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SCUOLA/ La logica delle prestazioni non basta a valutare i docenti

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Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)  Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)

Il Miur ha comunicato con enfasi, per bocca del ministro Gelmini, l’avvio di due progetti sperimentali connessi alla valorizzazione e al sostegno del merito. Alle scuole migliori sarà assegnato un premio fino ad un massimo di 70 mila euro; ai docenti migliori un premio pari ad una mensilità di stipendio.

 

Entrambi i progetti riguarderebbero il presente anno scolastico e sarebbero congegnati nel modo che segue.

1. Le scuole. Un certo numero di secondarie di I grado delle province di Pisa e Siracusa si sottoporranno volontariamente alla valutazione del valore aggiunto dei loro alunni (differenza tra i livelli di apprendimento di prima e terza media) tramite test dell’Invalsi, cui si aggiungeranno verifiche esterne. Sulla base dei risultati complessivi, e con l’ausilio di una commissione tecnica regionale, saranno formulate due graduatorie (risultati Invalsi e prove esterne) che si comporranno nell’elenco finale degli istituti eccellenti, il 25% dei quali sarà premiato. La destinazione dei riconoscimenti ha come vincolo la retribuzione del personale operante nella scuola nel periodo di sperimentazione.

 

2. I docenti. Saranno premiati, nella misura del 15-20% della graduatoria finale, insegnanti di 20 istituti situati a Torino e a Napoli “che si distinguono per un generale apprezzamento professionale”. Come si pensa di procedere? La proposta del Comitato tecnico scientifico istituito dal Miur intende incrociare autovalutazione e valutazione esterna delle migliori performance dei docenti. In breve, un nucleo di valutazione interno alla scuola (composto dal dirigente e da due docenti eletti dal Collegio dei docenti, cui si affiancherà il presidente del Consiglio di Istituto) prenderà in considerazione il curriculum vitae, il documento di autovalutazione degli insegnanti che hanno deciso di sottoporsi all’esperimento, nonché “l’apprezzamento dei docenti da parte dell’utenza (genitori e studenti)”. 

 

A fronte di questo quadro, ripreso sommariamente, una prima osservazione concerne l’indubbia novità della prospettiva che si apre. La valorizzazione della professione docente, associata al riconoscimento economico, esce dal limbo delle dichiarazioni e si concreta in una proposta normativa e culturale.



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COMMENTI
22/11/2010 - mi pareva di aver capito (massari annalisa)

...che il premio pari a una mensilità sarebbe andato poi alle scuole più virtuose. Più docenti meritevoli, maggiore il premio. Condivido in pieno le perplessità dell'autorevole articolista, aggiungo di mio che più che premiare il merito bisognerebbe disincentivare il demerito. L'aspetto del "gradimento" da parte di genitori e studenti mi sembra rischioso per una valutazione oggettiva, e il curriculum mi sembra ancora una volta fortemente penalizzante per le donne.

 
22/11/2010 - Come valutare i docenti? (Gianni MEREGHETTI)

Foschi colpisce nel segno, il progetto di valutazione dei docenti, che il ministro Gelmini ha varato in modo sperimentale, è lodevole nelle intenzioni, ma contraddittorio nei fatti, perchè non esce da una concezione statal-sindacale della professione docente. Che da questa concezione venga una valorizzazione alla professione è difficile pensarlo, urge qualcosa in più, urge più che rattoppare un sistema statalista, liberalizzare il sistema, così che la professione docente possa essere valorizzata dagli stessi utenti, genitori e studenti. Ogni altra forma di valutazione è riduttiva, come questa varata dal ministro Gelmini che finirà con il premiare gli insegnanti più ligi al dovere. Saranno infatti i più pronti ad eseguire le direttive del POF gli insegnanti migliori, quelli che saranno incentivati, mentre chi vive dentro la scuola sa che i migliori insegnanti sono quelli più "inattuali".

 
22/11/2010 - ALLA RICERCA DELLA PROFESSIONALITA' (Angelo Lucio Rossi)

L'uniformità dei trattamenti appare ormai come un simulacro. E' necessaria elaborare una soluzione praticabile e sostenibile per istituire "meccanismi di carriera professionale per i docenti". I criteri guida sono chiari: il riferimento alla qualità della scuola e l'impegno per il miglioramento degli apprendimenti degli allievi e il successo formativo. Si tratta di individuare un sistema di crediti formativi e professionali come elementi da valutare ai fini della progressione di carriera. E' necessario che le innovazioni in materia di professionalità siano connesse agli sviluppi di un condiviso sistema di valutazione. In questo contesto è possibile valorizzare il ruolo delle scuole autonome. La dirigenza scolastica non può non essere investita nel ruolo di sostegno e di valutazione del docente come "professionista riflessivo". L'indubbia novità della prospettiva che si apre rappresenta uno spiraglio per la valorizzazione e il sostegno del merito.

 
22/11/2010 - Un nonsenso: il merito nelle situazioni caotiche (enrico maranzana)

La “valorizzare la capacità di un docente o di un gruppo di integrare l’offerta formativa della scuola allo scopo di migliorare l’apprendimento dei ragazzi” si contrappone concettualmente alla banale, mortificante idea di valutare curriculum vitae, autovalutazione e giudizio dell’utenza. La prima proposta inquadra la professionalità docente all’interno della programmazione d’istituto e la definisce in funzione delle responsabilità esplicitate e assunte dall’istituto scolastico. La seconda è figlia di una stantia idea di scuola, che trascura l’ambito di riferimento: il SISTEMA educativo di formazione e istruzione. Un vero e rovinoso ritorno al passato! Drammatico il fatto che anche la prima via verso la premialità non è praticabile perché i POF non fluiscono nell’alveo istituzionale: la progettazione formativa/educativa/dell’insegnamento/organizzativa non è praticata, gli obiettivi dell’APPRENDIMENTO non sono definiti, non sono formulate strategie, il controllo è esercitato sulle conoscenze non su capacità e su competenze, l’interdipendenza degli insegnamenti non è percepita. In tale situazione la valorizzazione del merito è pratica inutile e controproducente. E’ prioritario individuare e dichiarare la direzione di marcia e richiamare i dirigenti scolastici alle responsabilità del loro ufficio.