BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Se tutti possono riuscire, cosa deve fare un "vero" prof?

Pubblicazione:

Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

La scuola dovrebbe ospitare e far crescere i talenti degli alunni: tutti gli alunni, in varia misura e tipologia, ne hanno. Così ogni alunno dovrebbe poter dire con Shakespeare “non credere che io sia ciò che ero” (Enrico IV) dopo un percorso scolastico più o meno faticoso, ma comunque riconosciuto ed accolto come occasione per la conoscenza del proprio io-in-relazione con la realtà, un io che prende coscienza di sé progressivamente e con connotazioni diverse nei vari livelli di scolarità. Da ciò può scaturire, ed essere sostenuta, la motivazione nell’alunno.

La motivazione è alimentata dall’incontro tra una realtà che si pone e la ragionevole consapevolezza del carico di impegno per comprenderla, operazione che chiede la conoscenza dei propri talenti e delle proprie debolezze. Anche alla scuola il compito impegnativo di far sì che queste ultime non diventino alibi per un disimpegno o una mortificazione. È qui che prende valore la pratica della personalizzazione che - come si è detto - richiede metodologie variegate, rispetto dei tempi dell’alunno, delle attese - da parte dei docenti liberi da schemi - di riuscita nei confronti di ciascun alunno.

Mi piace riportare un esempio tratto da un libro autobiografico di Daniel Pennac che dimostra come l’incontro con un adulto/professore, che “rischia” una proposta “personalizzata” ad un alunno, spalanca in quest’ultimo la scoperta e la messa in scena di talenti in un campo dove fino a quel momento l’alunno aveva raccolto sconfitte.


«Poi venne il mio primo salvatore.
Un professore di francese.
In prima superiore.
Che mi scoprì per quello che ero: un affabulatore sincero e allegramente suicida.
Colpito forse dalla mia propensione ad affinare scuse sempre più fantasiose per le lezioni non studiate o i compiti non fatti, decise di esonerarmi dai temi per commissionarmi un romanzo. Un romanzo che dovevo redigere nell’arco del trimestre, in ragione di un capitolo alla settimana. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
17/11/2010 - finalmente (Antonio Servadio)

Finalmente trovo riflesse perfettamente le mie personali idee, sviluppate e coltivate fin dai primi banchi di scuola, consolidatesi nei decenni, semplicemente osservando le persone, ascoltando e leggendo le loro storie. Non sono idee "difficili", non è alta scienza, non serve una laurea in pedagogia per arrivarci. Non sono neppure idee originali, nossignori. Illustri e non illustri pedagoghi, insegnanti, educatori e religiosi le hanno formulate e professate in vari stili e tempi. Peraltro, sono applicabili anche al mondo del lavoro. Continuo a interrogarmi - e domando all'autore - come possa accadere che idee così fondamentali, anzi fondanti, emergano con rarefazione (per poi scomparire nuovamente ingorate) dal marasma dei dibattiti intellettuali, sociologici, delle polemiche di categoria, degli scioperi e dei fiumi di carta stampata e delle mille voci sul tema "scuola" e educazione. Per quale perversione (letteralmente) si discute con grande foga principalmente di argomenti strumentali, ideologici, tecnici e periferici trascurando di precisare il nucleo delle cose?

 
17/11/2010 - eccellenze (maria schepis)

Il dibattito sulla scuola ha sfaccettature molteplici,perchè la scuola è divenuta un enorme contenitore dove affrontare di tutto e di più, certamente non è più quella fonte di sapere universalmente riconosciut che permetteva, soprattuto ad una élite, di raggiungere le sfere più alte del sapere. Oggi promuovere l'eccellenza è un compito non sempre possibile, perchè un conto sono le intenzioni e un conto sono i fatti, la scuola dovrebbe essere orientativa ma qualche volta non lo è, la scuola dovrebbe dare competenze ma qualche volta non le dà. Ci sono scuole e scuole, docenti e docenti, allievi ed allievi, la personalizzazione della programmazione scolastica dovrebbe creare i presupposti affinchè ogni allievo possa intraprendere il percorso che meglio potenzi le sue abilità, ma solo l'incontro fortuito di circostanze favorevoli (ottimi insegnanti, dotatissimi allievi e, possibilmente, efficientissima scuola) permettono l'effettivo raggiungimento di tale obiettivo. Il più delle volte potenziali eccellenze finiscono per essere allievi svogliati, perchè non adeguatamente motivati e valorizzati.

 
17/11/2010 - LA SCUOLA DEI TALENTI (Angelo Lucio Rossi)

Chi non desidera una scuola che accoglie e potenzia i talenti? Chi non desidera una scuola viva che faccia fruttare le potenzialità dell'alunno nell'incontro arricchente con tutta la realtà? Eppure rischiamo nelle nostre scuole "la violenza sui talenti". Rischiamo di calpestare qualcosa di prezioso che i nostri ragazzi possiedono. I giovani hanno bisogno di una presenza, cioè che l'adulto sia presenza in mezzo alla confusione di questo mondo. Questa è la sfida che siamo costretti ad affrontare per non sciupare i talenti dei nostri giovani.