provarci.
 



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COMMENTI
11/11/2010 - Esiste una professionalità docente? (enrico maranzana)

“È difficile non concordare con i suggerimenti del professor Serianni”: è vero ma a condizione di assumere il suo punto di vista, quello dello specialista. La scuola, però, ha precise responsabilità che non devono essere dimenticate anche se l’interlocutore è un illuminato studioso. Questo è il male che affligge la scuola: la penetrazione della cultura accademica nello spazio scolastico, conquista che ha soffocato e offuscato le sue finalità sostituendole con quelle universitarie. E’ sufficiente affiancare quanto ha scritto il prof. Serianni: “La ragione per studiare il latino non può essere strumentale come sarebbe quella di “addestrare la mente al ragionamento” o simili; allo scopo risponderebbero meglio, semmai, la matematica o la filosofia” all’art. 2 della legge Moratti del 2003 “sviluppare le capacità e le competenze, ATTRAVERSO conoscenze e abilità” per mettere in risalto la stridente contrapposizione. Da un lato la centralità della disciplina, dall’altro la promozione delle qualità dei giovani con l’utilizzo strumentale della conoscenza. Da un lato un servizio parcellizzato tra gli insegnamenti, dall’altro progettazione, coordinamento, unitarietà. Da un lato la sicurezza derivante da ambienti ben strutturati dall’altro l’incertezza per la variabilità delle personalità, delle motivazioni, del sentire delle nuove generazioni.