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SCUOLA/ Classi promosse o bocciate? Ecco come leggere i dati Invalsi

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La ragione delle diverse situazioni non è mai automaticamente deducibile, e solo all’interno della singola scuola si ha la percezione della vasta realtà che produce un certo dato; ma certo il dato è quello che può invitare la scuola al ripensamento delle proprie politiche scolastiche, come potrebbe essere per esempio la formazione delle classi, oppure la loro assegnazione ai diversi insegnanti. I risultati sono disaggregabili poi per presenza o meno di stranieri, di prima e di seconda generazione, e questo dato consente di eliminare l’effetto distorcente, giacché un alunno straniero con scarse competenze linguistiche può incidere fortemente sulla media della classe. Le scuole sono aiutate in questo lavoro dal fascicolo “guida alla lettura dei grafici” allegato alla restituzione.

Un ulteriore elemento di informazione è la distribuzione delle risposte alla prova item per item, compresa la distribuzione delle percentuali sui distrattori. Si tratta di un elemento di grande interesse. Innanzitutto le scuole, confrontando le risposte dei propri alunni con la mappa dei quesiti - che riportano i diversi processi cognitivi attivati dalle domande - possono accorgersi se le lacune si concentrano su ambiti specifici, come per esempio nei compiti di lettura la capacità di “integrare informazioni” o di “fare inferenze”.

Poi, pur trovandosi nella media sul test nel suo complesso, possono confrontare le percentuali di risposta alle singole domande, ed accorgersi per esempio che i propri studenti rispondono meglio della media a domande difficili, oppure al contrario cadono su domande che risultano mediamente facili. Si tratta di elementi conoscitivi molto potenti rispetto alla didattica.

L’intenzione dell’Invalsi è quella di fornire alle scuole i dati utili alla eventuale costruzione di un proprio “rapporto di scuola”, che renda conto sia del confronto con l’esterno (le scuole della propria regione e della propria macroarea), sia del confronto all’interno, per valutare collegialmente per esempio la relazione le distribuzioni dei livelli all’interno della classe, o fra classi, che emergono dai voti numerici dati dagli insegnanti con quelle che emergono dalle misurazioni standardizzate.
 



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COMMENTI
02/11/2010 - prove invalsi (maria schepis)

Si è discusso molto sulla oggettività delle prove Invalsi, qualche insegnante potrebbe aiutare, qualche altro no (soprattutto nelle prove svolte durante l'esame di terza media), io taglierei la testa al toro facendo somministre e correggere le prove a personale estraneo alla scuola. Il punto però non è questo. Per colmare la distanza che, a volte, c'è tra conoscenze richieste e competenze date dalla scuola, bisognerebbe riscrivere tutto il capitolo scuola. Attualmente la qualità del lavoro svolto in classe non trova alcun riscontro, non c'è un criterio per individuarlo e valutarlo. A scuola si quantizzano le ore. Esempio: io sono una bravissima docente d'inglese, insegno benissimo e i miei alunni imparano ma non posso o non voglio svolgere altre attività oltre le mie 18 di cattedra (cioè di lavoro frontale con gli allievi, le ore di riunioni e burocrazia varia rendono molto più lungo l'orario di servizio), il mio stipendio è quello, se conosco l'inglese mediocremente ma dispongo di più tempo libero, per cui posso svolgere ore extra dove posso fare dallo yoga alla danza, passando per il "teatro" (a seconda dell'offerta formativa delle singole scuole) io guadagno di più. La scuola è diventata un ammortizzatore sociale, un luogo dove parcheggiare i ragazzi e creare ore in più per gli insegnanti. La questione è troppo seria, le prove Invalsi servono a poco se non si ridisegna il ruolo della scuola.

 
02/11/2010 - Che fare? (Emanuele Bracco)

Ma senza presidi con potere di decidere chi assumere (o "dirottare ad altro incarico"), con l'autonomia assoluta del singolo insegnante rispetto al consiglio di classe e al collegio docenti, a cosa possono servire questi dati? Cioe', quali azioni puo' intraprendere una scuola per migliorarsi, anche vista la assoluta ristrettezza di risorse! Forse la vera utilita' sarebbe nel pubblicare tutti i risultati a livello di scuola, in modo da dare ai genitori una maggiore liberta' di scelta. O no? Chissa' cosa ne penserebbero i sindacati...