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SCUOLA/ Il preside: così don Milani boccia la politica del ministero...

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Don Milani era così convinto che la scuola fosse una cosa seria che la definiva addirittura “sacra”, seconda solo alla Chiesa. Importante per tutti, nessuno escluso. Diceva: “un ragazzo buttato nel mondo senza istruzione è come un passerotto buttato in aria senza ali”.

 

Chiarito quindi che la scuola è decisiva, che deve essere personalizzata e puntare al massimo della qualità per vedere fiorire eccellenze, mi rimane da porre una domanda. Siamo davvero sicuri che per premiare l’eccellenza si debba fare riferimento ai risultati ottenuti? Dobbiamo davvero tenere in considerazione il voto con cui la scuola certifica i risultati? Il ministero su questo non ha dubbi. Infatti si premiano le lodi alla maturità. Con un tantum di denaro (cosa c’è di meglio per premiare del dio denaro?) si riconosce pubblicamente un successo, un’eccellenza.

 

Domanda: se il parametro è arrivare a quel risultato, alla lode, come la mettiamo con chi è meno dotato? Per esempio un disabile cerebroleso? O più semplicemente con un dislessico? Loro sicuramente non potranno mai arrivare alla lode. Loro sono esclusi in partenza da questa gara al risultato, E allora? Se vogliamo considerare la scuola veramente di tutti allora dobbiamo spostare il riconoscimento dell’eccellenza da un piano meno “obiettivo”. Forse dobbiamo pensarla anche su un altro livello, più soggettivo e certamente più complesso nel riconoscerlo: quello dei risultati raggiunti secondo le proprie possibilità.

  

L’eccellenza deve essere considerata partendo dalle condizioni con cui lo studente ha iniziato. Non esiste solo quella certificata dal voto finale, sulla cui obiettività ci sarebbe comunque da dire, ma anche quella individuale raggiunta con il massimo dell’impegno possibile. A fianco dell’eccellenza certificata deve esserci anche lo spazio per premiare e gratificare lo sforzo di chi, meno fortunato, raggiunge la sua eccellenza. Meno visibile, ma della stessa buona pasta.



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COMMENTI
20/11/2010 - Anche così il discorso può essere astratto (Sergio Palazzi)

Discorso difficile. Mereghetti dice giustamente che un insegnante (ma perchè "un insegnante"? E' più serio dire "io"...) deve guardare tutti negli occhi senza differenze. Dice Pessina (con Milani) che i Pierini possono essere doppiamente avvantaggiati. Ma è anche vero che non tutti i Gianni sono socialmente svantaggiati, tutti sfavoriti dalla sorte, tutti fregati dal contesto. E se fossero la maggioranza, i Gianni che stanno bene a stare come stanno, aiutati da chi per partito preso li promuove anche con N insufficienze perchè se no, perchè poverino, perchè cosa lo teniamo qui a fare, perchè cosa cambia? E questo non va a colpire qualche disgraziato Pierino che non è colpa sua se è cresciuto in un contesto sano che l'ha tirato su bene, solidamente, onestamente, e che poi finisce per mandare tutti a quel paese quando vede che la sua eccellenza "non può" essere premiata se no qualcuno si fa gli scrupoli di coscienza? Due altre cose. Don Milani nelle sue pietraie e forre degli anni '50 viveva contesti che sono incommensurabili a quelli attuali di un'Italia urbana e televisiva: non lo so come si comporterebbe. Inoltre, io per guardare tutti negli occhi devo avere un rapporto di regolarità nei tempi didattici: nelle classi delle cento materie e dei mille birignao però quasi nessuno resta oltre 2-3 ore alla settimana. Solo il prof di lettere, per ragioni sconosciute ai più, gode di un rapporto assiduo: dove sta scritto che sia il più adatto a incontrare e far maturare i ragazzi?

 
20/11/2010 - Ritorno al passato? (luisella martin)

Più di dieci anni fa, nella scuola media di Ciampino dove insegnavo, alla fine dell'anno si premiavano i migliori alunni secondo criteri scelti dai coordinatori di classe. Era una bella cerimonia alla quale partecipava anche il sindaco ed un senatore che erano tra l'altro di due schieramenti diversi. I premi erano libri scelti e ben impacchettati dagli insegnanti. La motivazione del premio, letta pubblicamente, era semplice e vera, diversa per ogni alunno. In casa ho appeso al muro un'attestato di merito della mia mamma in stile liberty (anno1920) oltre ad una mattonella sulla quale è scritto: La pace fa ricchezza, la ricchezza la superbia, la superbia porta guerra, la guerra porta miseria, la miseria l'umiltà, l'umiltà di nuovo la pace. Ormai da anni la scuola ha toccato il fondo (indimenticabile il taglio della lingua con la forbice) e non potrebbe fare altro che migliorare se... Coraggio, simpaticissimo preside, si faccia sentire con il ministero, riunisca i colleghi intelligenti come lei e faccia capire al ministro che non basta avere idee buone per governare, bisogna anche ascoltare quelle degli altri e cambiare le proprie, quando non sono condivise.

 
20/11/2010 - GRAZIE (Gianni MEREGHETTI)

Grazie. E' vero che don Milani non può essere assunto come riferimento di tanto egualitarismo, perchè don Milani aveva a cuore i suoi ragazzi, uno ad uno, questo il bello della Scuola di Barbiana, questo è il dramma di oggi! Prima si aveva a cuore genericamente tutti, la classe, oggi sono le eccellenze ad interessare, mentre la questione seria della scuola è che un insegnante entra in classe e non guarda l'insieme o le eccellenze, ma guarda gli studenti che ha davanti, uno ad uno. E lì si gioca la questione seria di ogni ora di lezione, se sa guardarli con simpatia totale!

 
20/11/2010 - Don Milani era un uomo di trincea, non teorizzava (enrico maranzana)

Come non concordare sul fatto che “la scuola è decisiva, che deve essere personalizzata e puntare al massimo della qualità per vedere fiorire eccellenze”? Le questioni da mettere sul tavolo sono: come fare? Quali sono i punti critici su cui è necessario e possibile intervenire? I nuovi regolamenti di riordino indicano la via, categoricamente. Essi “fissano alcuni punti fondamentali e imprescindibili” cui le scuole DEVONO uniformarsi. Si consideri ad esempio il postulato “la pratica dei metodi d’indagine propri dei diversi ambiti disciplinari” che la didattica DEVE sviluppare: il contatto dei giovani con il sapere NON DEVE più avvenire attraverso l’erogazione di conoscenza preconfezionata. Nelle aule scolastiche si DEVE respirare un’atmosfera differente: ai ragazzi sono da proporre situazioni problematiche, appartenenti al loro vissuto che, sottoposte a rigorosi procedimenti risolutivi [metodi disciplinari], conducono alla scoperta di soluzioni. Queste, anche se parziali e incomplete, saranno opportunamente sistematizzate dal docente. Le lezioni cattedratiche non appartengono alla scuola riordinata: i laboratori DEVONO occuparne il posto. I docenti sono compagni di viaggio che condividono difficoltà, incertezze, illuminazioni, soddisfazioni.