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SCUOLA/ Bottani: l’educazione di Stato è finita, il futuro è del federalismo

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

La legge italiana sull’autonomia delle scuole è molto progressista, ma è stata emanata senza preparazione, senza che siano state predisposte le risorse di supporto alle scuole che sono indispensabile per rendere l’autonomia effettiva. Per altro, la legge italiana è parecchio ambiziosa: da una lato prevede perfino l’autonomia di ricerca e dall’altro è carente su alcuni aspetti cruciali dell’autonomia scolastica come per esempio l’autonomia nella gestione del personale scolastico e quella finanziaria. La decentralizzazione, ma sarebbe forse meglio parlare di federalismo scolastico, può essere attuata senza traumi per le scuole e per gli insegnanti, come è stato il caso in Spagna, un paese dove il sistema scolastico era fortemente centralistico, e dove lo si è decentralizzato progressivamente ancorché in modo assai moderato. Le scuole spagnole fruiscono infatti di minore autonomia delle scuole italiane. Per altro, come già detto, nel mondo funzionano decine di sistemi scolastici decentralizzati. È inimmaginabile oggigiorno ritenere che un servizio nazionale come quello scolastico possa essere governato e gestito da un solo centro. La scuola non è una regia nazionale, ed è inverosimile che una scuola primaria di Bressanone possa avere le stesse esigenze, nello stesso momento, di una scuola primaria di Marsala. Le due scuole sono innestate in contesti ecologici del tutto diversi. Il rispetto dell’ecologia scolastica esige la decentralizzazione.

 

Lei pensa che la decentralizzazione possa essere decisiva per il miglioramento del sistema scolastico italiano?

 

Sarebbe illusorio ritenere che questa strategia sia una panacea che migliori le scuole, il clima delle scuole, le condizioni di lavoro degli insegnanti, i risultati degli allievi. Potrebbe anche succedere il contrario. Questo non è però un argomento sufficiente per rifiutare la decentralizzazione. Per questa ragione però, la decentralizzazione di un sistema scolastico deve essere graduata, vanno cioè previste le necessarie contromisure. Oggigiorno, le analisi comparate delle indagini internazionali indicano che i sistemi scolastici migliori sono tutti decentralizzati e contemplano una forte e reale autonomia delle scuole, controbilanciata però da una serie di contropoteri che equilibrano la decentralizzazione e la regolano, come per esempio la valutazione esterna, la presenza di standard minimi nazionali, ossia di un curricolo nazionale. In ogni modo, questo è un campo di indagine aperto e sarebbe più che mai opportuno che la pedagogia italiana si occupasse di queste questioni in priorità e formiasse ricercatori qualificati in questi settori. In ogni modo, è bene ribadire che non siamo di fronte a una questione di ingegneria sociale ma a un problema prettamente politico, connesso alle trasformazioni profonde delle tecniche di governo della popolazione. Non si governa più un paese con la scuola: questo è un dato scontato. Pertanto, l’occasione è propizia per cambiare i sistemi scolastici. Oggigiorno, il potere politico può fare a meno della scuola per dirigere un paese e quindi può anche permettersi di decentralizzare il sistema scolastico (non di privatizzarlo) e lasciare pertanto alle scuole un’ampia libertà d’organizzazione e di funzionamento.

  

(Tiziana Pedrizzi)



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COMMENTI
15/11/2010 - Costruire case sulla sabbia, non sulla roccia (enrico maranzana)

“Si può affermare che in Italia non esiste una cultura della valutazione”. Affermazione vera se si guarda quanto avviene nelle scuole perché il controllo può essere esercitato solo se le finalità sono circoscritte ed esplicitate in obiettivi, se la progettazione organizzativa è vista come elemento essenziale e irrinunciabile, se le strategie formative/educativi sono formulate, se si misurano gli scostamenti obiettivi..risultati. L’affermazione sulla cultura della valutazione perde di consistenza se si cambia punto di vista: nel 1974, ad esempio, la legge ha dato mandato al Collegio dei docenti di “valutare periodicamente l'andamento complessivo dell'azione didattica per verificarne l'efficacia in rapporto agli orientamenti e agli obiettivi programmati, proponendo, ove necessario, opportune misure per il miglioramento dell'attività scolastica”. Per quanto riguarda l’interpretazione dell’affermazione “la legge italiana è parecchio ambiziosa ma carente su alcuni aspetti cruciali come per esempio l’autonomia nella gestione del personale scolastico e quella finanziaria” è bene collocare la frase in dimensione temporale dilatata. In un primo momento le scuole dovranno dimostrare di essere in grado di “progettare e realizzare interventi di educazione, di formazione e d’istruzione” e, solo dopo, si potrà passare al decentramento di risorse e di poteri. L’immaturità e l’insensibilità che traspaiono dai POF rendono impraticabile il percorso verso l’indipendenza.