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SCUOLA/ Se tutti possono riuscire, cosa deve fare un "vero" prof?

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Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

Si assiste da qualche tempo ad un dibattito relativo alla possibilità che ha la scuola di accompagnare con efficacia sia alunni con difficoltà sia le “eccellenze”. Si sta lentamente sbiadendo, per fortuna, l’idea di una scuola tarata su un alunno “medio”. Anche la lettura dei dati disaggregati delle prove Invalsi evidenzia all’interno delle singole classi la presenza significativa di alunni deboli e di alunni eccellenti. In particolare, e a ragion veduta, si presta molta attenzione a quelli che vengono definiti alunni con difficoltà (diversi dagli alunni portatori di handicap), a tal punto che è stata emanata una legge (la 170 dell’8 ottobre 2010) che delinea “Nuove norme in materia di difficoltà specifiche d’apprendimento in ambito scolastico”.

Se è vero - come è vero - che la presenza di questi alunni nella scuola è numericamente consistente, sorge il ragionevole dubbio che la funzione educativa e culturale della scuola debba piegarsi maggiormente sui soggetti in difficoltà, rubando spazio ed energie alla promozione delle eccellenze che peraltro permangono anch’esse numerose nella scuola. Sembra che il problema sia però mal posto. La scuola oggi è abitata da alunni con diverse potenzialità che si collocano su un continuum che va da un minimo ad un massimo di riuscita scolastica. Sottolineo: riuscita scolastica. In realtà la scuola ha il difficile compito di risultare un’opportunità per ogni singolo alunno. Non è impresa facile. Le eccellenze stanno strette nella scuola come stanno a disagio gli alunni con difficoltà di apprendimento (spesso determinate da disagi psicologici ed emotivi). Allora che fare? Gettare la spugna?

Provo a modificare i termini del problema. Più che parlare della scuola delle eccellenze e degli alunni in difficoltà tento di parlare della scuola che accoglie e potenzia i talenti. I talenti non sono appannaggio degli alunni eccellenti (potremmo definirli “talentuosi”?); i talenti sono il bagaglio che ognuno porta con sé e che lo costituisce come persona singola e irripetibile.

Ma come può configurarsi una scuola dei talenti? Con qualche stortura si è creduto che per dare spazio ai talenti di ciascuno sia utile ampliare il ventaglio dei campi del sapere che la scuola deve sottoporre agli alunni. Ciò a partire  da un equivoco storico per cui ci sono persone “portate per”, con il dono innato di, e così via, quindi, più sono le discipline che l’alunno può incontrare, più è probabile che trovi la strada per sviluppare le proprie attitudini e le proprie propensioni. Ma attenzione. I talenti non sono legati esclusivamente a campi del sapere.

È significativo che H. Gardner, nel suo testo Cinque chiavi per il futuro (Feltrinelli, 2007), rivisitando la sua precedente proposta delle intelligenze multiple, presenta cinque intelligenze utili per lo sviluppo globale: intelligenza disciplinare, sintetica, creativa, rispettosa, etica. A dimostrazione che le intelligenze multiple (più disciplinari) devono cooperare a sviluppare le cinque intelligenze citate che costituiscono la persona nella sua specificità. È evidente che tali intelligenze non sono elicitate solo nella scuola, ma anche nella scuola in cui fanno da humus perché cresca in ogni alunno l’intelligenza di sé (intus-legere) e l’intelligenza del mondo, come ebbe a definirla Cominelli sulle pagine di questo giornale.



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COMMENTI
17/11/2010 - finalmente (Antonio Servadio)

Finalmente trovo riflesse perfettamente le mie personali idee, sviluppate e coltivate fin dai primi banchi di scuola, consolidatesi nei decenni, semplicemente osservando le persone, ascoltando e leggendo le loro storie. Non sono idee "difficili", non è alta scienza, non serve una laurea in pedagogia per arrivarci. Non sono neppure idee originali, nossignori. Illustri e non illustri pedagoghi, insegnanti, educatori e religiosi le hanno formulate e professate in vari stili e tempi. Peraltro, sono applicabili anche al mondo del lavoro. Continuo a interrogarmi - e domando all'autore - come possa accadere che idee così fondamentali, anzi fondanti, emergano con rarefazione (per poi scomparire nuovamente ingorate) dal marasma dei dibattiti intellettuali, sociologici, delle polemiche di categoria, degli scioperi e dei fiumi di carta stampata e delle mille voci sul tema "scuola" e educazione. Per quale perversione (letteralmente) si discute con grande foga principalmente di argomenti strumentali, ideologici, tecnici e periferici trascurando di precisare il nucleo delle cose?

 
17/11/2010 - eccellenze (maria schepis)

Il dibattito sulla scuola ha sfaccettature molteplici,perchè la scuola è divenuta un enorme contenitore dove affrontare di tutto e di più, certamente non è più quella fonte di sapere universalmente riconosciut che permetteva, soprattuto ad una élite, di raggiungere le sfere più alte del sapere. Oggi promuovere l'eccellenza è un compito non sempre possibile, perchè un conto sono le intenzioni e un conto sono i fatti, la scuola dovrebbe essere orientativa ma qualche volta non lo è, la scuola dovrebbe dare competenze ma qualche volta non le dà. Ci sono scuole e scuole, docenti e docenti, allievi ed allievi, la personalizzazione della programmazione scolastica dovrebbe creare i presupposti affinchè ogni allievo possa intraprendere il percorso che meglio potenzi le sue abilità, ma solo l'incontro fortuito di circostanze favorevoli (ottimi insegnanti, dotatissimi allievi e, possibilmente, efficientissima scuola) permettono l'effettivo raggiungimento di tale obiettivo. Il più delle volte potenziali eccellenze finiscono per essere allievi svogliati, perchè non adeguatamente motivati e valorizzati.

 
17/11/2010 - LA SCUOLA DEI TALENTI (Angelo Lucio Rossi)

Chi non desidera una scuola che accoglie e potenzia i talenti? Chi non desidera una scuola viva che faccia fruttare le potenzialità dell'alunno nell'incontro arricchente con tutta la realtà? Eppure rischiamo nelle nostre scuole "la violenza sui talenti". Rischiamo di calpestare qualcosa di prezioso che i nostri ragazzi possiedono. I giovani hanno bisogno di una presenza, cioè che l'adulto sia presenza in mezzo alla confusione di questo mondo. Questa è la sfida che siamo costretti ad affrontare per non sciupare i talenti dei nostri giovani.