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SCUOLA/ Classi promosse o bocciate? Ecco come leggere i dati Invalsi

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Sono accessibili in rete previo uso di password i dati delle scuole sulle prove di apprendimento dell’Invalsi nelle classi II e V della primaria e I della secondaria di primo grado. Come è noto, mentre i dati medi dell’Italia, rilevati su un campione statistico controllato e disaggregati per macroarea e per regione, sono contenuti nel rapporto annuale, uscito prima dell’estate, i dati delle singole scuole vengono resi pubblici soltanto alle scuole stesse. Questi dati permettono di paragonare i risultati della singola scuola al dato nazionale, di macroarea e regionale, per consentire alle scuole una collocazione comparativa dei propri risultati: si tratta della funzione specifica di una misurazione nazionale.

Oltre ai dati di apprendimento degli studenti, la relazione alle scuole in se stessa contiene delle novità: infatti in questi anni il gruppo degli esperti statistici sta continuamente implementando la quantità e la qualità delle informazioni che è possibile ricavare dai dati, con l’impegno a fornire alle scuole non solo uno specchio non deformato, ma un materiale ricco da cui attingere ipotesi per il loro miglioramento. Il rapporto quest’anno prevede due tipi di informazione: le medie e i percentili.

Una scuola può essere infatti nella media rispetto al campione nazionale, oppure sopra la media o sotto, ma questa è un’informazione ancora generica; è importante infatti sapere da quali valori essa è costituita. Per la prima volta l’Invalsi ha provato a costruire quelle scale di livello che nella rilevazione Pisa danno informazioni preziosissime relativamente ai punti di debolezza dell’Italia. Infatti i risultati piuttosto bassi dell’Italia derivano non solo da un eccesso di studenti con livelli bassi di capacità, ma soprattutto dal numero davvero esiguo di studenti con livelli di eccellenza. Ecco allora la scala dei percentili, per sapere come si distribuiscono gli studenti sulle fasce di livello, e se questa distribuzione corrisponde o meno alla media.

La popolazione del campione statistico è stata distribuita secondo fasce: il primo decile (10%) il primo quartile (25%) la mediana (50%) il terzo quartile (75%) e il nono decile (90%). Ad ogni scuola che ha ricevuto i suoi risultati è possibile paragonare la propria distribuzione con quella del campione nazionale. Può capitare per esempio che una scuola abbia meno studenti nelle fasce basse, quindi meno studenti in difficoltà, ma sia anche più sguarnita sulle fasce alte, non avendo studenti eccellenti. 



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COMMENTI
02/11/2010 - prove invalsi (maria schepis)

Si è discusso molto sulla oggettività delle prove Invalsi, qualche insegnante potrebbe aiutare, qualche altro no (soprattutto nelle prove svolte durante l'esame di terza media), io taglierei la testa al toro facendo somministre e correggere le prove a personale estraneo alla scuola. Il punto però non è questo. Per colmare la distanza che, a volte, c'è tra conoscenze richieste e competenze date dalla scuola, bisognerebbe riscrivere tutto il capitolo scuola. Attualmente la qualità del lavoro svolto in classe non trova alcun riscontro, non c'è un criterio per individuarlo e valutarlo. A scuola si quantizzano le ore. Esempio: io sono una bravissima docente d'inglese, insegno benissimo e i miei alunni imparano ma non posso o non voglio svolgere altre attività oltre le mie 18 di cattedra (cioè di lavoro frontale con gli allievi, le ore di riunioni e burocrazia varia rendono molto più lungo l'orario di servizio), il mio stipendio è quello, se conosco l'inglese mediocremente ma dispongo di più tempo libero, per cui posso svolgere ore extra dove posso fare dallo yoga alla danza, passando per il "teatro" (a seconda dell'offerta formativa delle singole scuole) io guadagno di più. La scuola è diventata un ammortizzatore sociale, un luogo dove parcheggiare i ragazzi e creare ore in più per gli insegnanti. La questione è troppo seria, le prove Invalsi servono a poco se non si ridisegna il ruolo della scuola.

 
02/11/2010 - Che fare? (Emanuele Bracco)

Ma senza presidi con potere di decidere chi assumere (o "dirottare ad altro incarico"), con l'autonomia assoluta del singolo insegnante rispetto al consiglio di classe e al collegio docenti, a cosa possono servire questi dati? Cioe', quali azioni puo' intraprendere una scuola per migliorarsi, anche vista la assoluta ristrettezza di risorse! Forse la vera utilita' sarebbe nel pubblicare tutti i risultati a livello di scuola, in modo da dare ai genitori una maggiore liberta' di scelta. O no? Chissa' cosa ne penserebbero i sindacati...