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SCUOLA/ Bottani: l’educazione di Stato è finita, il futuro è del federalismo

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Non c’è dubbio che uno dei punti deboli del sistema italiano d’istruzione e formazione sia la formazione tecnica e professionale. Tutte le statistiche comparate internazionali concordano a questo riguardo: da qualsiasi punto si analizza lo stato della formazione tecnica e professionale, l’Italia si trova in coda al treno. Da almeno un ventennio le organizzazioni internazionali che analizzano le politiche scolastiche e di transizione dai sistemi scolastici al mercato del lavoro segnalano ai governi italiani che qualcosa non va in Italia, che occorrerebbe ristrutturare l’intero settore, che la scolarizzazione a spada tratta della formazione e istruzione professionale è un errore, che occorre ripensare l’architettura d’assieme, promuovere la formazione duale o in alternanza tra scuola e lavoro, non per i liceali o gli universitari ma per i minori degli istituti professionali, sviluppare le università tecnologiche o com’è stato fatto in Germania le università di scienze applicate.

 

Che cosa si può fare?

 

Questo è un enorme cantiere che non si può aprire a piacimento o a sprazzi, non è ancora programmato nonostante quella che si chiama pomposamente la riforma epocale dei licei. Il sistema scolastico italiano assomiglia a una grande incubatrice o a un gigantesco posteggio per i giovani, ignora in gran parte l’orientamento scolastico e professionale, trascura completamente la seconda via alla formazione, ovverossia i percorsi scolastici non verticali ma orizzontali che consentono di non andare all’università ma di iscriversi, dopo la maturità o il diploma, ad una formazione professionale, non contempla la complessità dei meccanismi della transizione dalla scuola al lavoro.

 

Nell’ultimo decennio lei ha avuto un ruolo rilevante nel diffondere in Italia informazioni ed interesse sulle valutazioni internazionali, in primo luogo Pisa. Cosa pensa dell’attuale sviluppo in Italia delle valutazioni standardizzate esterne condotte da Invalsi? Quale pensa debbano esserne gli sviluppi nel prossimo periodo?

 

La metodologia delle valutazioni su larga scala dei risultati scolastici ha compiuto passi da gigante in questi ultimi cinquant’anni, da quando nel 1961 si è condotta la prima indagine internazionale comparata sulla cultura matematica. Da allora in poi, i progressi metodologici sono stati continui. Da un’indagine all’altra si sono corretti i difetti, migliorate le analisi, chiarite le procedure. L’indagine internazionale Pisa non è che l’ultimo tassello di questa vicenda la quale non è ancora per nulla conclusa. Nonostante le critiche, le obiezioni, le diffidenze suscitate dagli studi comparati sui risultati dei sistemi scolastici, le informazioni prodotte da questi studi sono talmente originali, uniche, da non lasciare indifferente nessun attore della scuola. Il perfezionamento dei metodi di calcolo nonché l’evoluzione delle attrezzature informatiche rendono possibili in primo luogo verifiche approfondite della validità dei dati raccolti, e in secondo luogo analisi statistiche dettagliate che incrociano tra loro dati di natura diversa, come per esempio quelli forniti dai punteggi nelle prove strutturate di conoscenza e quelli provenienti dai questionari concepiti per gli studenti e gli insegnanti o le famiglie. I risultati e le analisi delle valutazioni non sono perfetti e vanno esaminati, discussi e presentati con cautela, possono e devono essere verificati e contestati, ma nonostante i difetti e le imprecisioni (la cui gravità può essere stimata) aiutano ad esplorare il rendimento della vita scolastica e a rendere trasparenti angoli remoti, finora spesso in ombra, dei servizi scolastici.

  

Ed in questo quadro come si è collocata l’Italia?



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COMMENTI
15/11/2010 - Costruire case sulla sabbia, non sulla roccia (enrico maranzana)

“Si può affermare che in Italia non esiste una cultura della valutazione”. Affermazione vera se si guarda quanto avviene nelle scuole perché il controllo può essere esercitato solo se le finalità sono circoscritte ed esplicitate in obiettivi, se la progettazione organizzativa è vista come elemento essenziale e irrinunciabile, se le strategie formative/educativi sono formulate, se si misurano gli scostamenti obiettivi..risultati. L’affermazione sulla cultura della valutazione perde di consistenza se si cambia punto di vista: nel 1974, ad esempio, la legge ha dato mandato al Collegio dei docenti di “valutare periodicamente l'andamento complessivo dell'azione didattica per verificarne l'efficacia in rapporto agli orientamenti e agli obiettivi programmati, proponendo, ove necessario, opportune misure per il miglioramento dell'attività scolastica”. Per quanto riguarda l’interpretazione dell’affermazione “la legge italiana è parecchio ambiziosa ma carente su alcuni aspetti cruciali come per esempio l’autonomia nella gestione del personale scolastico e quella finanziaria” è bene collocare la frase in dimensione temporale dilatata. In un primo momento le scuole dovranno dimostrare di essere in grado di “progettare e realizzare interventi di educazione, di formazione e d’istruzione” e, solo dopo, si potrà passare al decentramento di risorse e di poteri. L’immaturità e l’insensibilità che traspaiono dai POF rendono impraticabile il percorso verso l’indipendenza.