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SCUOLA/ Riusciremo mai a diventare "finlandesi"?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Non mostra apprezzabili differenze qualitative nella preparazione in una scuola del grande centro o della lontana periferia, non insiste sulla competizione in classe (semmai sulla cooperazione e sull’inclusione) e, soprattutto, collega il fattore successo agli elementi “al contorno”del sistema, segno che la scuola si decentra per capire se stessa. Non è più, infatti, il perno della realtà dell’alunno come una volta e, se non può riconquistare gli spazi perduti, almeno comincia a crearsi alleanze fuori del suo mondo. Questo è il motivo, ad esempio, delle robuste politiche scandinave di sostegno alle famiglie, perché i genitori si riapproprino della loro naturale missione educativa; dell’investimento sui servizi alle scuole (biblioteche con sezioni con personale dedicato per l’aggiornamento dei docenti e per le ricerche degli studenti); delle strutture extrascuola per il tempo libero dei ragazzi, con postazioni di studio e tutor preparati a seguirli (ma, qui, i tutor li troviamo anche all’interno della scuola come essenziali facilitatori della personalizzazione dei percorsi). Ed è tanto importante quest’area di confine che, in alcuni casi, è la stessa autorità pubblica a dettare il curriculum nazionale e a predisporre gli obiettivi dell’extrascuola. In tutto questo la scuola finlandese è legata al territorio e percepita come un’istituzione che appartiene innanzitutto alla comunità che serve. Un apporto dal basso che si snoda lungo la linea di una sussidiarietà verticale (lo stesso baricentro del finanziamento pubblico per l’istruzione è passato, da alcuni anni, dallo Stato alle Autorità locali) ma anche orizzontale (i genitori, come nella vicina Svezia, possono mandare gratuitamente i loro figli nella scuola governativa o in quella nata spontaneamente dalla società civile). Qui si realizza quello che Thelot aveva suggerito (senza essere ascoltato) alla sua Francia: “bisogna decentrare progressivamente il sistema per dare responsabilità ai livelli vicini alla soluzione dei problemi”.

 

La Finlandia, però, è lontana…

 

 



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COMMENTI
24/11/2010 - Al buon seme è stato mescolato loglio (enrico maranzana)

Perché guardare sempre in casa d’altri? Perché scimmiottare? L’Italia ha elaborato una sua strategia, ha disegnato un sistema scolastico collocando lo studente e le sue qualità a fondamento del servizio: non la conoscenza ma l’uomo è il suo cardine. Il problema della crescita culturale delle nuove generazioni non può e non deve essere affrontato solo in termini enunciativi: è essenziale che alla fase d’ideazione segua quella del monitoraggio delle realizzazioni! E’ necessario procedere scientificamente, scomponendo la complessità della situazione nelle sue componenti, gerarchizzarle, elaborare per ognuna l’appropriata strategia risolutiva, governarle. Di tal urgenza non c’è traccia nell’articolo. Si consideri ad esempio l’enunciato: “Bisogna decentrare progressivamente il sistema per dare responsabilità ai livelli vicini alla soluzione dei problemi”. Se i problemi sono quelli dell’apprendimento (che non è un sinonimo di imparare) il DPR sull’autonomia affida alle scuole TUTTE le responsabilità formative, educative, dell’istruzione, organizzative e, proprio come auspicato, lo “Stato da 'gestore privilegiato' si è riposizionato al ruolo principale di garante e promotore di qualità” (CFR. Invalsi). Nello scritto qui commentato, invece, le situazioni sono state osservate a partire dai loro caratteri finanziari e gestionali: il problema dei giovani è rimasto inesplorato.

 
24/11/2010 - E' necessario essere italiani (Angelo Lucio Rossi)

Affondiamo nella crisi educativa con una scuola che appare ingessata. Non si tratta di diventare "finlandesi". C'è bisogno di educazione. C'è una emergenza educativa. L'educazione non può essere l'esito di una struttura burocratica o di una riforma calata dall'alto. E' necessario rilanciare l'autonomia delle scuole e la responsabilità delle scuole autonome nei loro territori, nei lori paesi e nelle loro città. L'autonomia non può essere l'esito di una concessione; essa è innanzitutto un "modo di essere" che connota e qualifica la persona e le formazioni sociali. L'autonomia va pertanto tutelata giuridicamente e va sorretta con strumenti politici, sociali ed economici adeguati a garantirne il concreto esercizio. Si tratta di ricostruire dal basso una esperienza di scuola attraverso una comunità educante legata al territorio. C'è l'urgenza assoluta di uscire dalla spirale di progressivo deterioramento del sistema educativo. E'il momento di rimettere insieme scuole,associazioni e persone per il bene comune. Reti per il bene comune per rispondere all'emergenza educativa.