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SCUOLA/ La logica delle prestazioni non basta a valutare i docenti

Pubblicazione:

Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)  Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)

Sulla scia di queste note, proseguiamo con una terza osservazione, relativa a una successiva difficoltà che rende problematica (sebbene non impossibile) la valutazione premiante del singolo docente. Essa concerne la scelta del metodo dell’incentivazione col quale avverrebbe l’operazione enunciata. L’incentivazione, sottoposta a controllo sindacale sulla base del contratto scolastico, implica una concezione dell’insegnamento come somma di attività e dell’insegnante come figura corrispondente ad una “funzione” piuttosto che a una “professione” che si esercita anche nella creatività della conoscenza e nella libertà di educazione. Bisogna invece riconoscere che vi sono docenti che si assumono particolari responsabilità oppure hanno scelto di esprimere la propria preparazione in determinate condizioni (una certa scuola, una certa classe, un certo territorio).

 

Non esiste quasi mai una corrispondenza simmetrica tra compiti del docente e piano dell’offerta formativa (Pof) della singola scuola autonoma: nel bene e nel male il Pof deve essere interpretato. Il progresso negli apprendimenti degli alunni è infatti favorito dall’incontro tra la cura che il docente ha della loro maturazione complessiva e la libera scelta dei ragazzi di scoprire il significato di tutto quello che viene loro proposto. L’apprendimento è un fenomeno che attiene al rapporto educativo complessivo e non prescinde dal clima umano e culturale della classe. Rispetto a un docente che si misura con questa prospettiva, potremmo definirlo “asimmetrico”, la semplice incentivazione persevera l’equivoco di considerare gli insegnanti tutti uguali, quanto a funzione svolta, salvo che qualcuno è “più uguale degli altri” (per usare l’inflazionata formula) e perciò merita la gratificazione.

 

In conclusione, se un segnale forte deve provenire dal progetto riguardante i docenti, dovrebbe essere anzitutto nella direzione di voler uscire dal meccanismo della incentivazione delle prestazioni. Una strada da praticare potrebbe essere quella di valorizzare la capacità di un docente o di un gruppo di docenti trasversale all’interno dell’istituto, di integrare l’offerta formativa della scuola allo scopo di migliorare l’apprendimento dei ragazzi. L’impegno del docente/gruppo di docenti, finalizzato allo sviluppo dell’identità degli alunni in uscita dal percorso formativo, potrebbe essere sottoscritto all’inizio dell’anno scolastico e verificato alla fine nella forma sia dell’autovalutazione che dell’osservazione dello stato degli apprendimenti e del metodo con cui sono stati ottenuti.

Più che un premio, insomma, un riconoscimento all’insegnante asimmetrico che muove la propria professionalità in maniera autonoma e condivisa.



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COMMENTI
22/11/2010 - mi pareva di aver capito (massari annalisa)

...che il premio pari a una mensilità sarebbe andato poi alle scuole più virtuose. Più docenti meritevoli, maggiore il premio. Condivido in pieno le perplessità dell'autorevole articolista, aggiungo di mio che più che premiare il merito bisognerebbe disincentivare il demerito. L'aspetto del "gradimento" da parte di genitori e studenti mi sembra rischioso per una valutazione oggettiva, e il curriculum mi sembra ancora una volta fortemente penalizzante per le donne.

 
22/11/2010 - Come valutare i docenti? (Gianni MEREGHETTI)

Foschi colpisce nel segno, il progetto di valutazione dei docenti, che il ministro Gelmini ha varato in modo sperimentale, è lodevole nelle intenzioni, ma contraddittorio nei fatti, perchè non esce da una concezione statal-sindacale della professione docente. Che da questa concezione venga una valorizzazione alla professione è difficile pensarlo, urge qualcosa in più, urge più che rattoppare un sistema statalista, liberalizzare il sistema, così che la professione docente possa essere valorizzata dagli stessi utenti, genitori e studenti. Ogni altra forma di valutazione è riduttiva, come questa varata dal ministro Gelmini che finirà con il premiare gli insegnanti più ligi al dovere. Saranno infatti i più pronti ad eseguire le direttive del POF gli insegnanti migliori, quelli che saranno incentivati, mentre chi vive dentro la scuola sa che i migliori insegnanti sono quelli più "inattuali".

 
22/11/2010 - ALLA RICERCA DELLA PROFESSIONALITA' (Angelo Lucio Rossi)

L'uniformità dei trattamenti appare ormai come un simulacro. E' necessaria elaborare una soluzione praticabile e sostenibile per istituire "meccanismi di carriera professionale per i docenti". I criteri guida sono chiari: il riferimento alla qualità della scuola e l'impegno per il miglioramento degli apprendimenti degli allievi e il successo formativo. Si tratta di individuare un sistema di crediti formativi e professionali come elementi da valutare ai fini della progressione di carriera. E' necessario che le innovazioni in materia di professionalità siano connesse agli sviluppi di un condiviso sistema di valutazione. In questo contesto è possibile valorizzare il ruolo delle scuole autonome. La dirigenza scolastica non può non essere investita nel ruolo di sostegno e di valutazione del docente come "professionista riflessivo". L'indubbia novità della prospettiva che si apre rappresenta uno spiraglio per la valorizzazione e il sostegno del merito.

 
22/11/2010 - Un nonsenso: il merito nelle situazioni caotiche (enrico maranzana)

La “valorizzare la capacità di un docente o di un gruppo di integrare l’offerta formativa della scuola allo scopo di migliorare l’apprendimento dei ragazzi” si contrappone concettualmente alla banale, mortificante idea di valutare curriculum vitae, autovalutazione e giudizio dell’utenza. La prima proposta inquadra la professionalità docente all’interno della programmazione d’istituto e la definisce in funzione delle responsabilità esplicitate e assunte dall’istituto scolastico. La seconda è figlia di una stantia idea di scuola, che trascura l’ambito di riferimento: il SISTEMA educativo di formazione e istruzione. Un vero e rovinoso ritorno al passato! Drammatico il fatto che anche la prima via verso la premialità non è praticabile perché i POF non fluiscono nell’alveo istituzionale: la progettazione formativa/educativa/dell’insegnamento/organizzativa non è praticata, gli obiettivi dell’APPRENDIMENTO non sono definiti, non sono formulate strategie, il controllo è esercitato sulle conoscenze non su capacità e su competenze, l’interdipendenza degli insegnamenti non è percepita. In tale situazione la valorizzazione del merito è pratica inutile e controproducente. E’ prioritario individuare e dichiarare la direzione di marcia e richiamare i dirigenti scolastici alle responsabilità del loro ufficio.