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SCUOLA/ Il preside: così don Milani boccia la politica del ministero...

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Premiare l’eccellenza! Curarla, prestarle attenzione, favorirla ed infine premiarla. Sembrano essere queste le nuove parole d’ordine della politica scolastica. Di questo si parla nei buoni salotti dell’alta pedagogia ed anche nelle stanche sale insegnanti di molte scuole. Se ne parla con convinzione. A volte con un tocco d’enfasi, quasi a volersi liberare finalmente da quell’equivoco egualitarista che, al di là delle buone intenzioni, tanto danno ha fatto nel recente passato.

 

Il “siamo tutti uguali” e “a tutti devono essere date le stesse opportunità” nei fatti si è trasformato nel più grande equivoco della nostra storia scolastica recente. Il riferirsi poi alla straordinaria avventura pedagogica ed umana della scuola di Barbiana, il prenderla a modello, a riferimento come paradigma di questo egualitarismo, è stato un errore grave di superficialità e di non comprensione. Bastava ascoltare con più attenzione le parole di quel prete toscano per capire che si stava fraintendendo il suo messaggio e che “fare parti uguali fra diseguali è ingiusto” e dunque sbagliato.

 

A tutti deve essere dato secondo necessità, rispettando le caratteristiche, le difficoltà e le potenzialità di ognuno. A partire da quei sei piccoli montanari di Barbiana, timidi ed ignoranti. Fare scuola con loro voleva dire occuparsi, farsi carico, uno per uno di Michele, di Gosto, di Carlo, di Silvano, di Giancarlo e di Aldo. Considerarli persone per quello che erano, cioè diversissimi e non appiattirli su un modello pedagogico prestabilito. Perché, per dirla sempre con don Milani, la pedagogia “ha il nome e cognome di ogni ragazzo”.

  

Non a tutti la stessa pappetta quindi, al minimo sindacale, ma il massimo possibile perché ognuno tirasse fuori il meglio di se stesso, per librarsi nel cielo alto della vera cultura. Perché solo questa, il sapere, il “possesso della parola” li avrebbe liberati da quella situazione di subalternità e li avrebbe emancipati. Invece noi, rivoluzionari discount, cosa abbiamo fatto? Abbiamo cercato di scimmiottare Barbiana senza capire che “stare dalla parte degli ultimi”, come ha ben sintetizzato con efficacia Neera Fallaci nel suo libro su don Milani, non dovesse significare escludere una parte dell’universo, i primi.



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COMMENTI
20/11/2010 - Anche così il discorso può essere astratto (Sergio Palazzi)

Discorso difficile. Mereghetti dice giustamente che un insegnante (ma perchè "un insegnante"? E' più serio dire "io"...) deve guardare tutti negli occhi senza differenze. Dice Pessina (con Milani) che i Pierini possono essere doppiamente avvantaggiati. Ma è anche vero che non tutti i Gianni sono socialmente svantaggiati, tutti sfavoriti dalla sorte, tutti fregati dal contesto. E se fossero la maggioranza, i Gianni che stanno bene a stare come stanno, aiutati da chi per partito preso li promuove anche con N insufficienze perchè se no, perchè poverino, perchè cosa lo teniamo qui a fare, perchè cosa cambia? E questo non va a colpire qualche disgraziato Pierino che non è colpa sua se è cresciuto in un contesto sano che l'ha tirato su bene, solidamente, onestamente, e che poi finisce per mandare tutti a quel paese quando vede che la sua eccellenza "non può" essere premiata se no qualcuno si fa gli scrupoli di coscienza? Due altre cose. Don Milani nelle sue pietraie e forre degli anni '50 viveva contesti che sono incommensurabili a quelli attuali di un'Italia urbana e televisiva: non lo so come si comporterebbe. Inoltre, io per guardare tutti negli occhi devo avere un rapporto di regolarità nei tempi didattici: nelle classi delle cento materie e dei mille birignao però quasi nessuno resta oltre 2-3 ore alla settimana. Solo il prof di lettere, per ragioni sconosciute ai più, gode di un rapporto assiduo: dove sta scritto che sia il più adatto a incontrare e far maturare i ragazzi?

 
20/11/2010 - Ritorno al passato? (luisella martin)

Più di dieci anni fa, nella scuola media di Ciampino dove insegnavo, alla fine dell'anno si premiavano i migliori alunni secondo criteri scelti dai coordinatori di classe. Era una bella cerimonia alla quale partecipava anche il sindaco ed un senatore che erano tra l'altro di due schieramenti diversi. I premi erano libri scelti e ben impacchettati dagli insegnanti. La motivazione del premio, letta pubblicamente, era semplice e vera, diversa per ogni alunno. In casa ho appeso al muro un'attestato di merito della mia mamma in stile liberty (anno1920) oltre ad una mattonella sulla quale è scritto: La pace fa ricchezza, la ricchezza la superbia, la superbia porta guerra, la guerra porta miseria, la miseria l'umiltà, l'umiltà di nuovo la pace. Ormai da anni la scuola ha toccato il fondo (indimenticabile il taglio della lingua con la forbice) e non potrebbe fare altro che migliorare se... Coraggio, simpaticissimo preside, si faccia sentire con il ministero, riunisca i colleghi intelligenti come lei e faccia capire al ministro che non basta avere idee buone per governare, bisogna anche ascoltare quelle degli altri e cambiare le proprie, quando non sono condivise.

 
20/11/2010 - GRAZIE (Gianni MEREGHETTI)

Grazie. E' vero che don Milani non può essere assunto come riferimento di tanto egualitarismo, perchè don Milani aveva a cuore i suoi ragazzi, uno ad uno, questo il bello della Scuola di Barbiana, questo è il dramma di oggi! Prima si aveva a cuore genericamente tutti, la classe, oggi sono le eccellenze ad interessare, mentre la questione seria della scuola è che un insegnante entra in classe e non guarda l'insieme o le eccellenze, ma guarda gli studenti che ha davanti, uno ad uno. E lì si gioca la questione seria di ogni ora di lezione, se sa guardarli con simpatia totale!

 
20/11/2010 - Don Milani era un uomo di trincea, non teorizzava (enrico maranzana)

Come non concordare sul fatto che “la scuola è decisiva, che deve essere personalizzata e puntare al massimo della qualità per vedere fiorire eccellenze”? Le questioni da mettere sul tavolo sono: come fare? Quali sono i punti critici su cui è necessario e possibile intervenire? I nuovi regolamenti di riordino indicano la via, categoricamente. Essi “fissano alcuni punti fondamentali e imprescindibili” cui le scuole DEVONO uniformarsi. Si consideri ad esempio il postulato “la pratica dei metodi d’indagine propri dei diversi ambiti disciplinari” che la didattica DEVE sviluppare: il contatto dei giovani con il sapere NON DEVE più avvenire attraverso l’erogazione di conoscenza preconfezionata. Nelle aule scolastiche si DEVE respirare un’atmosfera differente: ai ragazzi sono da proporre situazioni problematiche, appartenenti al loro vissuto che, sottoposte a rigorosi procedimenti risolutivi [metodi disciplinari], conducono alla scoperta di soluzioni. Queste, anche se parziali e incomplete, saranno opportunamente sistematizzate dal docente. Le lezioni cattedratiche non appartengono alla scuola riordinata: i laboratori DEVONO occuparne il posto. I docenti sono compagni di viaggio che condividono difficoltà, incertezze, illuminazioni, soddisfazioni.