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SCUOLA/ Bottani: l’educazione di Stato è finita, il futuro è del federalismo

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Il mondo dalla pedagogia italiana è rimasto fin qui ai bordi di questa vicenda. Per decenni, dagli anni 70, l’Italia ha partecipato alle indagini internazionali comparate dell’Iea (l’Associazione internazionale di valutazione del profitto scolastico sorta nell’ambito dell’Unesco nel 1961 proprio per condurre queste indagini internazionali, ndr) ma non ne ha tratto nessun beneficio, sia dal punto di visto della politica scolastica che da quello della ricerca scientifica nel campo scolastico. Sin dalla prima indagine internazionale dell’Iea alla quale l’Italia ha partecipato, nella prima metà degli anni 70, i risultati dei tredicenni italiani erano scadenti rispetto a quelli degli studenti di altri sistemi scolastici.

 

Come è cambiata la situazione italiana, fino ad arrivare a Pisa?

 

Indagine dopo indagine, nella classifica stilata sulla base dei punteggi medi degli studenti nei test il rango degli studenti italiani non è cambiato gran che. La politica scolastica italiana ha sempre ignorato questi campanelli d’allarme. Quadro sconfortante anche per quel che riguarda il versante scientifico: in Italia i valutatori esperti, con contatti regolari con la comunità scientifica internazionale, in grado di dialogare da pari a pari con i colleghi, sono quattro gatti. Per farla breve si può affermare, senza paura di essere smentiti, che in Italia non esiste finora una cultura della valutazione né del sistema scolastico, né delle scuole, né degli insegnanti, né dell’amministrazione della scuola. Qualcosa di nuovo però è spuntato all’orizzonte con l’ultima presidenza dell’Invalsi.

 

In quali termini?

 

A furia di indagini qualcosa è attecchito e gli ultimi lavori dell’Invalsi sono accettabili. Purtroppo mancano i valutatori professionisti. Valutatori non ci si improvvisa. La formazione è lunga. Non si possono catapultare insegnanti distaccati a pilotare indagini valutative complesse, a costruire test, a analizzare con tecniche statistiche elaborate punteggi delle prove standardizzate e risposte ai questionari. Indubbiamente occorre potenziare l’Invalsi, rivederne lo statuto, farne un centro di ricerca valutativa, reclutare dei professionisti, rendere autonomo l’istituto nei confronti del ministero, come si conviene a qualsiasi centro scientifico. Le indagini dell’Invalsi non sono neutre, come non è neutra nessuna valutazione, sono in bilico con la politica, ma tanto più sono migliori ed utili, quanto più sono solide dal punto di vista scientifico. Le interferenze della politica vanno pertanto isolate.

 

Ma cosa deve fare l’Invalsi?

 

All’Invalsi incomberebbe il compito di valutare l’insieme del sistema scolastico e d’istruzione. Si può e si deve discutere se il campo d’indagine dell’Invalsi debba includere l’insegnamento superiore e l’educazione degli adulti. Questa è materia opinabile, ma è indubbio che l’istituto debba essere in grado di produrre una valutazione globale del servizio scolastico, incluse le scuole paritarie, un po’ come sta facendo con le ultime indagini. A questo proposito vanno promosse, difese e arricchite le indagini nazionali. Non si può valutare un sistema nazionale facendo affidamento soltanto alle indagini internazionali, tanto per intendersi sulle indagini Pisa o le indagini Iea. Queste non sono state concepite per valutare i sistemi scolastici nazionali, ma per altri scopi.

  

Quale pensa debbano esserne gli sviluppi nel prossimo periodo?



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COMMENTI
15/11/2010 - Costruire case sulla sabbia, non sulla roccia (enrico maranzana)

“Si può affermare che in Italia non esiste una cultura della valutazione”. Affermazione vera se si guarda quanto avviene nelle scuole perché il controllo può essere esercitato solo se le finalità sono circoscritte ed esplicitate in obiettivi, se la progettazione organizzativa è vista come elemento essenziale e irrinunciabile, se le strategie formative/educativi sono formulate, se si misurano gli scostamenti obiettivi..risultati. L’affermazione sulla cultura della valutazione perde di consistenza se si cambia punto di vista: nel 1974, ad esempio, la legge ha dato mandato al Collegio dei docenti di “valutare periodicamente l'andamento complessivo dell'azione didattica per verificarne l'efficacia in rapporto agli orientamenti e agli obiettivi programmati, proponendo, ove necessario, opportune misure per il miglioramento dell'attività scolastica”. Per quanto riguarda l’interpretazione dell’affermazione “la legge italiana è parecchio ambiziosa ma carente su alcuni aspetti cruciali come per esempio l’autonomia nella gestione del personale scolastico e quella finanziaria” è bene collocare la frase in dimensione temporale dilatata. In un primo momento le scuole dovranno dimostrare di essere in grado di “progettare e realizzare interventi di educazione, di formazione e d’istruzione” e, solo dopo, si potrà passare al decentramento di risorse e di poteri. L’immaturità e l’insensibilità che traspaiono dai POF rendono impraticabile il percorso verso l’indipendenza.