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SCUOLA/ Quella federalista del Trentino? Bella, ma costosa

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Trento, particolare del centro cittadino  Trento, particolare del centro cittadino

Quasi uno Stato nello Stato, quindi, per quanto riguarda la scuola. Soltanto nel 2006, però, con una legge quadro provinciale, regnante l’assessore Tiziano Salvaterra da Tione, docente alla Pontificia Università Salesiana, si è messo mano all’ordinamento del “Sistema Educativo di Istruzione e Formazione del Trentino” e lo si è fatto in modo organico e innovativo. Tra le finalità del sistema, in gran parte omologhe a quelle nazionali, figura anche quella di “promuovere la consapevolezza della specialità trentina, la conoscenza della storia locale e delle istituzioni autonomistiche”. Questa della “specialità” trentina è una po’ la chiave di lettura di quanto sta avvenendo in quella provincia di confine. Sempre più in allontanamento dal Paese e sempre più rivolta a Nord, l’ormai ex “italianissima” Trento sogna oggi di diventare il Sud del Sud Tirolo e stringe partnership con Bolzano e con Innsbruck. Bacchettata da un articolo di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera del 21 agosto scorso, l’opinione pubblica locale ha reagito ad una voce difendendo i suoi confini culturali con determinazione davvero  “austroungarica”.

Ma torniamo alla scuola. Il nuovo sistema di governance si articola innanzitutto sulle scuole, cui viene riconosciuta accanto a quella didattica, organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo anche l’autonomia amministrativa e finanziaria. Una bella differenza con quella nazionale. Le scuole sono amministrate dal Consiglio dell’Istituzione, nel quale siedono pure i rappresentanti del territorio, ed hanno un proprio Statuto. Dispongono inoltre di un nucleo di valutazione dell'efficienza e dell'efficacia del servizio educativo, con compiti di analisi e di verifica interni, finalizzati al miglioramento della qualità nell'erogazione del servizio.

Al vertice del sistema provinciale sta l’Assessore, cui fanno da supporto alcuni organismi di partecipazione, per la verità un po’ pletorici, ma soprattutto il Dipartimento, che è la struttura amministrativa centrale con a capo un direttore generale. Vi è poi l’Iprase che si occupa di ricerca e sperimentazione educative, Il “Comitato provinciale di valutazione del sistema educativo” che redige tra l’altro un rapporto periodico sul sistema scolastico. Neonato è il “Centro per la formazione continua e l'aggiornamento del personale insegnante”, cha da pochi mesi sta organizzando un’offerta formativa in servizio, per i docenti e i dirigenti, di tutto rispetto.
Ma a questo punto è lecito chiederci: funziona il federalismo scolastico?

Tutti i dati sono lì a dirci che funziona e funziona bene. Il Trentino è in testa a tutte le rilevazioni internazionali e nazionali. I dati Ocse-Pisa collocano il Trentino sopra la mitica Finlandia che è il paese con la più alta performance in tutte e tre le prove (matematica, lettura e scienze). Ma ciò che più colpisce è che è primo anche in equità del sistema. Basse la differenze, interindividuale, tra diversi tipi di scuola e in funzione del livello economico delle famiglie, come evidenziato dalle recenti ricerche della Fondazione Agnelli. Un obiettivo davvero alto. Si aggiungano strutture di qualità, con il 60% delle aule fornito di lavagne multimediali, tutte di registro elettronico e via dicendo. Ci si metta l’autonomia nella selezione dei dirigenti scolastici e un contratto provinciale per il personale che consente stipendi più alti per tutti.



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COMMENTI
18/11/2010 - La chiave interpretativa è l'insubordinazione (enrico maranzana)

“Il nuovo sistema di governance si articola innanzitutto sulle scuole, cui viene riconosciuta accanto a quella didattica, organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo anche l’autonomia amministrativa e finanziaria. Una bella differenza con quella nazionale”. E’ proprio una bella differenza perché nel resto d’Italia le scuole non hanno approfittato dell’autonomia formativa, educativa, dell’istruzione, organizzativa e sono rimaste al palo, ancorate alla scuola d’inizio novecento. “Tutti i dati sono lì a dirci che funziona e funziona bene” anche perché “dispongono di un nucleo di valutazione dell'efficienza e dell'efficacia del servizio educativo”: anche nel resto d’Italia esiste l’organo di controllo che dovrebbe validare i POF, certificandone l’aderenza al sistema normativo. Se tale responsabilità non fosse stata rimossa, sarebbe stata almeno chiesta la modifica del paragrafo valutazione che s’ispira a principi che nulla hanno a che vedere con gli orientamenti previsti dalla legge.