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SCUOLA/ Se tutti possono riuscire, cosa deve fare un "vero" prof?

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Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

Soggetto libero, ma preghiera di consegnare i miei fascicoli senza errori di ortografia “per elevare il livello della critica”. (Ricordo questa espressione mentre ho dimenticato tutto del romanzo). Questo professore era un uomo molto anziano che ci dedicava gli ultimi anni della sua vita (…). Un vecchio signore di una eleganza desueta, che aveva individuato il narratore in me. Si era detto che, disortografia a parte, bisognava far leva sulla mia propensione al racconto se si voleva avere una qualche probabilità di aprirmi allo studio. Scrissi quel romanzo con entusiasmo. Ne correggevo scrupolosamente ogni parola aiutandomi con il dizionario (che, da quel giorno, non mi ha più lasciato), e consegnavo i miei capitoli con la puntualità di un autore professionista di romanzi d’appendice. Immagino che fosse una storia tristissima, influenzato com’ero allora da Thomas Hardy (…). Non credo di aver fatto significativi progressi in alcunché, quell’anno, ma per la prima volta nella mia carriera scolastica un insegnante mi conferiva uno status; esistevo scolasticamente per qualcuno, come un individuo che aveva una linea da seguire, e che teneva duro. Sconfinata gratitudine per il mio benefattore, ovviamente». (Diario di scuola, Feltrinelli, 2007)



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COMMENTI
17/11/2010 - finalmente (Antonio Servadio)

Finalmente trovo riflesse perfettamente le mie personali idee, sviluppate e coltivate fin dai primi banchi di scuola, consolidatesi nei decenni, semplicemente osservando le persone, ascoltando e leggendo le loro storie. Non sono idee "difficili", non è alta scienza, non serve una laurea in pedagogia per arrivarci. Non sono neppure idee originali, nossignori. Illustri e non illustri pedagoghi, insegnanti, educatori e religiosi le hanno formulate e professate in vari stili e tempi. Peraltro, sono applicabili anche al mondo del lavoro. Continuo a interrogarmi - e domando all'autore - come possa accadere che idee così fondamentali, anzi fondanti, emergano con rarefazione (per poi scomparire nuovamente ingorate) dal marasma dei dibattiti intellettuali, sociologici, delle polemiche di categoria, degli scioperi e dei fiumi di carta stampata e delle mille voci sul tema "scuola" e educazione. Per quale perversione (letteralmente) si discute con grande foga principalmente di argomenti strumentali, ideologici, tecnici e periferici trascurando di precisare il nucleo delle cose?

 
17/11/2010 - eccellenze (maria schepis)

Il dibattito sulla scuola ha sfaccettature molteplici,perchè la scuola è divenuta un enorme contenitore dove affrontare di tutto e di più, certamente non è più quella fonte di sapere universalmente riconosciut che permetteva, soprattuto ad una élite, di raggiungere le sfere più alte del sapere. Oggi promuovere l'eccellenza è un compito non sempre possibile, perchè un conto sono le intenzioni e un conto sono i fatti, la scuola dovrebbe essere orientativa ma qualche volta non lo è, la scuola dovrebbe dare competenze ma qualche volta non le dà. Ci sono scuole e scuole, docenti e docenti, allievi ed allievi, la personalizzazione della programmazione scolastica dovrebbe creare i presupposti affinchè ogni allievo possa intraprendere il percorso che meglio potenzi le sue abilità, ma solo l'incontro fortuito di circostanze favorevoli (ottimi insegnanti, dotatissimi allievi e, possibilmente, efficientissima scuola) permettono l'effettivo raggiungimento di tale obiettivo. Il più delle volte potenziali eccellenze finiscono per essere allievi svogliati, perchè non adeguatamente motivati e valorizzati.

 
17/11/2010 - LA SCUOLA DEI TALENTI (Angelo Lucio Rossi)

Chi non desidera una scuola che accoglie e potenzia i talenti? Chi non desidera una scuola viva che faccia fruttare le potenzialità dell'alunno nell'incontro arricchente con tutta la realtà? Eppure rischiamo nelle nostre scuole "la violenza sui talenti". Rischiamo di calpestare qualcosa di prezioso che i nostri ragazzi possiedono. I giovani hanno bisogno di una presenza, cioè che l'adulto sia presenza in mezzo alla confusione di questo mondo. Questa è la sfida che siamo costretti ad affrontare per non sciupare i talenti dei nostri giovani.