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SCUOLA/ Come si diventa bravi? Serve imparare di meno e capire di più...

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Dal dibattito sulla «politica delle eccellenze» e sulla valorizzazione dei «talenti», che si è sviluppato in questa sede, sono emersi tre punti che a me sembrano particolarmente importanti e che acquistano rilievo ancora maggiore se sono fatti convergere. Il primo, evidenziato da Cominelli, è che questa politica ha un senso e va nella direzione giusta solo a patto che si comprenda che essa è solo una forma parziale e un anticipo di un quadro più generale, orientato con decisione verso la personalizzazione dei processi di apprendimento.

Il secondo è il richiamo di Daniela Lucangeli a quello che Lev Vygortskij definiva «sviluppo prossimale». Si tratta, com’è noto, di un concetto al quale egli si riferiva al fine di escludere due cose: che lo sviluppo spontaneo delle rappresentazioni individuali, quelle che corrispondono alle nozioni del senso comune e si formano spontaneamente e inconsciamente, possa condurre ai concetti scientifici, che hanno valore collettivo e vengono assimilati in modo cosciente: e che il processo di passaggio dalle une agli altri possa essere il risultato d'una semplice istruzione fornita dall'esterno, che viene recepita e assimilata tale e quale.

Il contributo originale di Vygotskij all'analisi di questo problema è costituito proprio dall’ipotesi della presenza, nel cervello, di una zona di sviluppo prossimale, che rende conto del modo in cui l'autorità dell'adulto più competente aiuti il giovane a raggiungere il terreno intellettuale superiore, a partire dal quale egli può riflettere in maniera più impersonale e astratta sulla natura delle cose. Questa ipotesi mette dunque in campo una sorta di «interfaccia» tra il sociale e l'individuale, una zona di confine in cui le rappresentazioni collettive e storicamente istituzionalizzate interagiscono concretamente con il mondo delle credenze individuali e influiscono su di esso, favorendo la crescita e l'innalzamento, specifico e «personalizzato» appunto, del livello dei suoi contenuti.

Il terzo punto è la valorizzazione, da parte di Ana Millán Gasca, della tradizione della cultura italiana, da lei considerata provvidenziale per la tenuta della scuola, dei licei, degli istituti tecnici. Le recenti Indicazioni sugli obiettivi specifici di apprendimento dei licei insistono molto su questo aspetto, che può essere utilmente “riletto” ricollegandosi a quanto è stato detto di recente da un grande intellettuale d’oltre confine, Marc Fumaroli, critico e storico, accademico di Francia. In occasione del recente convegno Idee italiane. Un osservatorio sulla cultura del paese egli si è spinto sino a investire la nostra cultura della responsabilità di un nuovo Rinascimento europeo. Alla base di questa sua impegnativa dichiarazione vi è la distinzione tra «cultura di massa», prodotto omogeneo, indifferenziato, che utilizza il bombardamento pubblicitario, dalla nascita alla morte, per imporsi, e «cultura capillarmente diffusa e incorporata», frutto della interazione e del dialogo di numerose culture artigianali e genuine. 



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COMMENTI
16/11/2010 - Sono tornato a scuola (GIANLUIGI PARENTI)

Non ho capito quasi niente dell'articolo, tranne l'ultima parte che riflette quello che i miei figli stanno vivendo al Liceo Scientifico "La Guastalla" di Monza. Ringrazio gli Insegnanti di questa Scuola, perchè il riflesso del loro rapporto veramente adulto con i miei figli mi spinge a vivere anche il mio lavoro con la stessa passione e profondità.

 
16/11/2010 - eccellente a scuola, disorientato nel bosco (enrico maranzana)

La politica delle eccellenze e la valorizzazione dei talenti sono praticabili solamente in presenza di un management adeguato. Essenziale lo studio dell’ambito socio-culturale con cui i giovani interagiranno al termine dei loro studi con l’identificazione dei traguardi formativi, la progettazione dei relativi percorsi educativi e di quelli d’istruzione. Si tratta d’affrontare il problema dei giovani guardando in avanti, all’incertezza di quello che li aspetta, di formulare ipotesi, di renderle concreto e di sottoporre a controllo i risultati ottenuti. E’ necessario cogliere l’unitarietà dell’attività della scuola. Si deve abbandonare l’idea che un buon insegnamento consista nella confezione degli argomenti disciplinari in modo che siano graditi e assimilabili: l’eccellenza, in tale contesto, esprime la capacità di adattamento all’esistente, orientamento perdente in una società in frenetica evoluzione.