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SCUOLA/ Riusciremo mai a diventare "finlandesi"?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Non a caso queste ultime sono diventate un punto di forza delle politiche di Obama, che ne ha raddoppiato in pochi anni i finanziamenti (Programma Race to the Top). Forse per questi motivi la Commissione Attali, scelta per “dire la verità ai francesi”, ha presentato precise indicazioni riguardanti anche la valutazione dei docenti (Decision 5) e la scelta libera delle famiglie attraverso vouchers (Decision 6).

 

In questo panorama, si individuano tra i paesi di punta alcuni elementi cui attingere e dai quali si potrebbero trarre benefici?

 

Senza voler dare facili ricette, non si può tuttavia negare alcune tendenze in atto e, in particolare: forte valutazione del sistema e delle singole scuole sulla base dei progressi raggiunti; maggiore autonomia delle scuole, anche preparate ad assumere il loro personale con il quale operare un salto di qualità; libertà reale (economica) delle famiglie per la scelta della scuola, anche non governativa, in presenza di standard condivisi e comuni; potenziamento della funzione ispettiva e di controllo da parte dello Stato; lo Stato diventa garante di un processo per evitare lo slittamento verso forme di scolarizzazione autarchiche e senza controllo sociale. Peso crescente degli elementi al “contorno”(aiuti alle famiglie, ma anche extrascuola) su cui investire per permettere che si crei nuova occupazione utile e qualificata.

Dove questo è stato realizzato, i risultati non sono mancati, ma è richiesta un’operazione di vera governance, in cui i diversi attori si muovano sinergicamente per garantire il successo di tutte le persone formate nella scuola e la ripresa della mobilità sociale. Ne risulta che i modelli vincenti siano quelli più vicini al territorio, capaci, quindi, di riconoscerne bisogni e difficoltà e, soprattutto, in grado di catalizzare risorse. Qui, la positiva competitività creata torna a investire tutte le componenti del sistema, anche quella gestita direttamente dallo Stato. Ne è corollario l’allargamento del concetto di “scuola pubblica” e il graduale riposizionamento dello Stato da “gestore privilegiato” al ruolo principale di garante e promotore di qualità. 

 

 



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COMMENTI
24/11/2010 - Al buon seme è stato mescolato loglio (enrico maranzana)

Perché guardare sempre in casa d’altri? Perché scimmiottare? L’Italia ha elaborato una sua strategia, ha disegnato un sistema scolastico collocando lo studente e le sue qualità a fondamento del servizio: non la conoscenza ma l’uomo è il suo cardine. Il problema della crescita culturale delle nuove generazioni non può e non deve essere affrontato solo in termini enunciativi: è essenziale che alla fase d’ideazione segua quella del monitoraggio delle realizzazioni! E’ necessario procedere scientificamente, scomponendo la complessità della situazione nelle sue componenti, gerarchizzarle, elaborare per ognuna l’appropriata strategia risolutiva, governarle. Di tal urgenza non c’è traccia nell’articolo. Si consideri ad esempio l’enunciato: “Bisogna decentrare progressivamente il sistema per dare responsabilità ai livelli vicini alla soluzione dei problemi”. Se i problemi sono quelli dell’apprendimento (che non è un sinonimo di imparare) il DPR sull’autonomia affida alle scuole TUTTE le responsabilità formative, educative, dell’istruzione, organizzative e, proprio come auspicato, lo “Stato da 'gestore privilegiato' si è riposizionato al ruolo principale di garante e promotore di qualità” (CFR. Invalsi). Nello scritto qui commentato, invece, le situazioni sono state osservate a partire dai loro caratteri finanziari e gestionali: il problema dei giovani è rimasto inesplorato.

 
24/11/2010 - E' necessario essere italiani (Angelo Lucio Rossi)

Affondiamo nella crisi educativa con una scuola che appare ingessata. Non si tratta di diventare "finlandesi". C'è bisogno di educazione. C'è una emergenza educativa. L'educazione non può essere l'esito di una struttura burocratica o di una riforma calata dall'alto. E' necessario rilanciare l'autonomia delle scuole e la responsabilità delle scuole autonome nei loro territori, nei lori paesi e nelle loro città. L'autonomia non può essere l'esito di una concessione; essa è innanzitutto un "modo di essere" che connota e qualifica la persona e le formazioni sociali. L'autonomia va pertanto tutelata giuridicamente e va sorretta con strumenti politici, sociali ed economici adeguati a garantirne il concreto esercizio. Si tratta di ricostruire dal basso una esperienza di scuola attraverso una comunità educante legata al territorio. C'è l'urgenza assoluta di uscire dalla spirale di progressivo deterioramento del sistema educativo. E'il momento di rimettere insieme scuole,associazioni e persone per il bene comune. Reti per il bene comune per rispondere all'emergenza educativa.