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SCUOLA/ Come si diventa bravi? Serve imparare di meno e capire di più...

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Quest’ultima cultura, a differenza della prima, è frutto di quella che possiamo chiamare «capacità di commutazione», abilità di connettere competenze e conoscenze diverse senza mortificarne la specificità e l’autonomia, ma anzi esaltandole nello scambio reciproco. L’Italia della grande tradizione dell’umanesimo e del rinascimento è stata in grado di sfornare un’impressionante varietà di eccellenze in campi diversi proprio in virtù di questa fertile ibridazione e dell’attitudine non  semplicemente a recepire in modo indifferenziato un’eredità culturale che veniva trasmessa, ma ad assimilarla interpretandola in modo attivo e creativo e radicandola nel suo pubblico, fino a realizzare un’adesione spontanea, a stimolare curiosità autentica e interesse profondo.

Se si vuole sviluppare un’efficace politica delle eccellenze e valorizzare adeguatamente gli studenti migliori è a questo nostro grande patrimonio che bisogna fare riferimento, a cominciare dalla celebre conferenza del 1708 di Giambattista Vico sul metodo degli studi del nostro tempo, che esortava a preoccuparsi di formare la sensibilità, l’immaginazione, i sentimenti dei giovani, che non sono contenuti che si trasmettono, ma propensioni e disposizioni che si devono sollecitare e attivare.

Come sottolineava infatti Giovanni Vailati recensendo e riprendendo l’opera di C. Laisant La mathématique: philosophie, enseignement (Carré et Naud, Paris, 1898), è deplorevole “che, anche per la Matematica (il che è tutto dire), la scuola continui malgrado tutto a essere piuttosto una palestra mnemonica che non un istituto di cultura intellettuale, che l’allievo sia ivi occupato troppo a imparare (apprendere, accipere) e troppo poco a capire (comprendere, concipere), che lo scolaro insomma venga considerato più come un recipiente da riempire che non come un campo da seminare, una pianta da coltivare, un fuoco da eccitare”.



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COMMENTI
16/11/2010 - Sono tornato a scuola (GIANLUIGI PARENTI)

Non ho capito quasi niente dell'articolo, tranne l'ultima parte che riflette quello che i miei figli stanno vivendo al Liceo Scientifico "La Guastalla" di Monza. Ringrazio gli Insegnanti di questa Scuola, perchè il riflesso del loro rapporto veramente adulto con i miei figli mi spinge a vivere anche il mio lavoro con la stessa passione e profondità.

 
16/11/2010 - eccellente a scuola, disorientato nel bosco (enrico maranzana)

La politica delle eccellenze e la valorizzazione dei talenti sono praticabili solamente in presenza di un management adeguato. Essenziale lo studio dell’ambito socio-culturale con cui i giovani interagiranno al termine dei loro studi con l’identificazione dei traguardi formativi, la progettazione dei relativi percorsi educativi e di quelli d’istruzione. Si tratta d’affrontare il problema dei giovani guardando in avanti, all’incertezza di quello che li aspetta, di formulare ipotesi, di renderle concreto e di sottoporre a controllo i risultati ottenuti. E’ necessario cogliere l’unitarietà dell’attività della scuola. Si deve abbandonare l’idea che un buon insegnamento consista nella confezione degli argomenti disciplinari in modo che siano graditi e assimilabili: l’eccellenza, in tale contesto, esprime la capacità di adattamento all’esistente, orientamento perdente in una società in frenetica evoluzione.