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SCUOLA/ La logica delle prestazioni non basta a valutare i docenti

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Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)  Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)

Tuttavia, seconda osservazione, i due disegni sperimentali appaiono profondamente diversi l’uno dall’altro, sebbene uniti apparentemente dallo stesso fine. La valutazione delle scuole e quella degli apprendimenti degli studenti è già nel Dna dell’Invalsi, il cui sistema di monitoraggio opera da alcuni anni nella direzione del valore aggiunto realizzato dall’attività didattica. La valutazione delle prestazioni dei docenti non si può avvalere dello stesso patrimonio di esperienze ormai consolidate: non ci sono istituti esterni o interni che se ne occupino e il docente italiano non è abituato a formulare un proprio portfolio professionale. Il problema è come arrivarci.

 

Si è parlato recentemente di un’anagrafe telematica nazionale dei docenti. Bene: a partire da una carta d’identità personale e pubblica del docente, in linea di principio sarebbe possibile “abbinare ogni singolo insegnante alla performance degli studenti ai quali ha insegnato nel periodo di riferimento (eventualmente ponderata per la durata dell’insegnamento e per la qualità iniziale degli studenti)”: Checchi, Ichino, Vittadini, Un sistema di misurazione degli apprendimenti per la valutazione delle scuole: finalità e aspetti metodologici, Proposta preparata per l’Invalsi, 2008. Sul piano dell’incentivazione sarebbe teoricamente possibile disegnare un sistema di premi ai singoli operatori della scuola, in ragione del conseguimento di obiettivi relativi agli studenti con i quali essi siano entrati direttamente in contatto.

 

Le difficoltà concettuali ed operative, sottolinea ancora la ricerca citata, sono però numerose: anzitutto, il lavoro degli insegnanti è in gran parte un lavoro di gruppo e non è facile isolare il contributo del singolo docente; inoltre bisogna tenere conto della mobilità dei docenti e dell’indebolimento progressivo, a misura della evoluzione dell’alunno, tra l’apprendimento degli studenti e il contributo del singolo operatore scolastico.



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COMMENTI
22/11/2010 - mi pareva di aver capito (massari annalisa)

...che il premio pari a una mensilità sarebbe andato poi alle scuole più virtuose. Più docenti meritevoli, maggiore il premio. Condivido in pieno le perplessità dell'autorevole articolista, aggiungo di mio che più che premiare il merito bisognerebbe disincentivare il demerito. L'aspetto del "gradimento" da parte di genitori e studenti mi sembra rischioso per una valutazione oggettiva, e il curriculum mi sembra ancora una volta fortemente penalizzante per le donne.

 
22/11/2010 - Come valutare i docenti? (Gianni MEREGHETTI)

Foschi colpisce nel segno, il progetto di valutazione dei docenti, che il ministro Gelmini ha varato in modo sperimentale, è lodevole nelle intenzioni, ma contraddittorio nei fatti, perchè non esce da una concezione statal-sindacale della professione docente. Che da questa concezione venga una valorizzazione alla professione è difficile pensarlo, urge qualcosa in più, urge più che rattoppare un sistema statalista, liberalizzare il sistema, così che la professione docente possa essere valorizzata dagli stessi utenti, genitori e studenti. Ogni altra forma di valutazione è riduttiva, come questa varata dal ministro Gelmini che finirà con il premiare gli insegnanti più ligi al dovere. Saranno infatti i più pronti ad eseguire le direttive del POF gli insegnanti migliori, quelli che saranno incentivati, mentre chi vive dentro la scuola sa che i migliori insegnanti sono quelli più "inattuali".

 
22/11/2010 - ALLA RICERCA DELLA PROFESSIONALITA' (Angelo Lucio Rossi)

L'uniformità dei trattamenti appare ormai come un simulacro. E' necessaria elaborare una soluzione praticabile e sostenibile per istituire "meccanismi di carriera professionale per i docenti". I criteri guida sono chiari: il riferimento alla qualità della scuola e l'impegno per il miglioramento degli apprendimenti degli allievi e il successo formativo. Si tratta di individuare un sistema di crediti formativi e professionali come elementi da valutare ai fini della progressione di carriera. E' necessario che le innovazioni in materia di professionalità siano connesse agli sviluppi di un condiviso sistema di valutazione. In questo contesto è possibile valorizzare il ruolo delle scuole autonome. La dirigenza scolastica non può non essere investita nel ruolo di sostegno e di valutazione del docente come "professionista riflessivo". L'indubbia novità della prospettiva che si apre rappresenta uno spiraglio per la valorizzazione e il sostegno del merito.

 
22/11/2010 - Un nonsenso: il merito nelle situazioni caotiche (enrico maranzana)

La “valorizzare la capacità di un docente o di un gruppo di integrare l’offerta formativa della scuola allo scopo di migliorare l’apprendimento dei ragazzi” si contrappone concettualmente alla banale, mortificante idea di valutare curriculum vitae, autovalutazione e giudizio dell’utenza. La prima proposta inquadra la professionalità docente all’interno della programmazione d’istituto e la definisce in funzione delle responsabilità esplicitate e assunte dall’istituto scolastico. La seconda è figlia di una stantia idea di scuola, che trascura l’ambito di riferimento: il SISTEMA educativo di formazione e istruzione. Un vero e rovinoso ritorno al passato! Drammatico il fatto che anche la prima via verso la premialità non è praticabile perché i POF non fluiscono nell’alveo istituzionale: la progettazione formativa/educativa/dell’insegnamento/organizzativa non è praticata, gli obiettivi dell’APPRENDIMENTO non sono definiti, non sono formulate strategie, il controllo è esercitato sulle conoscenze non su capacità e su competenze, l’interdipendenza degli insegnamenti non è percepita. In tale situazione la valorizzazione del merito è pratica inutile e controproducente. E’ prioritario individuare e dichiarare la direzione di marcia e richiamare i dirigenti scolastici alle responsabilità del loro ufficio.