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UNIVERSITA’/ L’emergenza educativa? Da Torino una lezione al cristianesimo "debole"

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Caro direttore,

lunedì 22 novembre è stato il giorno della presentazione del libro L’io rinasce in un incontro di don Luigi Giussani, fondatore del movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione. Michele Rosboch, presidente del Centro Culturale Pier Giorgio Frassati e organizzatore dell’evento, e il preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Torino, Lorenzo Massobrio, hanno fatto gli onori di casa in un’aula magna di Palazzo Nuovo gremita di studenti universitari. È stato semplice poi per il relatore principale, Giancarlo Cesana, docente di Igiene Generale e Applicata all’Università degli Studi di Milano Bicocca e presidente della Fondazione Policlinico di Milano, catturare l’attenzione di tutti i partecipanti. Cesana ha introdotto alla lettura di un testo straordinariamente attuale, frutto delle trascrizioni degli incontri avvenuti nel 1986 e nel 1987 tra don Luigi Giussani e un gruppo di universitari.

Alla fine degli anni Ottanta l’Italia viveva un periodo di crisi politica ed economica non molto lontana da quella attuale. Don Giussani vedeva di fronte a sé studenti apparentemente ben formati, ma percepiva come essi fossero, in realtà, “malati dentro, affettivamente scarichi”, non attaccati a nulla per cui valesse la pena vivere. I giovani, oggi come allora, vengono completamente svuotati dalla moda e dal potere, da una società che ha interesse a privare l’individuo di quella che Cesana chiama “energia affettiva”, di ogni capacità di colpire ed essere colpiti. Da dove si può ricominciare? Da cosa può ripartire la persona?

Cesana risponde con decisione che “il vero fattore che muove la persona, che muove la vita, che fa attaccare la persona, è l’incontro” e riprende le parole di don Giussani secondo cui l’incontro è “una presenza in cui ci si imbatte e che sprigiona un’attrattiva, una presenza cioè che è provocazione, una presenza che rompe e supera la solitudine”. Il singolo individuo ha bisogno di incontrare qualcuno che gli chieda di aderire a un rapporto, che gli chieda un impegno, che metta in moto la sua libertà, proprio come avviene nell’innamoramento. Perché l’io possa rinascere, è necessario che sia provocato da una proposta e che dunque prenda una decisione in merito ad essa. Ancora una volta, dopo gli incontri con Papa Benedetto XVI dello scorso maggio e con il nuovo vescovo di Torino Mons. Cesare Nosiglia, i giovani torinesi vengono richiamati a prendere decisioni definitive e rischiose da cui dipende tutta la vita.

Il secondo elemento chiave del testo di Giussani è l’“appartenenza”, quella che è esemplificata dall’Icaro di Matisse. Il tempo e lo spazio sono la “tomba” dell’uomo, di quell’Icaro che nel mito greco fallisce nel suo tentativo di fuga e rimane prigioniero del mondo. Nella tela di Matisse invece il puntino rosso nel petto rappresenta la possibilità per Icaro di prendere il volo, di liberarsi; Icaro brama raggiungere l’impossibile con una tale tensione esistenziale da essere costituito interamente da questo stesso desiderio. Quel puntino rosso lo tiene legato a ciò che desidera; in questo struggimento Icaro “ha la percezione di appartenere a qualcos’altro che lo sostiene”.



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