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SCUOLA/ Quella federalista del Trentino? Bella, ma costosa

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Trento, particolare del centro cittadino  Trento, particolare del centro cittadino

Ma autonomi sono anche gli ordinamenti. Una Commissione guidata da Michele Pellerey, matematico e docente pure lui dell’Università Salesiana, ha già redatto i “Piani di Studio Provinciali”. Non bastavano evidentemente le tre edizioni nazionali delle “Indicazioni” pubblicate in meno di un decennio, né lo scarso impatto innovativo dei testi ministeriali. Forse l’accanimento terapeutico andrebbe meglio rivolto al “come” più che al “cosa” insegnare. Ma Trento ha voluto fare da sé anche in questo campo. Scelta coraggiosa ancora è l’aver unificato istruzione e formazione professionale, il che, oltre che costituire rispetto del dettato costituzionale, è scelta che avrebbe dovuto fare anche il sistema nazionale e che invece non ha fatto.

Tante rose, dunque, ma non mancano le spine. A parte le battaglie di retroguardia sulla durata dell’ora di lezione, che in trentino rimane di 50 minuti. A parte le ovvie e quasi naturali resistenze all’innovazione. Resta innanzitutto il nodo della spesa e dell’efficienza del sistema. Lo studente trentino costa più di una volta e mezza quello italiano che a sua volta è più caro di quello europeo. Il rapporto allievi-docenti rimane troppo basso e pesano sul bilancio la macchina amministrativa e le complesse sovrastrutture di governo.

Rimane, infine,  il rischio dell’autoreferenzialità e del centralismo. Sì, perché il centralismo non è patrimonio dei soli governi nazionali. A Trento ne sono consapevoli se scrivono, quasi ad esorcizzare il rischio di contagio, che “La forza del sistema trentino viene dalla sua capacità di integrarsi in un sistema più ampio di riferimento, nazionale ed europeo, vincendo la tentazione di credersi autosufficienti quanto a capacità di organizzare modelli istituzionali, contenuti culturali, formazione dei docenti, e garantendo non solo l’autonomia dei singoli istituti ma l’indipendenza del sistema scuola”.



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COMMENTI
18/11/2010 - La chiave interpretativa è l'insubordinazione (enrico maranzana)

“Il nuovo sistema di governance si articola innanzitutto sulle scuole, cui viene riconosciuta accanto a quella didattica, organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo anche l’autonomia amministrativa e finanziaria. Una bella differenza con quella nazionale”. E’ proprio una bella differenza perché nel resto d’Italia le scuole non hanno approfittato dell’autonomia formativa, educativa, dell’istruzione, organizzativa e sono rimaste al palo, ancorate alla scuola d’inizio novecento. “Tutti i dati sono lì a dirci che funziona e funziona bene” anche perché “dispongono di un nucleo di valutazione dell'efficienza e dell'efficacia del servizio educativo”: anche nel resto d’Italia esiste l’organo di controllo che dovrebbe validare i POF, certificandone l’aderenza al sistema normativo. Se tale responsabilità non fosse stata rimossa, sarebbe stata almeno chiesta la modifica del paragrafo valutazione che s’ispira a principi che nulla hanno a che vedere con gli orientamenti previsti dalla legge.