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SCUOLA/ Né trentina, né centralista: ecco il federalismo che ci serve

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3. Un ultimo motivo per cui l’esperienza trentina non può rappresentare il modello per il federalismo scolastico, è perché ha utilizzato ancora un modello centralizzato, dove l’assessorato della Provincia autonoma ha preso il posto del ministero. Certo, la sussidiarietà verticale genera comunque ricadute positive: il governo di meno di seicento punti di erogazione risulta comunque più efficace e più vicino ai bisogni reali rispetto al medesimo modello applicato da Roma uniformemente su quasi quarantaduemila plessi. Bisognerebbe però guardare ad altre esperienze europee per una decentralizzazione che porti con sé anche una maggior valorizzazione dell’autonomia scolastica.

 

In particolare per la questione della selezione e reclutamento del personale vi sono esperienze importanti a cui fare riferimento, prime fra tutte quelle del Regno Unito e del Belgio, ma anche Svezia, Slovacchia, Irlanda, dove sono gli istituti scolastici stessi a selezionare gli insegnanti per le assunzioni, a definire i loro compiti e responsabilità, a disporre delle misure disciplinari nei loro confronti, e perfino del loro licenziamento.

In altri sistemi nazionali la libertà delle scuole è inferiore, ma pur sempre ampia, sia sulle politiche del personale sia per l’utilizzo dei fondi per il funzionamento.

 

Maggior autonomia scolastica e decentralizzazione dovranno comunque accompagnarsi al loro contraltare, ad un sistema di valutazione esterna centralizzato, di competenza del ministero, che deve in ogni caso mantenere un forte ruolo di verifica dei risultati delle autonomie, anche in collaborazione con i livelli regionali, al fine di garantire un’effettiva unitarietà del sistema scolastico all’interno delle diverse modalità organizzative territoriali.

Poiché maggiore autonomia comporta maggiore responsabilità e quindi la necessità di rendere conto dei propri risultati. Esattamente il contrario della cultura dell’adempimento richiesta oggi alle scuole, le quali non devono rendere conto dei propri risultati, ma di aver correttamente eseguito le prescrizioni ministeriali.

 

 



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COMMENTI
25/11/2010 - Qualche contraddizione e qualche omissione (Franco Labella)

Il ragionamento che pervade l'articolo di Gotti sembra caratterizzato da qualche importante contraddizione e da qualche significativa omissione. Provo ad elencarli: a) riferimento al costo standard: come si concilia questo auspicato obiettivo con il discorso, ripreso a proposito della determinazione dell'organico, ad esempio delle peculiarità orografiche e/o locali? b) liberalizziamo tutto e decentriamo tutto ma manteniamo, come scrive Gotti, la determinazione dell'organico (evidentemente non quello "funzionale" di cui non trovo traccia nell'articolo) in capo al Ministero? c) sistema di valutazione ministeriale? Ahi ahi. Ma come, si cita la Gran Bretagna ed invece dell'OFSTED pensiamo all'"OFSTED de noantri" (ed il termine romanesco non è casuale) di cui c'è una prefigurazione nel progetto della lotteria meritocratica appena propagandata dal Ministro? E su quest'ultima: creiamo due canali di sperimentazione non collegati fra di loro (viste le diverse realtà territoriali coinvolte) in cui in una si premia (con criteri misteriosi di curricola professionali che potrebbero essere pieni di tutto e non omogeneizzati negli indicatori) l'individualità docente e nell'altra la struttura senza i suoi agenti? Raro esempio di individualismo educativo e visione organicistico-strutturale insieme... Boh e ariboh. Ovviamente ho letto il contributo della prof.ssa Ribolzi sul tema....