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SCUOLA/ Ecco il nodo che la legge sui Disturbi di Apprendimento non risolve

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Nell’articolo 6 è dato un permesso-lavoro ai genitori dei figli certificati, questo significa che il tempo che la famiglia può dedicare al ragazzino è importante e ha un ruolo nell’apprendimento, (sempre che non sia solo dedicato all’accompagnamento alla terapia). Infatti il bambino soprattutto all’inizio impara grazie a una relazione significativa, poi nel tempo per interesse e significato intrinseco all’argomento e quindi per autostima. Il tempo che in famiglia si dedica al dopo scuola, i compiti e lo studio, è importante perché notifica il valore e il significato sociale dell’imparare ma anche della cultura personale che ti fa simile ai tuoi.

 

Alla scuola elementare è riconosciuta la competenza di segnalare precocemente il disturbo, giustamente il ruolo di “sentinella del ritmo” può essere delegato solo all’insegnante che conosce il gruppo classe in cui è inserito quel bambino ed è la prima ad osservare se sta perdendo i tempi della proposta, sta rallentando o presenta già atipie.

 

L’articolo 5 indica le misure educative e le didattiche di supporto, individualizzate o personalizzate, l’introduzione di strumenti compensativi e le tecnologie informatiche, le misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere, garantisce adeguate forme di verifica e di valutazione, anche per quanto concerne gli esami di Stato e di ammissione all’università.

 

Il compito della scuola materna appare più difficile, perché nel tempo sono più eterogenei i profili di sviluppo di linguaggio. Ci sono bambini che parlano molto più tardi accanto a coetanei che usano due lingue, accanto a linguaggi che pur costruiti rimangono “infantili” più lungamente. Il contenuto delle proposte della scuola materna attuale è spesso lontano dai prerequisiti ritenuti oggi essenziali: la capacità attentiva all’ascolto, la rappresentazione grafica della realtà, l’abilità di spiegare parole e di confrontare elementi, la riflessione fonologica, lo sviluppo narrativo.

 



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COMMENTI
28/11/2010 - mutatis mutandis (Anna Di Gennaro)

Nel 1972, durante la preparazione al concorso magistrale, la mamma di un bambino cerebroleso di cui mi occupavo durante il tempo libero, mi regalò un libro appena edito: "Quando è difficile imparare a leggere" di Carl Delacato. A fine anno mi consegnò anche l'attestato di esperta del metodo Doman, allora in auge negli USA dove la famiglia si recava un paio di volte l'anno. Oltre all'esperienza col loro bambino di sei anni, la lettura mi aiutò a comprendere meglio il motivo di alcune difficoltà nell'insegnamento/ apprendimento di cui verificavo col tempo l'esistenza. Solo in seguito sperimentai i "segnali" della probabile discalculia di alcuni miei alunni. Durante l'ultimo ciclo scolastico, in terza classe, mi permisi di avvisare, con la dovuta discrezione, i genitori di un mio scolaro. Lo scopo era di approfondire la questione con specialisti per non rischiare di demoralizzarlo in vista del passaggio alle scuole medie. Il bambino non aveva solo difficoltà di memorizzazione delle tabelline, ma dimostrava la strana predisposizione a leggere i numeri romani in modo speculare. Anteporre e/o posporre le lettere determina la lettura errata del numero: la sua non era distrazione, ne ero certa. Peraltro lo stesso "eclettico" scolaro leggeva benissimo i testi di ogni altro genere. La visita specialistica sentenziò che il bambino non aveva alcun disturbo, ma il suo iter scolastico dimostrò il contrario... con buona pace di non ha orecchi per ascoltare le indicazioni di una maestra!