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SCUOLA/ Classi promosse o bocciate? Ecco come leggere i dati Invalsi

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Certamente questo dato sarà molto più significativo nel momento in cui sarà possibile avere delle misure di valore aggiunto, cioè sapere se questa distribuzione dipende dal livello di ingresso degli studenti oppure da una capacità della scuola di lavorare sui diversi livelli, ma già ora l’informazione fornisce un quadro più dettagliato della situazione.

Un altro dato interessante riguarda la distribuzione delle diverse classi rispetto alla media. Una scuola con una buona collocazione può essere infatti composta da classi che sono omogeneamente superiori alla media, oppure da classi molti dissimili fra di loro, di cui alcune molto al di sopra della media e altre al di sotto.

Tendenzialmente la disomogeneità massima dovrebbe registrarsi fra gli alunni della stessa classe, non fra classi diverse della stessa scuola (lo stesso discorso vale all’interno di uno stesso territorio), come garanzia di una certa equità nel capitare nell’una o nell’altra sezione (o scuola): si sa infatti che la “qualità” della classe incide sulla possibilità maggiore o minore di progredire negli apprendimenti.

Si sa però anche quanta prudenza è necessaria per non incorrere in deduzioni affrettate: innanzitutto perché una classe di livello basso può essere il frutto virtuoso di una grande capacità di operare in contesti difficilissimi (anche qui sarebbero necessarie le misure di valore aggiunto). 



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COMMENTI
02/11/2010 - prove invalsi (maria schepis)

Si è discusso molto sulla oggettività delle prove Invalsi, qualche insegnante potrebbe aiutare, qualche altro no (soprattutto nelle prove svolte durante l'esame di terza media), io taglierei la testa al toro facendo somministre e correggere le prove a personale estraneo alla scuola. Il punto però non è questo. Per colmare la distanza che, a volte, c'è tra conoscenze richieste e competenze date dalla scuola, bisognerebbe riscrivere tutto il capitolo scuola. Attualmente la qualità del lavoro svolto in classe non trova alcun riscontro, non c'è un criterio per individuarlo e valutarlo. A scuola si quantizzano le ore. Esempio: io sono una bravissima docente d'inglese, insegno benissimo e i miei alunni imparano ma non posso o non voglio svolgere altre attività oltre le mie 18 di cattedra (cioè di lavoro frontale con gli allievi, le ore di riunioni e burocrazia varia rendono molto più lungo l'orario di servizio), il mio stipendio è quello, se conosco l'inglese mediocremente ma dispongo di più tempo libero, per cui posso svolgere ore extra dove posso fare dallo yoga alla danza, passando per il "teatro" (a seconda dell'offerta formativa delle singole scuole) io guadagno di più. La scuola è diventata un ammortizzatore sociale, un luogo dove parcheggiare i ragazzi e creare ore in più per gli insegnanti. La questione è troppo seria, le prove Invalsi servono a poco se non si ridisegna il ruolo della scuola.

 
02/11/2010 - Che fare? (Emanuele Bracco)

Ma senza presidi con potere di decidere chi assumere (o "dirottare ad altro incarico"), con l'autonomia assoluta del singolo insegnante rispetto al consiglio di classe e al collegio docenti, a cosa possono servire questi dati? Cioe', quali azioni puo' intraprendere una scuola per migliorarsi, anche vista la assoluta ristrettezza di risorse! Forse la vera utilita' sarebbe nel pubblicare tutti i risultati a livello di scuola, in modo da dare ai genitori una maggiore liberta' di scelta. O no? Chissa' cosa ne penserebbero i sindacati...