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SCUOLA/ Matematica, i dati Invalsi bocciano gli studenti. E i professori

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

La differenza geografica più rilevante sta nel rapporto tra gli esiti degli studenti dei due indirizzi (ordinamento e PNI). Secondo le valutazioni sia dei correttori che delle commissioni, tra gli studenti di ordinamento hanno risultati migliori quelli del Sud, mentre per gli studenti del PNI sono i risultati di quelli del Nord a prevalere. In effetti, al Nord la differenza di valutazione tra studenti PNI e studenti di ordinamento è in media di oltre tre punti (11,8 contro 8,4), mentre al Sud è superiore il voto medio degli studenti di ordinamento (9,5 contro 9,6). Queste forti differenze territoriali tra licei di ordinamento e PNI sono probabilmente connesse con la diversa distribuzione delle scuole e il diverso processo di autoselezione degli studenti nell’uno o nell’altro indirizzo di scuola nelle diverse aree del Paese.

Riassumendo, la ricorrezione ci mostra una buona metà degli studenti che hanno difficoltà sostanziali in matematica, accumulate lungo tutto il percorso scolastico, con punte maggiori al Nord, e una piccola frangia di studenti “di eccellenza”, al Sud divisa tra i due tipi di Licei e al Nord concentrata nell’indirizzo PNI.

 

Cosa concludere? Questi dati vanno indubbiamente interpretati, collegandoli anche a quanto ci dicono le rilevazioni internazionali e, soprattutto, il servizio nazionale di valutazione dell’Invalsi; sarà opportuno usare tutti gli strumenti che la riflessione epistemologica e didattica ci forniscono. Non basta lamentarsi degli scarsi risultati dell’insegnamento della matematica nelle nostre scuole: occorre riuscire a descrivere questa difficoltà generalizzata nelle sue diverse facce, capirne le cause, individuare possibili rimedi. Occorre, soprattutto, definire gli obiettivi complessivi (di ordine formativo, culturale, strumentale) del lavoro; occorre quindi individuare gli ambiti in cui concentrare gli sforzi, perché “non si può fare tutto”; e di conseguenza occorrono scelte di natura didattica coraggiose. Per fare questo, è necessario comunque mettere a punto strumenti di valutazione sempre più efficaci, strumenti a disposizione prima di tutto degli insegnanti (che sono comunque i primi responsabili della valutazione degli studenti). In questa direzione, il lavoro dell’Invalsi può essere di importanza strategica.

 

 



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COMMENTI
05/01/2011 - Griglia di valutazione (Paolo Fasce)

Mi domando perché, accanto allo scritto ministeriale, non viene fornita una griglia di valutazione unitaria. Penso che potrebbe anche essere concesso di modificarla, ma occorrerebbe motivare. Credo che parte della variabilità dei giudizi sia anche determinata dal "metro" che si sceglie.

 
29/11/2010 - matematica che passione! (luisella martin)

Ricordo bene ciò che mi spinse ad iscrivermi alla facoltà di matematica: volevo capirla! E' stato affascinante il lungo percorso fatto per capire "un modo di pensare il mondo" ed ora che l'ho compiuto tutto - sono un'insegnante in pensione - penso a quante meravigliose scoperte potrebbero fare tanti giovani, se gli insegnanti: non presentassero la matematica come una disciplina difficile e accessibile solo agli intelligenti; si rendessero conto che è molto più facile illustrare il concetto di integrale che non le quattro operazioni elementari; ammettessero che è più difficile imparare a coltivare l'orto, piuttosto che risolvere un'equazione; capissero che l'obiettivo non é solo saper risolvere il problema matematico, ma saper inventare strategie per risolvere il problema vero di tutti: "conoscere sé stessi"; se uscissero dal club privato degli addetti ai lavori per andar fuori a rimirar le stelle!

 
26/11/2010 - Déjà vu (PAOLA CORRADI)

Quanti professori hanno basato le proprie lezioni sui test dell'INVALSI? E' un problema dei professori o dei programmi ministeriali? Questo fatto che i nostri ragazzi abbiano una conoscenza "teorica" della matematica è cosa nota, ma se guardiamo i testi di studio non può essere che una giusta conseguenza. Noi facciamo della matematica una materia intellettuale, calvinista, ma evidentemente non tutti poi diventeranno professori universitari (poi è discutibile il fatto che i professori universitari debbano necessariamente insegnare solo la teoria) quindi credo sia il caso di riformare i programmi in tal senso.