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SCUOLA/ Il preside: così don Milani boccia la politica del ministero...

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Quella scelta di campo doveva invece semplicemente dare più attenzione a chi la scuola non aveva mai preso in considerazione: gli ultimi, appunto. E ancor meno doveva essere considerato un appiattimento sui livelli più bassi. Questo è stato l’equivoco: occuparsi finalmente dei più poveri e deprivati culturalmente è stato frainteso, da una parte, come disinteresse ai più dotati, dall’altra come abbassamento dell’offerta formativa. I contenuti, i metodi ed anche il linguaggio è stato limitato a quel minimo che, si riteneva, potesse essere compreso da loro. Fregandoli così due volte: una prima volta ci aveva già pensato il loro contesto socio familiare e la seconda volta ci pensava l’insegnamento a bassa intensità del loro maestro.

 

Quante volte nelle scuole popolari o nelle scuole pubbliche dei quartieri più poveri si è visto un insegnamento al limite della sopravvivenza culturale? Ci si accontentava della letteratura popolare e del racconto di qualche storiellina. La grande cultura non veniva affrontata perché ritenuta inadatta ai più poveri. Chi ha conosciuto invece Barbiana sa che non era così per loro. In quella scuola si facevano lezioni serie e rigorose: si parlava di letteratura, di storia, di filosofia, di scienze, di astronomia, di politica e di tanto altro. Si ascoltava musica colta, si leggevano i giornali e si parlavano le lingue, in particolare il francese ed il tedesco.

  

Per preparare ad esempio una visita a Milano, ospitati della moglie del sig. Pirelli, hanno trascorso mesi e mesi a studiare e ad ascoltare la Bohème perché era prevista una serata alla Scala con in cartellone questa opera. Non canzonette, ma un’opera lirica! E a sentire loro si erano anche appassionati.  Basta andare ancora oggi in quella canonica nel Mugello per vedere appeso al soffitto un lenzuolo arrotolato: serviva come telone su cui proiettare dei film. E sapete che film sono stati proiettati? Roma città aperta, Ladri di biciclette e La corrazzata Potemkin. Da non credere, vero?



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COMMENTI
20/11/2010 - Anche così il discorso può essere astratto (Sergio Palazzi)

Discorso difficile. Mereghetti dice giustamente che un insegnante (ma perchè "un insegnante"? E' più serio dire "io"...) deve guardare tutti negli occhi senza differenze. Dice Pessina (con Milani) che i Pierini possono essere doppiamente avvantaggiati. Ma è anche vero che non tutti i Gianni sono socialmente svantaggiati, tutti sfavoriti dalla sorte, tutti fregati dal contesto. E se fossero la maggioranza, i Gianni che stanno bene a stare come stanno, aiutati da chi per partito preso li promuove anche con N insufficienze perchè se no, perchè poverino, perchè cosa lo teniamo qui a fare, perchè cosa cambia? E questo non va a colpire qualche disgraziato Pierino che non è colpa sua se è cresciuto in un contesto sano che l'ha tirato su bene, solidamente, onestamente, e che poi finisce per mandare tutti a quel paese quando vede che la sua eccellenza "non può" essere premiata se no qualcuno si fa gli scrupoli di coscienza? Due altre cose. Don Milani nelle sue pietraie e forre degli anni '50 viveva contesti che sono incommensurabili a quelli attuali di un'Italia urbana e televisiva: non lo so come si comporterebbe. Inoltre, io per guardare tutti negli occhi devo avere un rapporto di regolarità nei tempi didattici: nelle classi delle cento materie e dei mille birignao però quasi nessuno resta oltre 2-3 ore alla settimana. Solo il prof di lettere, per ragioni sconosciute ai più, gode di un rapporto assiduo: dove sta scritto che sia il più adatto a incontrare e far maturare i ragazzi?

 
20/11/2010 - Ritorno al passato? (luisella martin)

Più di dieci anni fa, nella scuola media di Ciampino dove insegnavo, alla fine dell'anno si premiavano i migliori alunni secondo criteri scelti dai coordinatori di classe. Era una bella cerimonia alla quale partecipava anche il sindaco ed un senatore che erano tra l'altro di due schieramenti diversi. I premi erano libri scelti e ben impacchettati dagli insegnanti. La motivazione del premio, letta pubblicamente, era semplice e vera, diversa per ogni alunno. In casa ho appeso al muro un'attestato di merito della mia mamma in stile liberty (anno1920) oltre ad una mattonella sulla quale è scritto: La pace fa ricchezza, la ricchezza la superbia, la superbia porta guerra, la guerra porta miseria, la miseria l'umiltà, l'umiltà di nuovo la pace. Ormai da anni la scuola ha toccato il fondo (indimenticabile il taglio della lingua con la forbice) e non potrebbe fare altro che migliorare se... Coraggio, simpaticissimo preside, si faccia sentire con il ministero, riunisca i colleghi intelligenti come lei e faccia capire al ministro che non basta avere idee buone per governare, bisogna anche ascoltare quelle degli altri e cambiare le proprie, quando non sono condivise.

 
20/11/2010 - GRAZIE (Gianni MEREGHETTI)

Grazie. E' vero che don Milani non può essere assunto come riferimento di tanto egualitarismo, perchè don Milani aveva a cuore i suoi ragazzi, uno ad uno, questo il bello della Scuola di Barbiana, questo è il dramma di oggi! Prima si aveva a cuore genericamente tutti, la classe, oggi sono le eccellenze ad interessare, mentre la questione seria della scuola è che un insegnante entra in classe e non guarda l'insieme o le eccellenze, ma guarda gli studenti che ha davanti, uno ad uno. E lì si gioca la questione seria di ogni ora di lezione, se sa guardarli con simpatia totale!

 
20/11/2010 - Don Milani era un uomo di trincea, non teorizzava (enrico maranzana)

Come non concordare sul fatto che “la scuola è decisiva, che deve essere personalizzata e puntare al massimo della qualità per vedere fiorire eccellenze”? Le questioni da mettere sul tavolo sono: come fare? Quali sono i punti critici su cui è necessario e possibile intervenire? I nuovi regolamenti di riordino indicano la via, categoricamente. Essi “fissano alcuni punti fondamentali e imprescindibili” cui le scuole DEVONO uniformarsi. Si consideri ad esempio il postulato “la pratica dei metodi d’indagine propri dei diversi ambiti disciplinari” che la didattica DEVE sviluppare: il contatto dei giovani con il sapere NON DEVE più avvenire attraverso l’erogazione di conoscenza preconfezionata. Nelle aule scolastiche si DEVE respirare un’atmosfera differente: ai ragazzi sono da proporre situazioni problematiche, appartenenti al loro vissuto che, sottoposte a rigorosi procedimenti risolutivi [metodi disciplinari], conducono alla scoperta di soluzioni. Queste, anche se parziali e incomplete, saranno opportunamente sistematizzate dal docente. Le lezioni cattedratiche non appartengono alla scuola riordinata: i laboratori DEVONO occuparne il posto. I docenti sono compagni di viaggio che condividono difficoltà, incertezze, illuminazioni, soddisfazioni.