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UNIVERSITA’/ L’emergenza educativa? Da Torino una lezione al cristianesimo "debole"

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Cesana continua il suo intervento con forza e vitalità e, quasi scandendo le parole, precisa: “Noi siamo fatti da ciò a cui apparteniamo, perché ciò a cui apparteniamo definisce il nostro desiderio” e inevitabilmente “tutti apparteniamo. Chi pensa di essere indipendente, in realtà, non pensa con la propria testa ma con i criteri della televisione, dei giornali, di chi comanda”, rimane intrappolato nel tempo e nello spazio, nella società, nel mondo, come l’Icaro pagano. Non è un caso dunque che proprio in questo punto del libro don Giussani introduca il problema del cristianesimo, ovvero “una proposta che riguarda questa sensibilità della vita”, che si pone come slancio per il volo umano verso l’impossibile, verso il senso della realtà, verso Cristo.

Perché tuttavia il cristianesimo oggi è così debole? Il difetto risiede nel modo con cui viene comunicato, esso non è più l’incontro materiale e carnale che hanno fatto gli apostoli vedendo e sentendo parlare Cristo. Il cristianesimo deve recuperare la concretezza dell’incontro. Questa è la grande innovazione introdotta da Giussani, il recupero di quell’esperienza attuale di incontro e appartenenza che da sempre ha costituito il cristianesimo. L’uomo ha un forte sentimento di Cristo, ma dov’è Cristo? “Cristo è nel Mistero della Chiesa”, è possibile appartenergli soltanto nell’incontro con un altro, un amico o un professore, in un rapporto concreto di amicizia, nell’appartenenza a una compagnia che, per quanto effimera, è ciò in cui dimora Cristo, destino ultimo della vita di ogni persona. Conclude infatti Cesana: “se la compagnia nasce da quell’incontro ed è il luogo dove il Signore diventa pace, dove la verità diventa pace, il senso ultimo della vita diventa presente compagnia, cioè diventa amico”.

L’io rinasce in un incontro e il movimento ecclesiale generatosi a partire dall’esperienza straordinaria di don Giussani costituiscono un bene prezioso per la Chiesa e per la Cei, che entra nel nuovo decennio ponendo al centro degli Orientamenti pastorali l’emergenza educativa, più volte evidenziata da Benedetto XVI come presente a tutti i livelli della società. Per educare, secondo Cesana, c’è bisogno di entusiasmo e di un’energia potente che percepisce e fa percepire la realtà in modo vivo, vibrante; questa vitalità però è un dono, non è possibile crearla ad arte, è il dono di un incontro concreto da cui l’uomo riceve il coraggio e l’energia necessari a vincere l’emergenza educativa.

(Stefano Zamagni)



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